L’anno della misericordia voluto dal Papa

Per invitare il mondo ad aiutare i poveri e ridare a tutti amore e speranza. Una grande occasione ma anche un grosso impegno per tutti i cristiani

 

A due anni esatti dalla sua elezione al trono di San Pietro, Papa Francesco, che ha fatto della sobrietà e del primato dei bisognosi la sua bandiera ed ha invitato alla pietà, al perdono e alla preghiera anche a suo favore (“pregate per me perché sono un peccatore”), annuncia lo straordinario Giubileo della Misericordia che inizierà il prossimo 8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione, subito dopo la conclusione del Sinodo dei Vescovi sul tema della Famiglia.

Data scelta non a caso. In quel giorno, 50 anni fa, si concluse il Concilio Vaticano II (svoltosi da 1962 al 1965 sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI) che segnò l’apertura della Chiesa al dialogo con il mondo contemporaneo. La lettura della Bolla d’indizione dell’Anno Santo, che terminerà domenica 20 novembre del 2016, nella solennità di Cristo Re dell’universo, avverrà il 12 aprile, prima domenica dopo Pasqua, dedicata da Papa Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia. La Chiesa – ha detto Papa Francesco – deve essere come “un ospedale da campo” vicina ai “feriti”. Cioè più ispirata dalla “misericordia” che non da rigidi canoni.

In effetti, “l’infinita sete d'amore che Dio ha effuso nei nostri cuori” è la sola che può farci perdere la sensazione di essere sopraffatti, quindi sottomessi, e ridarci amore e la speranza. Che si alimenta solo con gesti di umanità e di quella bontà che ha spinto Gesù a dare la vita per salvarci. La decisione di Papa Francesco è ispirata dalla convinzione che la Chiesa deve essere “la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate”, perché “nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio”. Purché la si imiti con gesti di carità, anche piccoli, ma concreti, a dimostrazione della propria conversione spirituale. Un invito alla carità ed alla tenerezza, dall’attuale Pontefice espresso più volte durante il suo pontificato, perché “cambiano il mondo”, evidenziano “la giustizia di Dio”, e sono “una carezza sulle ferite dei nostri peccati”. Una “medicina spirituale” che non bisogna dimenticare di prendere perché “fa bene al cuore, all'anima e a tutta la vita". E soprattutto alla Chiesa, se risponde di più alle esigenze delle famiglie moderne, più comprensiva di fronte al dolore e allo smarrimento di chi soffre.

Forse non tutti sanno che anche gli Ebrei festeggiavano, ogni 50 anni, un “anno santo” per onorare l'uguaglianza dei figli d'Israele e per ricordare ai ricchi che “la giustizia, secondo la legge di Israele, consisteva soprattutto nella protezione dei deboli”. Tradizione ripresa, nel 1300, da Papa Bonifacio VIII con l’intento di spingere gli individui alla riconciliazione, conversione e penitenza sacramentale. All’inizio il Giubileo ebbe luogo ogni 100 anni, in seguito ridotti prima a 50, poi a 25, a causa della breve durata della vita e dell'umana debolezza verso il peccato. Quello straordinario, indetto da Papa Francesco, ha lo scopo di porre al centro dell’attenzione la bontà di Dio che perdona ed invita a tornare da Lui.

Non a caso, nell’anno del Giubileo, durante le Messe domenicali, i celebranti leggeranno soprattutto brani del Vangelo di Luca, chiamato l’evangelista della misericordia perché riporta diverse parabole, tra le quali quelle della pecora smarrita, della dracma perduta e del figliol prodigo, che mettono bene in evidenza il contrasto tra Gesù ed i Farisei che lo accusano di fermarsi con i peccatori e di mangiare con loro. Spinto a ciò da quella carità che Lo induce a perdonare chi si pente, a dare aiuto a chi ne ha bisogno, a partecipare alla comune umanità, a farsi inchiodare sulla Croce per aiutare gli uomini a redimersi. E a rendere il mondo meno egoista e più giusto, onde diventare - come ha suggerito il Santo Padre nel messaggio per la Quaresima di quest’anno - “isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza”. Per combattere la quale basta poco, un segno, piccolo ma concreto, della nostra solidarietà. Il che può spingere alla conversione, perché il bisogno del fratello ricorda la fragilità della vita, la dipendenza da Dio e dagli uomini. E fa resistere alle tentazioni, all’indifferenza ed alle malvagità che caratterizzano la nostra epoca. Un invito  ai milioni di persone che si recheranno a Roma per riscoprire la misericordia. Misericordia ricevuta da Dio e poi donata agli altri: “Siate misericordiosi come il padre vostro celeste che è nei cieli”. E questo richiede una conversione profonda (non “superficiale”, ricorda Francesco) che va al di là delle apparenze, della attività, degli impegni anche pastorali, delle cariche, per “puntare al cuore”.

Sarà un grosso impegno per tutti, questo Anno Santo della Misericordia. Tutto il mondo guarderà ai cristiani per veder qual è il grado della loro misericordia, Esso, che è retto normalmente dalla legge dell’“occhio per occhio, dente per dente”, sarà curioso di vedere se anche tra noi prevalgono i ciechi e gli sdentati oppure siamo una famiglia di gente dallo sguardo limpido e dal sorriso accattivante.

 Egidio Todeschini

28.3.2015