La gioia dell’amore secondo Francesco

L’atteso documento del Papa conclusivo dei due Sinodi sulla famiglia. La Chiesa vuole essere accogliente e non escludere nessuno.

 

Il 9 aprile scorso è uscita la nuova Esortazione apostolica che riassume le indicazioni dei due Sinodi sulla famiglia svoltisi in Vaticano nell’ottobre del 2014 e nello stesso mese del 2015. Il testo, di 264 pagine e intitolato Amoris laetitia (La gioia dell’amore), arriva 35 anni dopo la Familiaris Consortio (= famiglia) di Giovanni Paolo II e porta, non a caso, la data del 19 marzo, giorno dedicato a San Giuseppe. E’ una vera costituzione dell’unione familiare, di cui Francesco sconsiglia “una lettura generale affrettata”, perché in essa affronta i temi più scottanti e ricorrenti nella società di oggi, tra i quali l’annullamento del matrimonio, la Comunione ai divorziati risposati, l'omosessualità, le coppie di fatto, la contraccezione e la sessualità, vero “dono di Dio”.

Su quest'ultimo argomento il Papa specifica che alcuni modi di pensare, tra i quali l'eccessivo peso dato al dovere della procreazione nel matrimonio, devono essere respinti perché l’unione coniugale deve essere concepita “come un cammino dinamico di crescita e realizzazione” e non come “un peso da sopportare per tutta la vita”. Quel “peso” che, nella società di oggi, porta spesso al divorzio. Il Papa è convinto che ci siano “casi in cui la separazione è inevitabile”, a volte persino “moralmente necessaria”, specialmente se si maltratta il coniuge, marito o moglie che sia, per effetto di quell’egoismo che spinge non a pensare alla felicità degli altri, ma solo a soddisfare i propri desideri.

In tal caso s’impone un atto di “misericordia” nei confronti di chi ha mollato il coniuge non per un “desiderio sfrenato di cambiare tutto”, bensì a causa di quotidiane violenze fisiche e verbali. Ne consegue che, dopo un percorso penitenziale, li si possa riammettere alla Comunione, anche se risposati. Come aveva auspicato durante il Sinodo sulla Famiglia (Roma, 4 - 24 ottobre 2015), in quanto “esistono diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina” contenuta nella Bibbia, a sua volta popolata da famiglie, da storie di amore e di crisi familiari. Queste ultime sono dovute a quella “durezza del cuore” che spinse Mosè a porre alcune leggi per proteggere i diritti dei divorziati, specialmente delle donne (Deuteronomio 24:1-4). Disposizioni che Gesù disse essere state concesse per quel motivo, non perché fossero nel piano di Dio all’inizio della creazione (Matteo 19:8).

Il Papa fa proprie queste annotazioni, in nome della carità cristiana e della fedeltà ai testi biblici che lo spingono, invece, ad essere inflessibile sulle unioni omosessuali, inassimilabili al “disegno di Dio sul matrimonio, che è solamente quella tra uomo e donna, e la famiglia”. Da qui la sua dura condanna dell’ideologia che “nega la differenza e la reciprocità naturale” dei due sessi, ai quali - e solo a loro - spetta l’educazione dei figli, naturali o adottati che siano. Ciò in quanto il “matrimonio è un dono di Dio ... ed include la sessualità … regalo meraviglioso per le sue creature … che abbellisce l’incontro tra i coniugi … ed è per gli sposi via di crescita nella vita della grazia”.

Questo fa capire perché Francesco sia molto amato, ma anche detestato da chi non accetta le pressioni esercitate per evitare che gli organismi internazionali spingano all'introduzione di leggi che istituiscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ma anche da quei giornalisti che, interpretando a loro modo il testo, gli fanno dire quello che nell'Amoris laetitia non c'è: per esempio che il matrimonio diventa dissolubile o rilevano come maschilismo la condanna della pratica dell'utero in affitto. Menzogne alle quali si aggiunge la definizione di “inquietante” il suo no all’aborto, all’eutanasia e all'uso del preservativo, considerato da Bergoglio “un atteggiamento negativo verso la naturale finalità procreativa della sessualità”.

Falsità che impediscono di capire il valore del documento pontificio improntato sulla famiglia e sulla formazione del Cristiano. Il quale va sensibilizzato ed educato alla ricerca di una relazione intima con il Signore e di un confronto con chi, nella Chiesa, aiuta a comprendere la volontà di Dio. Francesco delinea, così, una pastorale che deve spingere a “comprendere, perdonare, sperare”, il vero compito della Chiesa essendo quello di “formare le coscienze, non pretendere di sostituirle». Di educare cioè, non di costringere. Perché la famiglia è il luogo in cui deve prevalere il perdono reciproco, paziente e tenace, non la violenza. Dovere della Chiesa è favorire l’approfondimento dei vari aspetti legati alla famiglia, come l’educazione dei figli o la preparazione dei fidanzati al matrimonio. La gioia dell’amore è perciò un importante strumento di riflessione redatto a partire dai contributi sinodali. E, soprattutto, dalla attuale perdita del valore e del concetto di famiglia.

 

Egidio Todeschini

17.4.2016