Internet: numerosi gli abusi su minori

Un fenomeno allarmante che va espandendosi ovunque anche a causa delle scarse denunce. E spesso nel disinteresse dei genitori

 

E’ indubbio che il continuo sviluppo della tecnica abbia giovato alle popolazioni e offerto loro strumenti che hanno permesso di lavorare, istruirsi, contattarsi, guadagnarsi il pane e svolgere mansioni con maggiore facilità e senza affaticarsi troppo. Basti pensare agli elettrodomestici, ai telefonini portatili, che oggi offrono un sacco di possibilità, alle stampanti, ai diversi mezzi di locomozione, ai computer e, soprattutto, ad Internet che consente di acquisire agevolmente informazioni e notizie varie, agevolando così l’attività a giornalisti, professori, studenti ed apprendisti. Ottima, quindi, l’espansione tecnologica che, però, dovrebbe essere congiunta ad un maggior senso della decenza, dell’etica e del rispetto degli altri. Cioè, a quella sensibilità morale che, a stare alle cronache, spesso manca. E permette a molti di effettuare abusi e molestie sessuali su minorenni. Azioni vergognose che, purtroppo, grazie a Facebook, si registrano ormai un po’ ovunque, raggiungendo, a volte, livelli allarmanti. Come, per esempio, in Svizzera: da uno studio realizzato recentemente da medici dell'Università e dell'Ospedale pediatrico di Zurigo su un campione di oltre 6000 allievi dell'ultimo anno della scuola dell'obbligo, risulta che la frequenza degli abusi sessuali "con contatto del corpo" è rimasta invariata a quella registrata, fra il 1995 e il 1996, ma che sono aumentati, e di parecchio, le molestie verbali, spesso collegate ad immagini pornografiche che incidono notevolmente sulla psiche dei fanciulli, impedendone la crescita equilibrata.

Certo, gli adolescenti amano molto i cosiddetti social network come Netlog, Myspace o Facebook che permettono loro di crearsi una rete di contatti, di raccontarsi e di farsi nuove amicizie. Ma anche di approfittarne per inviare ingiurie o diffamazioni che possono portare al bullismo scolastico, con lesioni ai compagni e minacce. Non sono, però, a conoscenza dei pericoli nascosti in tali attività ricreative che consentono, ai pedofili, di cercare i minorenni per abusarne sessualmente. E, quando ciò avviene, le vittime tacciono, per paura o per vergogna, o si confidano solo con un'amica o un amico: soltanto il 20% ne ha parlato con i famigliari. E solamente un adolescente su dieci si è rivolto alla polizia, denunciando gli autori delle molestie, molti dei quali sono risultati minorenni. Magari pagati da criminali adulti. Che, purtroppo, abbondano e crescono di numero, a dispetto della Convenzione di Lanzarote, adottata nel 2007 ed entrata in vigore il 1 luglio 2010, dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, allo scopo di proteggere da ogni tipo di abuso, sfruttamento e violenza non solo i 150 milioni di bambine e i 75 milioni di maschietti che, a stare a quanto emerso a Rio de Janeiro nel 2008 nel corso del terzo Congresso mondiale, avevano subìto brutalità sessuali, ma anche quel milione e passa di “venduti” e “comprati” per avviarli alla prostituzione o altre forme di sfruttamento da gente che, pur di far soldi o di godere, se ne frega del fatto che ciò infligge ferite fisiche, ma lascia anche cicatrici psichiche difficilmente curabili.

Un fenomeno ripugnante che necessita, per limitarlo, di “ulteriori strumenti per difendere il diritto fondamentale di essere bambini e migliorare le condizioni di vita dei minori”, come aveva auspicato, durante il Governo Monti, il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Cui si era affiancata l’ex Ministro della Giustizia, Paola Severino, promettendo che l’Italia (che non considera reato la prostituzione, se coinvolge i maggiorenni, e dove le sopraffazioni su minori sono, il più delle volte, commessi da stranieri) sarebbe stata “in prima linea a sostenere le politiche in difesa dell'infanzia”, in base alle direttive adottate dall’Unione Europea, che prevedono oltre ai reati di abuso, sfruttamento e pornografia sessuale, anche quelli di adescamento di minori su internet, ipotizzando pene detentive da uno a dieci anni, in relazione alla gravità dei fatti. Risultato al quale si può arrivare solo con la prevenzione, la protezione e la punizione dei colpevoli. Soprattutto con una forte cooperazione internazionale mirante, tra l’altro, alla formazione professionale degli agenti della Polizia di Stato onde prevenire maltrattamenti, abusi e sfruttamenti; con la rimozione delle pagine web che contengono o diffondono materiale pedopornografico. Principalmente con il proseguimento del procedimento penale nei confronti del criminale, anche se la vittima ha ritirato la sua dichiarazione.

E dando ai minori, ai loro insegnanti e ai genitori una informazione corretta sul web, sui rischi e sugli aspetti negativi che possono derivare da un suo uso eccessivo, sfrenato ed imprudente. L'obiettivo è mettere insieme istituzioni, Chiesa, soggetti privati e società civile per frenare, in Italia e nel mondo, le violenze sui minori. Compito che spetta in modo particolare ai familiari che devono controllare le attività dei figli su Internet, spiegare loro che alcune persone si nascondono dietro un profilo fittizio nonché esporre i pericoli insiti in una conoscenza nata su Internet. Soprattutto creare un rapporto improntato sulla fiducia, onde spingerli a raccontare gli eventuali episodi spiacevoli. Unico modo per tutelare la prole e denunciare i criminali.

Egidio Todeschini

 9.11.2013