Italia, un paese dalle culle vuote

Il crollo delle nascite è un problema reale. Il governo lancia il Fertility Day. Occorre una politica a sostegno della famiglia

 

 

 

Settimane fa il governo ha lanciato un allarme forte a proposito del calo demografico in Italia con l'evidente intento di porgli un rimedio al fine di evitare grossi problemi economici, sociali, politici, peraltro già innescati, ma che potrebbero diventare drammatici a brevissima scadenza.

La risposta dei media e delle forze politiche è stata, come si ricorderà, uno sberleffo quasi generale. Il facile pretesto del rifiuto sono stati il testo e la pubblicità della proposta, che, a dire il vero, non erano il massimo. Ma non troppo nascosto tra le righe dell'opposizione si intuiva il laicismo anticlericale ampiamente diffuso in Italia.

Eppure, in questo caso non era stata la Chiesa a lanciare l'allarme demografico. Era stato il governo a trazione PD. Ma è bastato che gli ambienti ecclesiali mostrassero apprezzamento per l'allarme governativo, perché si scatenasse una clamorosa e irridente reazione.

Ma, al di là di tante prese di posizione di tipo ideologico, il problema del calo demografico è sotto gli occhi di tutti. E tutti, sia i sociologi, sia i comuni mortali, si possono facilmente rendere conto del fatto che se calano le nascite e la durata media della vita delle persone aumenta, nel giro di pochi anni avremo una società sempre più sbilanciata, fatta prevalentemente non di giovani creativi, ma di vecchi inattivi.

Gli ultimi dati sono drammatici: nei primi sei mesi di quest’anno ci sono state 14.600 nascite in meno del 2015, rivelano gli ultimi dati Istat.  Un calo impressionante, pari al sei per cento in un solo anno. Un deserto demografico, cui occorre porre rimedio, poiché la riduzione della natalità sta assumendo ritmi quasi esponenziali.

Stando così le cose, si pensi ai problemi relativi, ad esempio, alle pensioni in presenza del calo del numero dei giovani contribuenti e di quello continuamente in aumento dei pensionati. Ugualmente sono immaginabili i problemi in campo professionale: sempre meno giovani disponibili per le varie professioni di cui la società ha bisogno. Si pensi a una società complessa come la nostra con a disposizione meno medici e personale sanitario, meno insegnanti, meno ricercatori, meno ingegneri, ma anche meno muratori, meno operatori ecologici (gli spazzini), meno agricoltori...

Ci sarebbe a disposizione, a dire il vero, la riserva degli stranieri, ma, non essendo pensabile che svedesi e tedeschi si rendano disponibili a venire incontro alla nostra diminuzione di forza lavoro, bisognerebbe perciò far ricorso agli extracomunitari, quando tanta parte dell'opinione pubblica e delle forze politiche caccerebbe via anche quelli che ci sono, perché non si vuole che il nostro popolo sia contaminato culturalmente e diventi un popolo imbastardito.

Qualcuno poi ha colto l'occasione per evocare la fecondità surrogata, ma, a parte il fatto che il Consiglio d'Europa, che non è imparentato col Vaticano, ne ha giustamente segnalato l'inciviltà, questa pratica, anziché concorrere alla soluzione dei problemi di sicuro li complicherebbe non poco.

Con buona pace di tutti i critici del Fertility Day, la principale via per risolvere il calo demografico è quello ovvio di tornare ad essere un popolo gioiosamente fecondo.

I critici dell'iniziativa del governo però temono che ciò comporti un ritorno alla famiglia tipo conigliera tanto cara, secondo loro, alla Chiesa. Il Papa, di ritorno dalle Filippine nel gennaio scorso, sull'aereo, a domanda, ha assicurato, cito a senso, che la Chiesa non è tifosa delle famiglie tipo conigliera. I media, manco a dirlo, montarono una vera e propria gazzarra contro questo "rozzo" modo di esprimersi del Papa, ma era chiaro che l'espressione del Papa era una risposta a tono a tutti quelli che han sempre accusato la Chiesa di essere per una genitorialità irresponsabile. Il Papa voleva che tutti capissero che la Chiesa promuove le coppie che, come Dio, sono amanti della vita e son quindi aperte a una genitorialità generosa e nello stesso tempo responsabile.

Ma poi, certo, è necessario che il governo non si limiti a sollecitare una maggior fecondità, ma che si impegni in una seria politica di sostegno alla famiglia. Se un giovane non ha un’occupazione stabile non può certo comprare casa e mettere su famiglia, dedicarsi alla stabilità degli affetti e dare alla luce dei figli.

Denatalità, precarietà lavorativa, crisi economica, povertà in aumento. Di fronte a questa emergenza il Governo fatica a trovare una soluzione. Nell’ultima manovra i provvedimenti dedicati ai giovani e alle politiche familiari vanno in ordine sparso, anziché essere finalizzati a un piano preciso a favore della natalità e alla occupazione giovanile. Ma se non si pone un rimedio a questo inverno demografico il Paese è destinato ad estinguersi.

 

Egidio Todeschini

1.11.2016