Quasi dimenticato il messaggio di Natale

Abbiamo riempito questa festa di tante cose. Peccato che spesso manca il festeggiato. E l’Unione Europea non brilla certo di buon esempio

 

 

Ci sarebbe da sperare che, almeno nei giorni di preparazione al Santo Natale, giorno della nascita del Figlio di Dio, l’umanità cristiana si comportasse in maniera più fraterna. Invece le cronache parlano, come sempre, di violenze, proteste, corruzioni e stoltezze, a dimostrazione di come e di quanto, nell’Occidente e soprattutto in Europa, stia calando la Fede in Chi si è fatto uomo per insegnarci ad amare. A turbare gli animi non ci sono solo le continue polemiche politiche, gli insulti ripetuti a iosa, gli omicidi, le brutalità verbali e fisiche negli stadi, e via elencando. Sconcerta anche appurare che in corso Como, in pieno centro del capoluogo lombardo,  mercoledì scorso è apparso un Albero di Natale con addobbi erotici da alcuni abitanti di zona ritenuti addirittura “divertenti e tutt’altro che osceni”. Alcuni consiglieri comunali si sono scandalizzati ed hanno chiesto che sia avviata la procedura di revoca dell’autorizzazione a suo tempo concessa, ma sta di fatto che “l’albero del peccato” al momento in cui scriviamo non è stato ancora rimosso. A Cremona, invece, un maestro ha proposto, tempo fa, di sopprimere la festa, idea che aveva scandalizzato l’allora ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, tanto da fargli dire: “Io sono laico e mangiapreti, ma abolire il Natale mi sembra una cretinata”. A Carrara, davanti al Duomo di Sant’Andrea, quest’anno è stato allestito, in una tenda, un presepe in cui Gesù è raffigurato come un orrendo scheletrino in resina bianca. Gli altri componenti della grotta, la Vergine Maria, San Giuseppe, il bue e l’asinello sono rappresentati con quattro bidoni. Arte moderna?

Turba anche appurare che ad Oxford, in Inghilterra, i leader cittadini, sindaco in testa, hanno deciso di sostituire il Natale con il “Winter Light Festival”, ovvero la Festa della Luce Invernale. Un colpo di spugna su una tradizione plurisecolare che cancella uno degli elementi costitutivi dell'identità europea, per “rispettare”, dicono, le minoranze di altre religioni. I leader islamico ed ebraico hanno, invece, reagito esprimendo sconcerto, dimostrandosi così più saggi dei pubblici amministratori. Cose che succedono Oltremanica e che in Italia o in Svizzera non potrebbero capitare? Certo, nei nostri Paesi la festività natalizia è ancora vissuta come tale, benché, a volte, essa rappresenti solo l’occasione di fare e ricevere regali o di passare un paio di giorni in famiglia. Anche da noi, spesso, prevale il Natale dei supermercati, delle luminarie e degli acquisti; dei pranzi, delle cene, dei viaggi, del consumo e dei biglietti d’auguri. Magari anche quello dei buoni sentimenti che spingono a compiere un’offerta o a regalare un panettone. A dimostrazione della penetrazione di un relativismo che ogni anno rende sempre più frequenti, specialmente nello Stivale, le iniziative di taluni insegnanti o presidi che, per togliere ogni riferimento cristiano all'evento, mossi dal desiderio di non oltraggiare le altrui convinzioni religiose, proibiscono la realizzazione dei presepi nelle scuole o l’insegnamento dei canti natalizi.

Ma almeno da noi esistono ancora le vacanze di Natale. Non così in Belgio dove gli scolari godranno solo di quelle “d’Inverno”, a seguito di una decisione  presa recentemente dal Governo per il solito motivo di “non offendere gli studenti non cristiani”. In Francia non va meglio, visto che il Ministro dell’Istruzione, Vincent Peillon, ha proposto un testo di legge mirante a sostituire le due principali festività cattoliche (Natale e Pasqua) con una islamica (fine del ramadan), l’altra ebraica (Giorno della penitenza). Idea cui si è aggregata la direttrice della scuola materna di Grand-Clos di Montargis che ha cancellato qualsiasi riferimento alla nascita di Gesù Bambino, per non mettere in pericolo “il valore della laicità dell’istituto e degli alunni”, rimpiazzandolo con uno spettacolo di marionette.

L’Unione Europea non è da meno, se ora pensa di cambiar nome alle feste cristiane. Il Natale diventerebbe la Festa delle religioni monoteiste; la Pasqua quella delle religioni politeiste; Santo Stefano e Lunedì dell'Angelo si trasformerebbero, per par condicio, in Festa delle non-religioni. Per celebrare i patroni delle città è prevista la data unica del giorno dell'Illuminismo, cioè il 14 luglio. Del resto, non è una novità la scarsa o nulla cristianità dell’Ue: basti ricordare che ha rifiutato d’inserire nella Costituzione il richiamo alle radici cristiane; che avrebbe proibito la presenza del Crocefisso nelle aule scolastiche; soprattutto che, come ho segnalato a suo tempo, ha inserito, nel diario distribuito in 3 milioni di copie in tutte le lingue nelle scuole d'Europa, le feste di tutte le religioni,  tranne il 25 dicembre ed il giorno della Resurrezione di Cristo. In effetti, si registra un po’ ovunque un clima negativo sulla religione cattolica.

Il Natale non dovrebbe passare inosservato, perché ricorda agli uomini che Cristo è venuto fra noi per insegnarci ad amare il prossimo ed aspirare alla pace. Il presepe ci racconta una storia di amore. Sembra, invece, che l’Europa se ne stia dimenticando e che, per conformismo, lo voglia abolire.  Sottovalutando il fatto che sopprimere le fondamenta della sua civiltà e cultura significa distruggere i pilastri di una casa. Con l’inevitabile crollo che ne consegue.

Egidio Todeschini

14.12.2013