Più rapido l’annullamento del matrimonio

Papa Francesco modifica le norme rendendolo gratuito e affidando la procedura ai Vescovi. In ottobre il Sinodo sulla famiglia 

 

Tempi brevi e processi gratis per annullare un matrimonio. E’ quanto proposto dall’attuale Pontefice in due lettere presentate l’8 settembre scorso ed illustrate, in una conferenza stampa indetta dalla Santa Sede, da sei ecclesiastici. I due documenti prevedono la riforma del relativo processo nei Codici cattolici e delle Chiese Orientali. Una vera rivoluzione, quella voluta dal Papa, per rendere più semplice e veloce il percorso di annullamento con l’eliminazione di una sentenza d’appello, l’affido al Vescovo diocesano della potestà di dichiarare, al massimo entro un anno, nullo il matrimonio, e la riduzione pressoché totale delle spese, finora dovute ai costosi viaggi per recarsi al tribunale ecclesiastico e agli esborsi giudiziari. Decisione, quest’ultima, presa affinché - scrive il Santo Padre -“venga assicurata la gratuità delle procedure, perché la Chiesa deve poter fare giustizia gratuitamente… e manifestare l'amore gratuito di Cristo dal quale tutti siamo stati salvati”. Le modifiche, anticipate l’anno scorso, durante il sinodo dei Vescovi sulla famiglia e riaffermate, a gennaio, nel corso di un convegno di esperti di diritto canonico, sono proposte dal Papa al fine di ripristinare la “vicinanza tra il giudice e i fedeli”, di restituire ai Vescovi la loro funzione giurisdizionale, d’istituire un giudice unico e di permettere una sentenza di nullità del matrimonio, quando “si annoverano per esempio quella mancanza di fede che può ingenerare la simulazione del consenso… la brevità della convivenza coniugale, l'aborto procurato per impedire la procreazione, l'ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo.

Motivi ai quali si aggiungono i matrimoni effettuati per motivi estranei alla vita coniugale, con una violenza fisica per estorcere il consenso o in comprovata mancanza di uso della ragione, nonché l'occultamento doloso della sterilità, di una grave malattia contagiosa”, di figli nati da una precedente relazione, di una carcerazione. Una riforma, quella auspicata dal Papa, che però non viene meno al principio dell'indissolubilità del matrimonio. Appunto per questo, Bergoglio scrive, “ho voluto che in tale processo sia costituito giudice lo stesso Vescovo che, in forza del suo ufficio pastorale, è, con Pietro, il maggiore garante dell'unità cattolica nella fede e nella disciplina”. Cita anche i Sinodi del 2005 e 2014, dei quali ha colto la volontà di trattare “le cause di nullità del matrimonio per via giudiziaria e non amministrativa”. Del resto, anche Joseph Ratzinger aveva formulato proposte simili, in particolare riguardo al riconoscimento della nullità delle nozze celebrate senza fede. O di quella fede male intesa, frutto della “diffusa mentalità mondana”, che, secondo Papa Francesco, “conduce a perseguire, invece della gloria del Signore, il benessere personale”, quindi a non “far capire a fondo il valore del Sacramento e a rendere deboli ed instabili i rapporti coniugali.

Religiosi o civili che siano, i matrimoni in Italia - secondo l’Istat - sono calati del 39%, mentre sono aumentate le convivenze e le separazioni, e sono diminuiti i divorzi, probabilmente per motivi economici. Come, del resto, in alcuni Stati dell’UE. Ne consegue che molti bambini nascono fuori dal matrimonio; tanti anche quelli che crescono con un solo genitore o in un nuovo contesto familiare. Figli spesso oggetto di contesa tra padre e madre, quindi vittime delle lacerazioni familiari. Ai quali si aggiungono le donne perseguitate ed uccise per motivi passionali, nonché lo sfruttamento sessuale dell’infanzia. Alle famiglie disgregate, ai rapporti affettivi venuti meno ed ai subentranti problemi economici, si unisce spesso la sofferenza morale dei credenti non più ammessi alla Comunione, se risposati o conviventi. Da qui la decisione del Pontefice di affidare ai Vescovi il compito di decidere, gratuitamente, se il matrimonio può essere dichiarato nullo a causa di un vizio del consenso o per grave mancanza di fede di uno dei coniugi, eventualità non rara, oggi, dato il diffuso ateismo moderno. Ed, eventualmente, di riammettere alla Comunione i divorziati o i conviventi, se questi hanno fatto un cammino penitenziale, cioè partecipato alle Messe, pregato, fatto opere di beneficenza ed insegnato ai figli i valori della fede, della penitenza e della carità. Un “cammino della misericordia”, quello suggerito dal Papa, che però non convince tutti i Cardinali e che sarà discusso, ad ottobre, nel prossimo Sinodo sulla famiglia, dove, a pronunciarsi pro o contro, saranno i padri sinodali nominati da Bergoglio. Alcuni dei quali contrari alla concessione dei Sacramenti a divorziati, conviventi e gay.

Egidio Todeschini    

25.9.2015