Giorno della Memoria per non dimenticare

Celebrato il settantesimo anniversario della fine dello sterminio nazista degli Ebrei. Che però molti vogliono ancora annientare

 

Data importante, il 27 gennaio, giorno in cui l’esercito russo fece irruzione nel campo di concentramento di Auschwitz, liberando i sopravissuti all’eccidio messo in atto dai nazisti per eliminare i cosiddetti “nemici dello Stato”: le migliaia di Ebrei, oltre a quelli uccisi nelle città e nei villaggi di Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia, o nel ghetto di Varsavia, i Testimoni di Geova, gli zingari, gli omosessuali, i disabili ed i cittadini che non condividevano la politica di Hitler. I lager erano circa 20.000, affidati ad unità delle SS; i reclusi erano obbligati al lavoro forzato e poi eliminati, il più delle volte tramite cremazione, quando non perivano per sfinimento, malnutrizione, esposizione alle intemperie o conseguenze degli esperimenti medici effettuati su di loro. Ne morirono circa 8 milioni, donne e bambini compresi, ma il numero esatto non è noto; ben pochi riuscirono a sopravvivere in quei luoghi infernali, specialmente in Polonia, Stato con la più grande popolazione ebraica. I circa trecento ex prigionieri di Auschwitz che sono sopravvissuti hanno ancora il numero tatuato sul braccio.

Un abominio di cui siamo, più o meno, tutti a conoscenza. Che, secondo Matteo Renzi, “ha varcato il confine dell’umanità per entrare nella dimensione del male assoluto" e ha dato vita alla Giornata della Memoria, festeggiata quest’anno in 42 Paesi occidentali ed in moltissime città italiane, con manifestazioni diverse. A Roma, la Fandango, casa di produzione e distribuzione cinematografica e televisiva, ha esposto disegni e quadri, spesso eseguiti da sopravissuti, dai quali si evince il dramma di chi fu imprigionato ed ucciso; ad Asti il Circolo Filarmonico ha eseguito un concerto per non dimenticare il genocidio degli zingari ed “accordare passato e presente”; ad Acqui è stato inaugurato il “Bosco dei giusti” nel cimitero ebraico; a Novi Ligure c’è stato, al Museo dei campionissimi, un incontro in merito con gli studenti; nell’aula magna della scuola media di Arquata sono stati proiettati alcuni video. 

Milano ha rivissuto quelle stragi nel Memoriale della Shoah, situato sotto la stazione Centrale, dove è posizionato il “Muro dei Nomi”, sul quale si leggono i nominativi di quanti furono deportati su vagoni bestiame verso i campi di sterminio e dei sopravvissuti, tra i quali 2 dei 40 bimbi sottoposti ad esperimenti sulla tubercolosi ad Amburgo. A Genova, nel Palazzo Ducale, la Cerimonia si è svolta  con un discorso del Prof. Bruno Maida, cui è seguita la premiazione del concorso I giovani ricordano la Shoah e la consegna degli attestati di riconoscimento agli Eredi dell’Aned. A Torino, a Palazzo Madama, è aperta una mostra che permette al visitatore di appurare il contributo dato da Primo Levi alla conoscenza dei Lager tramite i libri “Se questo è un uomo” e “I sommersi e i salvati”. A Firenze, sono stati ripercorsi, tramite bozzetti, fotografie ed articoli di giornale dell’epoca, gli eventi che coinvolsero il nostro Paese e le tragiche ripercussioni sugli Ebrei fiorentini e sugli 8.000 Italiani che vi persero la vita.

Ottime iniziative, senza dubbio, che dimostrano, secondo il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, quanto l’Italia sia “in prima fila contro l’antisemitismo e contro tutte le intolleranze religiose… per favorire il rispetto delle identità religiose”, e “ricordare, perché non debba accadere di nuovo. Perché gli uomini rimangano uomini e non diventino numeri. Perché il nostro passato non diventi il futuro dei nostri figli. Perché la lezione che ricaviamo dalla storia ci sia di guida giorno dopo giorno”. Che, invece, non ha insegnato granché, a giudicare dai tanti episodi di antisemitismo attuali. A volte solo provocatori, come successo a Roma dove è stato affisso uno striscione con su scritto: “Olocausto menzogna storica, Hitler per 1000 anni”, ma non per questo meno offensivi, se vi si nega il massacro e si glorifica la mente criminale che lo volle. Più spesso, però, sanguinari, eseguiti da Islamici ma pure da cittadini europei, a Roma, a Parigi, a Londra, a Gerusalemme, in molte città arabe e in Israele. Secondo la giornalista ebrea, Fiamma Nirenstein, “nei primi sei mesi del 2014 gli incidenti antisemiti sono cresciuti in Europa del 436%, del 1200% in Sud America, del 600% in Sud Africa, dell'800% in Oceania, del 127% in USA, del 100% in Canada”. Dovuti anche al fatto che l'ONU ed i suoi derivati hanno collaborato alla rinascita dell'antisemitismo, non contrastando la delegittimazione islamista ed avvalorando le tesi dei Palestinesi e di quanti ritengono che Israele, definita da  Ahmadinejad uno Stato totalmente razzista che ha occupato la Palestina, con-duca una guerra di sterminio contro di loro, mentre è solo di difesa. In effetti, “l’antisemitismo è tra noi e nessuno riesce a ucciderlo”, afferma in un suo libro Daniel Goldhagen, con le stesse caratteristiche assassine di un tempo.

Ben venga la Giornata della Memoria, dunque, se serve a far ricordare le vittime di ieri. Ma, soprattutto, se riesce a non far continuare una delle più abominevoli brutture che affliggono il mondo.

Egidio Todeschini

30.1.2015