L’incuria distrugge più dell'alluvione

Dopo tre anni Genova è di nuovo sott’acqua per le esondazione dei fiumi. Ma la colpa maggiore è di chi blocca i lavori necessari

 

Ad aggravare la situazione economica e sociale dell’Italia ci si mette anche la pioggia che, in Liguria, ha fatto straripare prima il Bisagno, poi altri torrenti, con ciò che ne è conseguito nel capoluogo e dintorni: un morto, case distrutte, negozi allagati, macchine sfasciate, scuole chiuse, gente senza più alloggio. Per fortuna, è successo di sera, a strade deserte. Altrimenti ci sarebbero stati, probabilmente, più morti e feriti. Un dramma dovuto al fatto che il fiumiciattolo necessita di alcuni lavori di assestamento, però fermi da 4 anni. Tanto da spingere il professore di idrologia e ingegneria idraulica, Renzo Rosso, a rilevare quanto “l’intero sistema idraulico di Genova stia andando in tilt”. Realistica, quindi, la previsione di nuovi drammi nei prossimi anni, se non s’interviene subito. Il che espone i 100.000 abitanti della zona a quel dissesto idrogeologico, già definito, nel 1974, dall’allora ministro Ciriaco De Mita, “una emergenza nazionale”, che mette a rischio la Regione e l’Italia tutta, dove, in 50 anni, sono morte migliaia di persone. Alle quali si aggiunge Antonio Campanella, per fortuna l’unico di quest’anno, che, comunque, fa dire a Flamur Djala: “Mi chiedo a cosa sono servite le morti delle mie due bambine e di mia moglie. A nulla. Odio Genova, è una città condannata. Ogni volta che piove si muore. E nessuno può farci nulla”.

Drammi che spingono i cittadini - consci del fatto che, a distanza di tanti lutti, promesse e giuramenti, non è stato fatto nulla - a chiedersi perché da 3 anni sul Bisagno lavorano avvocati e magistrati, ma non operai. Domanda che, purtroppo, non vale solo per Genova, se si pensa alle sciagure causate, negli ultimi decenni, da frane e alluvioni nella Penisola. Senza contare i disastri agli  edifici, quindi i danni economici delle popolazioni dei Comuni nei quali avvengono, come successo quest’anno in Liguria e, poi, in Toscana, dove sono morte due ragazze, Piemonte ed Emilia Romagna, soprattutto a Parma dove, a causa dell’esondazione del torrente Baganza, è crollato un ponte e le acque hanno invaso una casa di cura. Sta di fatto che la recente alluvione di Genova è come quella del 2011 che fece registrare lo stesso stato di abbandono dei tre torrenti - Fereggiano, Sturla e Bisagno - nei quali abbondano cespugli, piante, sterpaglie e tronchi di alberi, poi usciti dagli argini con l’acqua che, in pochi minuti, ha invaso il territorio.

Sarà anche vero, come qualcuno ha affermato, che questa volta non era stata data l’allerta meteo. Però il recente disastro è causato soprattutto dai ritardi dei lavori per rimuovere il tappo nel tratto terminale del Bisagno. Operazione bloccata dalle risse giudiziarie su chi deve eseguire tale funzione, nonostante fosse stata riconosciuta urgente da quando fu inserita nel Piano degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idrogeologico in aree ad altissima vulnerabilità, redatto nel luglio 2001, dalla Struttura di missione di Palazzo Chigi.

Questo significa che ne uccide più la burocrazia che le alluvioni, se dopo 4 anni manca ancora la sentenza definitiva che consenta di mettere in sicurezza Genova, dando il via libera al cantiere fermo solo per i diversi ricorsi alla Magistratura da chi non ha vinto l’appalto. Da qui lo stop prolungato a causa dei cavilli dei Giudici amministrativi, più attenti a rispettare le proprie ferie ed idee politiche, che ad evitare procrastinazioni che possono essere deleterie. E procurare danni dei quali non si sentono responsabili in quanto, probabilmente, ritengono che se nel frattempo qualcuno muore o si distruggono case, strade e negozi, la colpa sarà della pioggia, non della loro lentezza e delle contrastanti decisioni. E’ positivo il fatto che la Procura di Genova abbia aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di omicidio colposo per la morte di Campanella, purché punti il dito su chi ha tardato a sentenziare o lo ha fatto per pregiudizio, perché i danni e il morto causati dall’alluvione sono solo figli dei ritardi della Giustizia e delle loro decisioni. Magistrati che, però, non risponderanno delle loro colpe. Anche se il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha promesso che il Governo cercherà di far partire i lavori, cambiando qualcosa anche a livello di norme, perché “non è possibile che ci siano situazioni di difficoltà pure in alcuni casi legate ai ritardi della burocrazia".

Di fronte ad una tragedia dovuta a meschinità odiose, alle quali si aggiunge la prevista multa a chi tenta di vendere a prezzi ribassati la merce dei magazzini inondati, in nome di una legge regionale che proibisce di fare saldi prima  dei 40 giorni antecedenti la fine di stagione, c’è solo una cosa che fa piacere: venire a sapere che, a dare una mano per ripulire la città dal fango e dai detriti sono arrivati a Genova da tutta l’Italia molti ragazzi, uomini e donne, che non si sentono eroi, ma solo Italiani che hanno testa, cuore e braccia ed amano il loro Paese. A cui dedicano fatica e sudore molto di più di chi lo fa andare in malora.

Egidio Todeschini, 18.10.2014Email

 

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