Là dove c’era la foresta ora c’è

L’Amazzonia brucia. Per interessi economici e politici di multinazionali.

In ottobre un Sinodo speciale dei Vescovi voluto da Papa Francesco

 

 

Premesso che l’Amazzonia si estende per più di 7 milioni di chilometri quadrati, il 65% dei quali si trovano in Brasile, ma anche in Colombia, Perù, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Suriname e le due Guyana, inglese e francese, i roghi che stanno distruggendo in questi giorni la foresta in Brasile ed in alcuni Stati vicini sarebbero prodotti per deforestare il territorio.

Non sono, quindi, un effetto del riscaldamento globale, ma lo aggravano. Il clima nella regione non è anomalo, come ha precisato all’agenzia Reuters il ricercatore dell’INPE, Alberto Setzer: «La piovosità nella regione amazzonica quest’anno è solo lievemente sotto la media. La stagione secca crea le condizioni favorevoli per l’uso e la diffusione del fuoco, ma appiccare un fuoco, in modo deliberato o accidentale, è un’azione dell’uomo».

Ciò comporta la riduzione del 20% la produzione di ossigeno del Pianeta, quindi degli ecosistemi (cioè l’insieme di organismi viventi e delle sostanze non viventi) necessari alla sopravvivenza dell’uomo. Un fatto catastrofico che procura danni ai polmoni dei locali, ma non solo, rischiando di farci sparire dal mondo per sempre. Anche perché, negli 8 mesi dell’’anno in corso, i 72.000 incendi registrati sono aumentati dell’84% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Certo, l’uso del fuoco per deforestare i territori facilita la creazione di terreni per produrre grano ed altri prodotti alimentari, frutta compresa, nonché miniere. Il che permette di alimentare gli umani ed il bestiame e di ottenere soldi per sopravvivere.

Secondo il WWF ed altre organizzazioni, ad aggravare la situazione ha concorso il presidente Bolsonaro secondo il quale la deforestazione serve per migliorare l’economia nazionale. Fatto in teoria positivo, se non comportasse la perdita dei servizi fondamentali per l’umanità, tra i quali gli equilibri climatici, nonché le diverse biologie del Pianeta, la produzione di ossigeno, l’assorbimento dell’anidride carbonica e la produzione di acqua dolce.

Per questi e altri motivi Papa Francesco già in ottobre 2017 ha annunciato un Sinodo speciale dei Vescovi sull’Amazzonia che si svolgerà da domenica 6 a domenica 27 ottobre, dopo due anni di consultazioni e di preparazione.

Le linee guida dell’assemblea dei Vescovi sono contenute nell’Instrumentum laboris, che anticipa: “Questo Sinodo ruota attorno alla vita del territorio amazzonico e dei suoi popoli, la vita della Chiesa, la vita del pianeta”. Questa la sintesi di un documento che è frutto di ascolto iniziato con a visita di papa Francesco a Puerto Maldonado in Perù nel gennaio 2018 e proseguito con una consultazione in tutta la regione amazzonica.

“Oggi la chiesa ha l’opportunità storica di differenziarsi nettamente dalle nuove potenze colonizzatrici ascoltando i popoli amazzonici per poter esercitare il suo ruolo profetico” si legge nell’introduzione al testo che si compone di tre parti. La prima è “la voce dell’Amazzonia” che ha lo scopo di presentare la realtà del territorio e la vita dei suoi popoli, delle sue culture e delle sue espressioni spirituali. Una vita minacciata però dalla distruzione e dallo sfruttamento ambientale, dalla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali dei popoli aborigeni, come il diritto al territorio, all’autodeterminazione. Minaccia che deriva da interessi economici e politici dei settori dominanti, in particolare delle compagnie estrattive, provocando cambiamenti climatici dovuti alla deforestazione, con migrazioni forzate delle popolazioni e inquinamento che mettono a rischio l’intero ecosistema.

E’ quanto si descrive nella seconda parte: “Ecologia integrale: il grido della terra e dei poveri” e poi si raccoglie nella terza ed ultima parte che mette a fuoco le sfide e le speranze per una Chiesa dal volto amazzonico.

E’ necessario passare da “una Chiesa che visita” ad una “chiesa che rimane”, che accompagna ed è presente attraverso ministri, preferibilmente indigeni, rispettati ed accettati dalle loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile. Assicurare i sacramenti e la cura della casa comune infatti fanno parte della missione evangelizzatrice della Chiesa.

Nella foresta amazzonica, di vitale importanza per il pianeta, si è scatenata una profonda crisi causata da una prolungata ingerenza umana, in cui predomina la “cultura dello scarto”. L’Amazzonia è una regione con una ricca biodiversità; è multietnica, pluriculturale e plurireligiosa, uno specchio quindi di tutta l’umanità che, a difesa della vita, esige cambiamenti strutturali, della Chiesa e degli Stati. Pertanto le riflessioni del Sinodo Speciale superano l’ambito strettamente ecclesiale amazzonico, protendendosi verso la Chiesa universale ed anche verso il futuro di tutto il pianeta. Esso si pone sulla scia della enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Partiamo da un territorio specifico per gettare un ponte verso altri biomi essenziali al mondo: il bacino del Congo, i boschi tropicali del Pacifico, il bacino acquifero Guaranì, fra gli altri.

Ascoltare i popoli indigeni e le comunità che vivono in Amazzonia, come primi interlocutori di questo Sinodo, è di vitale importanza per la Chiesa universale e per il mondo.

 

 

 Egidio Todeschini

7.9.2019