A 100 anni dalla fine della grande guerra

La festa nazionale del 4 novembre per ricordare la vittoria dalla quale nacque l’Unità d’Italia. Memoria e gratitudine

 

 

Il Capo dello Stato, per celebrare la Festa delle Forze Armate e festeggiare l’Unità nazionale e la liberazione dalla dominazione straniera avvenuta 100 anni fa con la fine della prima guerra mondiale, si è recato dapprima, con il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, all'Altare della Patria di Roma, per rendere omaggio al Milite Ignoto, deporvi la corona d'alloro, osservare un minuto di raccoglimento ed assistere al corteo dei militari che cantavano l'inno di Mameli, mentre gli aerei delle Frecce Tricolori e cinque elicotteri volavano sopra i Fori imperiali tingendo il cielo di verde, bianco e rosso.

Poi il Presidente della Repubblica è andato al cimitero militare di Redipuglia, in Provincia di Gorizia, ove sono sepolti piú di 100.000 soldati morti nei combattimenti; infine a Trieste, dove, per far ricordare l’ingresso delle truppe italiane in città, v’erano due unità navali della Marina Militare, alcuni paracadutisti militari si sono lanciati con il vessillo Tricolore e, alla fine di nuovo il volo delle Frecce Tricolori.

Nel suo discorso il preidente Mattarella ha affermato che “bisogna ribadire con forza che alla strada della guerra si preferisce coltivare amicizia e collaborazione”, dato che “lo scoppio della guerra nel 1914 sancì in misura fallimentare l'incapacità delle classi dirigenti europee di allora di comporre aspirazioni ed interessi in modo pacifico, anziché cedere alle lusinghe di un nazionalismo aggressivo”. Accompagnato dal Premier Conte, dalla ministro della Difesa, Trenta, dai Presidenti di Senato e Camera, e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Graziano, ha fatto cenno ai diritti umani e alle minoranze, ricordando che “la Costituzione Italiana ripudia la guerra… privilegia la pace, la collaborazione internazionale, il rispetto dei diritti umani e delle minoranze”.

E’ doveroso festeggiare il 4 novembre, rendere le dovute onorificenze ai soldati morti ed onorare la neonata nazione italiana. Che ha avuto origine dall’armistizio firmato a Padova, il 3 novembre 1918, dal Maresciallo Pietro Badoglio e dal generale austriaco, Victor Weber von Webenau, con cui si è messo fine alla guerra ed assicurato all’Italia l’annessione di alcune Province e città, tra le quali il Trentino, il Tirolo meridionale, Venezia Giulia, la penisola istriana (esclusa Fiume), una parte della Dalmazia, alcune isole dell’Adriatico e territori dell’Albania.

L’Impero austriaco, però non concesse all’Italia tutti i territori promessi, solo il Trentino, l’Alto Adige, l’Istria e Trieste. Ragione per cui Gabriele D’Annunzio parlò di “vittoria mutilata“, che, tuttavia, deve essere rispettata dagli Italiani perché ad essa dobbiamo l’unità della Nazione e delle Forze armate, quindi quel “Amor di patria” che, come affermato dal Sindaco di Milano, Beppe Sala, “non va confuso con il nazionalismo”.

La giornata dell’Unità nazionale è l’unica festa nazionale celebrata prima, durante e dopo il fascismo. Che, nel 1922, la proclamó solennità civile con la denominazione di Anniversario della Vittoria, per celebrare la potenza militare nazionale dell’epoca della dittatura. Nel 1949 fu inserita nel calendario con la definizione di Festa dell’Unità Nazionale, allo scopo di onorare il Risorgimento e riconoscere alla vittoria della Grande Guerra l’origine della nascita dello Stato.  

Il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi, nel 2003, la riunî alla Giornata delle Forze Armate, legame tra Stato ed Esercito stabilito nella Costituzione Repubblicana, realizzando cosí il desiderio degli eroi Cesare Battisti, Fabio Filzi e Nazario Sauro, dagli Austriaci uccisi per aver voluto l’unificazione territoriale, politica ed istituzionale dell’Italia. Un’unità nazionale realizzata grazie ai 4 milioni di soldati mobilitati, ai 600.000 morti e 1.500.000 feriti ai quali si deve rispetto e gratitudine per essersi uniti sotto il Tricolore.

Un amor di Patria che, come affermato da Mattarella, “non coincide con l'estremismo nazionalista”, ma ha permesso la fusione di dialetti, esperienze, destini ma anche la nascita dell’INAIL, IRI ed IMI, nonché uno Stato creatore di occupazione, attento alla necessità di uno sviluppo economico diffuso. E’ vero che la Grande Guerra fu una strage. Per questo è giusto ricordarla, ma soprattutto doveroso ricordare i Morti, perché, come ha affermato Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Chisti, altrimenti “si creano condizioni perché ce ne siano altre”. Quindi dare origine “ad un’altra inutile strage”, come l’aveva definita l’allora Pontefice, Benedetto XV.

Egidio Todeschini

 

9.11.2018