Il mercato delle armi non conosce crisi

Acquistate in genere per la caccia e la difesa personale. Differenze tra Italia e USA. L’Italia tra le prime nazioni per produzione ed esportazione

 

 

Secondo l’Archivio Disarmo nel 2016 gli Italiani che hanno un’arma a casa erano circa 7 milioni. A settembre del 2017 12 italiani su 100 ne possedevano almeno una. Acquistata legalmente o detenuta illegalmente”, secondo il Rapporto Coop di quest’anno, per difesa personale a causa del continuo verificarsi di aggressioni, violenze fisiche e ladrocini, benché solo l’8% di quelli che la possiedono ammetta di averla acquistata per questo motivo. Ma anche per l’aumento di Musulmani che le adoperano non solo contro le loro mogli e figlie, ma anche contro Cristiani ed Ebrei. Naturalmente, usano armi non autorizzate né registrate.

A volte possedute da minorenni, benché proibito in Italia. Dove, per ottenerle, occorre essere maggiorenni ed avere una ragione valida che ne giustifichi l’acquisto, dopo aver ottenuto il nulla osta del Questore. Autorizzazione, indispensabile anche per chi le eredita, rilasciata dal Prefetto, che ha validità annuale e permette di uscire da casa con l’arma. Occorre pure che le ASL di residenza, gli Uffici medico-legali e le strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato attestino che il richiedente sia fisicamente e psicologicamente sano.

Al che si aggiunge, per legge, “la documentazione o autocertificazione relativa al servizio prestato nelle Forze Armate o nelle Forze di Polizia ovvero il certificato di idoneità al maneggio delle armi rilasciato da una Sezione di Tiro a Segno Nazionale (questa documentazione non deve essere stata ottenuta da più di 10 anni)”. Oltre a ciò, il richiedente deve dimostrare di non trovarsi nelle “condizioni ostative” previste dalla normativa, cioè di avere “una condotta di vita improntata alla piena osservanza delle norme penali e di quelle poste a tutela dell’ordine pubblico, nonché delle regole di civile convivenza”. Inoltre deve dare le generalità dei conviventi, non essere "obiettore di coscienza", tanto meno disertore. E di non aver subito condanne detentive.

Requisiti verificati, anche per il rinnovo della licenza, da un collegio medico composto da tre dottori, di cui almeno uno specialista in neurologia e psichiatria. Deve anche esserci una comunicazione tra medico curante, ASL e autorità competenti in grado di farle avere in modo rapido informazioni su eventuali mutamenti dello stato di salute psico-fisica del detentore di armi. Cambiamenti che possono comportare la sospensione o la revoca della licenza. La quale, se concessa, permette di possedere al massimo 3 armi e un numero illimitato di fucili da caccia. La legge esige anche “un’anagrafe informatizzata dei detentori di armi, nel rispetto della normativa sulla privacy e sulla base dei dati trasmessi dalle ASL”.

Contrariamente ai Paesi Europei che hanno subito attentati terroristici o temono di averne, l’Italia risulta essere il 15° Stato per detenzione e possesso di armi da parte di privati, soprattutto a Milano e Torino. Mentre è tra le prime Nazioni al mondo per produzione e vendita, al secondo posto per l’esportazione, principalmente verso l’Arabia Saudita, ed al 18° per importazioni, dopo gli Stati Uniti. Dove 89 cittadini su 100 sono armati, il che comporta un incremento notevole di omicidi. Una diffusione, quella americana, che “ha radici nella storia e cultura”, come affermato da Maurizio Simoncelli, vice presidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, ritenendo però che “anche da noi le cifre sono in allarmante aumento”.

Tuttavia, se “nella Penisola non si vendono armi nei supermercati, come negli USA, tanto meno si nota un minorenne che compra un fucile, però si constata un aumento di crimini con armi per caccia o uso sportivo, a causa di difetti nel sistema dei controlli “che rendono facile aggirare la normativa”. In quanto “da noi ci sono norme precise che ne regolano la diffusione, con alcuni punti deboli”, precisa Simoncelli. Mancanza cui si aggiunge l’assurdità di pensare “che detenere un’arma a volte è considerato meno pericoloso di guidare: il rinnovo della patente si fa con più frequenza”. Anche perché “si può benissimo chiedere di detenere un’arma per uso sportivo e poi usarla in modo improprio. Tante persone con disturbi della personalità non sono controllate né controllabili”.

Inoltre c’è la possibilità di comprare armi via Internet, navigando in anonimato, cosa alquanto diffusa che permette a quattro milioni di famiglie di possedere una pistola o un fucile senza sottoporsi ai necessari controlli. Senza contare che molti sono autorizzati ad averne, per un triennio, per andare a caccia di poveri innocenti animali. E, talvolta, di persone che si vuole sopprimere.

 

Egidio Todeschini

6.10.2017