Molte incertezze sul futuro d’Italia

Lo scenario politico ed economico è tutt’altro che tranquillizzante. Ancora troppi i partiti, enormi le spese, smisurate le discordie

 

Tradimenti, avvisi di garanzia, corruzioni, tasse, deficit statale, dimissioni, scioperi. Sono queste le parole ed i fatti che, in questi giorni, ricorrono più spesso in Italia. La quale vive una fase che si presenta tutt’altro che positiva, facendo presagire, nel prossimo futuro, scenari politici incerti. Non a caso si parla sempre più spesso di “antipolitica”, cioè di quel sentimento di disgusto popolare che spinge a disertare le urne nelle prossime elezioni, amministrative o politiche che siano, oppure a puntare su sigle nuove, come quella inventata da Beppe Grillo. Gli ultimi sondaggi parlano chiaro in merito, segnalando una notevole discesa del consenso ai partiti più importanti, mentre aumenta al 7% l’appoggio al grillino Movimento 5 Stelle. Anche Mario Monti ed i suoi Ministri vedono declinare il giudizio favorevole che li ha accompagnati finora. Vittorio Zucconi, sul suo Blog di Repubblica, afferma che “uno dei pochi vantaggi di appartenere a un governo non espresso dai partiti … è quello di poter dire eresie che fulminerebbero qualsiasi leader politico”. Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, ha detto che questo Esecutivo è “forte con i deboli e debole con i forti”. Altri sostengono che non ha dato prove di ragionevolezza per risolvere la crisi, non avendo effettuato un intervento drastico sui costi della politica, ma innalzato l’onere fiscale, spingendo al suicidio 24 imprenditori e facendo aumentare la disoccupazione giovanile, o creato nuove tasse.

Che servono, certo. Ma non per pagare rimborsi elettorali di un miliardo di euro o versare centinaia di milioni di contributi ai giornali di partito. E neanche per tenere in piedi le Province, per onorare i costi da monarchia rinascimentale del Quirinale, per i maxi emolumenti dei parlamentari, dei consiglieri regionali e provinciali, per le doppie o triple pensioni e per le centinaia di migliaia di auto blu. E' come buttare i soldi in un pozzo senza fondo. E’ giusto che tutti paghino le tasse in proporzione al reddito. Ma per avere, di conseguenza, servizi più efficienti, non quelli che permettono agli stranieri di criticarci. Dice niente che Peter Schiesser scriva sul giornale ticinese, Azione, della settimana scorsa: “I servizi dello Stato sono di dubbia qualità, la scuola è sotto la media OCSE, la Giustizia non è all’altezza di un Paese occidentale, le mafie non sono debellate, la politica costa enormemente, il sistema di trasporti lascia a desiderare, le imposte pesano enormemente (la diffusa evasione ne è causa ma ne diventa anche effetto”.

Non stupisce, quindi, che qualcuno, tra gli altri Jester Feed, editorialista di Rischio Calcolato (giornale che appare su Facebook) ritenga che il “Governo attuale non dovrebbe andare oltre ottobre”. Ma anticipare le elezioni non conviene: oggi tutti i partiti sono in fibrillazione. Il Pdl di Berlusconi prima ha perso la parte che ha dato vita al FLI (Futuro e Libertà per l’Italia) di Fini, che comunque non naviga in buone acque; ora registra l’idea di Beppe Pisanu e Lamberto Dini che auspicano un superamento del berlusconismo, onde dar vita al bipolarismo con due formazioni politiche forti ed alternative ma non caratterizzate da contrapposizioni pregiudiziali. A tutto ciò si aggiungono gli scandali, veri o presunti, che minano il prestigio e la legittimazione del suo fondatore. La Lega sembra aver perso consensi a causa dell’uso non politico dei rimborsi elettorali. Né va meglio la sinistra: il PD è alle prese con divisioni interne, differenti tendenze politiche e con quella continua ricerca di un leader credibile che ha fatto nascere l’API (Alleanza Per l’Italia), capeggiata da Francesco Rutelli. In fibrillazione anche l’UDC di Casini, tendente ad un’alleanza con  API e FLI, per dar vita al “Terzo Polo”, di difficile realizzazione, data la mancanza di un comune programma elettorale.

Non bastassero le spaccature interne dei partiti più forti, a rendere poco decifrabile lo scenario politico nazionale ci si mette pure la proliferazione di un’infinità di sigle, dall’IDV di Di Pietro ai partiti estremisti di destra e di sinistra, dai Grillini ai Radicali o ai Popolari di Italia Domani. E cito solo i più noti. Una moltitudine partitica che, sommata alle tante corruzioni e ai costi della Casta, certo non induce i cittadini a partecipare alla politica nazionale, anzi li spinge al disinteresse. Un Paese, il nostro, ancora attraversato dalla logica medievale delle corporazioni e del clientelismo; che necessita di riforme; nel quale le Istituzioni sembrano ostacolarsi a vicenda; e dove la disoccupazione cresce ed il debito pubblico aumenta. E che, con una nuova legge elettorale che abolisse il premio di maggioranza, rischia di non poter essere governato da nessun partito o coalizione.

Il che significa un ritorno alla Prima Repubblica, quella degli inciuci di palazzo, della connivenza tra maggioranza e opposizione, dell’enorme debito pubblico, dei Governi formati grazie ad accordi di segreteria, ma caduchi. Che magari faranno riforme, ma non quelle veramente utili al Paese. C’è solo un modo per evitare ciò: mantenere le promesse sui tagli delle spese pubbliche, sulla riforma del lavoro, sulla defiscalizzazione. E far rispettare le regole, tutte. Soprattutto a Roma, dove l'Italia della corruzione, dell'abusivismo e dei vitalizi oltre misura dei politici mostra il suo volto più difettoso. Altrimenti la frustrazione popolare può diventare rabbia ed alimentare spinte populiste e antisistema alla Beppe Grillo. Che non è un politico! Alle elezioni manca ancora un anno, quanto basta, forse, perché i partiti rinsaviscano. Il Paese ha bisogno di loro, altrimenti la democrazia va in malora.

Egidio Todeschini

29.4.2012