A difesa della lingua italiana in Svizzera

Proposta nei Grigioni l’abolizione dell’insegnamento dell’italiano ai bambini. Molte le reazioni contrarie. Un importante convegno a Coira e San Gallo

 

 

 

Eliminare l’insegnamento dell’italiano dalle scuole elementari grigionesi: questa

l’iniziativa cantonale confermata e contestata da Giuseppe Falbo, segretario generale di Pro Grigioni Italiano, che da un secolo cerca di salvare l’italiano nell’unico Cantone trilingue elvetico. Contrari alla proposta sono pure tutti quei Cantoni che “hanno deciso di ufficializzare l’insegnamento di una seconda lingua nazionale alle elementari”, oltre quella locale, quindi anche l’italiano che, come prescritto nell’art. 40 della Costituzione federale, deve essere promosso. Tanto da far pensare che, se prevalesse il sì degli elettori, potrebbe esserci un intervento della Confederazione, anche in considerazione del fatto che negli altri Cantoni il plurilinguismo è più radicato.

Per Falbo, grigionese, “promuovere l’italiano nei Grigioni significa dare la possibilità ad una minoranza di partecipare alla vita pubblica e di usufruire dei servizi, al pari degli altri cittadini… E’ una questione di coerenza. La Svizzera è un Paese plurilingue”. Tra le quali c’è l’italiano. Lingua, però, da 8 anni non parlata da nessun membro del Governo cantonale e degli uffici dell’Amministrazione pubblica. Elementi rilevati da Falbo che ne deduce la conseguenza nefasta di “rischiare di essere dimenticati. È brutto sapere che se chiami un ufficio statale rischi di non trovare qualcuno che possa darti spiegazioni nella tua lingua. Ti fa sentire non considerato. Adesso siamo arrivati a una svolta. È ora di puntare sulla coesione tra chi parla l’italiano nei Grigioni. Dobbiamo fare valere i nostri diritti”.

Quei diritti poco riconosciuti ai 24mila italofoni là residenti che, per sopravvivere, devono lavorare molto più degli altri cittadini, benché il Consiglio federale sia molto attento a difendere il plurilinguismo, anche mediante l’invio annuale di 800mila franchi al fine d’insegnare l’italiano in tutte le scuole cantonali. Ciò in quanto i Consiglieri sono giustamente convinti che una lingua è “chiave per la cultura. Se hai cultura, sei aperto al mondo”. Il che però non ha impedito al Tribunale federale di approvare l'iniziativa d’insegnare nelle scuole primarie solo il francese, decisione contestata dagli italofoni, convinti che ciò sia contrario alla norma della Costituzione federale che impone di non discriminare una lingua nazionale.

Per sostenere e promuovere la bella lingua di Dante è stato organizzato, prima di Pasqua nei giorni 23-24 marzo, l’importante convegno “Anche io parlo italiano” tenuto a San Gallo ed a Coira (unico Cantone con 3 lingue ufficiali: il tedesco, il romancio e l’italiano), nella sala del Gran Consiglio Cantonale, promosso dal Professor Federico Luisetti, docente di cultura italiana, e dal Console Generale Italiano a Zurigo, Giulio Alaimo. Voluto per esaminarne l’importanza nello studio, nella cultura, nel lavoro, nelle famiglie della Svizzera Sud-Orientale e per verificarne la sorte soprattutto nella Svizzera tedesca dove, nell’ultimo secolo, è cambiata la situazione.  

Nel corso della riunione a Coira, l’avvocatessa Francesca Gemnetti, segretaria generale della CORSI (Società Cooperativa per la Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana) aveva mostrato ai partecipanti alcuni video su vicende vissute dai 558.545 Italiani nei 2 secoli precedenti emigrati in Svizzera, onde permettere ai loro figli, nipoti e discendenti di conoscere le condizioni di vita dei nonni e dei genitori, quando arrivarono nella Confederazione. Iniziativa che, a giudizio degli organizzatori, avrebbe potuto portare ad una maggiore diffusione della nostra lingua, purtroppo ancora poco usata, benché alcuni allievi svizzeri avessero dimostrato un certo interesse per l’italiano.

Il che aveva spinto a fondare, a Coira, la Pro Grigioni Italiano (PGI) con lo scopo di promuoverne l’italiano nel Cantone e nella Confederazione e di salvaguardare la minoranza italofona. Come previsto dalla Legge cantonale sulle lingue, da gennaio 2009 l’attività della PGI si basa su 3 campi di attività: l’animazione culturale, le pubblicazioni e le consulenze, che comprendono tutti gli interventi del Sodalizio in favore della lingua e della cultura italiana indirizzati prevalentemente ad Istituzioni pubbliche.

L'importanza dell'italiano come lingua nazionale resta notevole; non a caso in ciascuna delle zone linguistiche della Svizzera, è possibile ricevere i programmi televisivi e radiofonici nelle varie lingue del Paese. Si pensi inoltre al fatto che i prodotti di consumo quotidiano destinati alla vendita nei grandi supermercati sono normalmente etichettati nei 3 idiomi nazionali in qualsiasi area ci si trovi. Lo stesso avviene nei foglietti illustrativi dei medicinali.

Ciò nonostante, Il Tribunale Federale, respingendo il ricorso dei rappresentanti della linguistica italiana, ha giudicato valida l’iniziativa popolare, sulla quale, quindi, il Consiglio Cantonale voterà entro l’anno corrente. E c’è solo da sperare che venga bocciata.

 

Egidio Todeschini

6.4.2018