Il Papa pellegrino di pace in Medio Oriente

Dal Libano un invito al rispetto reciproco. L’Islam risponde con la violenza alle offese a Maometto. Reazioni inaccettabili, di cui anche l’Occidente è colpevole

 

Ammirevole il coraggio di Benedetto XVI che non ha rinunciato ad andare in Libano, mentre i Musulmani reagivano con furore all’oltraggio a Maometto, presentato come pedofilo e crudele nel recente film prodotto negli Usa. Non a caso, ai giornalisti che, sull’aereo, lo intervistavano in merito, ha risposto, con convinzione e fede, che “se la situazione diventa più complicata, diventa ancora più necessario dare questo segno di fraternità, d’incoraggiamento, di solidarietà… Questo è il senso del mio viaggio: invitare al dialogo, invitare alla pace, contro la violenza, andare insieme per trovare la soluzione dei problemi nella Regione” in cui sono nate le tre religioni monoteistiche. Da qui la riconoscenza “soprattutto al Signore che me ne ha dato la possibilità e a tutte le istituzioni e le persone che hanno collaborato e collaborano ancora; e alle tante persone che mi accompagnano con la preghiera, con questa protezione della preghiera… Il fondamentalismo e le aggressioni delle quali sono vittime molti Cristiani è sempre una falsificazione della religione, è contro l’essenza della religione che vuole riconciliare e creare la pace di Dio nel mondo. Perché il messaggio fondamentale della religione è d’essere contro la violenza. Deve essere per l’educazione e l’illuminazione e la purificazione delle coscienze, per renderle tolleranti, capaci di dialogo, riconciliazione e pace”. Per ottenere le quali, è necessario che “prevalga la ragione”. Che esiste in Libano, a dimostrazione che è possibile la convivenza tra le varie Chiese.

Purché ci sia rispetto reciproco. E si bandisca la violenza verbale o fisica, oltraggio alla dignità umana, soprattutto pericolosa perché non risolve mai un problema, ma lo peggiora. Stupisce, quindi, appurare che, mentre il mondo musulmano è in rivolta per il blasfemo film americano, il satirico settimanale francese Charlie Hebdo abbia pubblicato nei giorni scorsi nuove vignette caricaturali su Maometto, pur sapendo cosa possono comportare. E cosa hanno prodotto, negli anni passati, quelle sul giornale danese Jillanden Posten; o il teologico discorso di Benedetto XVI a Ratisbona. E la condanna a morte (fatwa) di Salman Rushdie, da anni sotto scorta, per aver pubblicato I versi satanici, storia fantastica ma chiaramente allusiva nei confronti del profeta di Allah; o l’omicidio del regista olandese Theo van Gogh da parte dell’estremista islamico Mohammed Bouyeri per ritorsione contro alcune immagini del film Submission, in cui alcuni versi del Corano sono scritti sulla schiena della protagonista. E l’attacco al consolato italiano di Bengasi, quando Roberto Calderoli indossò una maglietta con la caricatura di Maometto.

Le reazioni di molti Islamici, spesso effettuate più per motivi politici che religiosi, sono eccessive e crudeli; solo nel primo decennio del XXI secolo hanno dato origine, in nome del razzismo e della religione, a 31 conflitti che hanno comportato più di un milione di morti, dei quali 140.000 in Iraq, 16.000 nello Yemen, 7.000 in Israele e Palestina, 20.000 in Turchia nello scontro fra governo e minoranza curda. Certo, anche la cristianità, nella sua lunga storia, fu prevaricante e a volte feroce. Ma ciò fa parte del passato. Oggi si dovrebbe capire che le guerre non hanno quasi mai portato la pace; e che il male causato agli altri, sia pure sotto forma di vignette ingiuriose, ricade, prima o poi, sempre su di noi. O, peggio, sugli innocenti che vivono nei Paesi arabi.

Bin Laden è morto. Ma Al Qaida esiste ancora, a danno dell’Occidente. Profetico e realistico ciò che Oriana Fallaci, dopo l’11 settembre 2011, scrisse: “Non tutti i Musulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono Musulmani”. Infatti, ad osservare il mondo islamico, si nota che la mala pianta del fanatismo religioso non ha attecchito ovunque allo stesso modo. E forse ha ragione Sergio Romano che, sul Corriere della Sera, pur riconoscendo che “nella graduatoria dei comportamenti violenti l’Islam è balzato in questi anni ai primi posti”, afferma che “Il problema non è tanto religioso, quanto politico, culturale e identitario. Tutto ciò che è stato sognato e tentato in Medio Oriente dopo la Prima e la Seconda guerra mondiale è tragicamente fallito… I frequenti interventi militari dell’Occidente e, in particolare, degli Stati Uniti sono stati, per l’orgoglio arabo, esperienze umilianti. E la religione è diventata l’estremo rifugio di popoli amareggiati e frustrati. In queste circostanze un’offesa all’Islam diventa un intollerabile affronto all’identità araba”. Perciò, basterebbe piantarla con gli insulti oltraggiosi fatti in nome della libertà di pensiero e di opinione grazie alla quale, in Occidente, si tollerano le numerose offese a Gesù, alla Madonna e al Padreterno. Non essendo considerato peccato offendere i Cristiani, la popstar Madonna, nei suoi concerti, è solita issarsi su una croce con tanto di corona di spine. O, per citare un altro caso, il film L'ultima tentazione di Cristo presentato a Venezia nel 1988, in cui l’autore, Martin Scorsese, presentava un Cristo che disertava la sua missione, sposava prima Maria Maddalena poi la sorella di Lazzaro e aveva come alleato Giuda. E, se si stigmatizza, scattano le accuse di censura e oscurantismo. Licenza che - come ha detto il Papa a Beirut - “danneggia la convivenza ed il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni”. Indubbio che il terrorismo del mondo islamico sia frutto di una religione che ha escluso valori universali, da tempo riconosciuti in Occidente, quali la libertà di opinione e di culto, la separazione tra Stato e religione, l’uguaglianza delle donne, etc. Ma è assurdo e da imbecilli approfittarne. Se occorre - come auspica Benedetto XVI - “dire no alla vendetta”, è soprattutto necessario ed urgente “rendere visibili il rispetto delle religioni, gli uni degli altri, il rispetto dell’uomo come creatura di Dio, l’amore del prossimo come fondamentale per tutte le religioni”. Perché “un vero credente non può dare la morte”.

Egidio Todeschini
20,9,2012