Alle comunali pochi elettori e divisi

Solo in 13 Comuni dei 1363 è stato eletto il Sindaco. Negli altri il 19 giugno ci sarà il ballottaggio tra i due candidati più votati

 

 

Il 19 giugno in Italia si ritorna alle urne per eleggere il Primo cittadino tra i primi 2 candidati prescelti, il 5 giugno, nei 1339 Comuni nei quali si è votato. I ballottaggi dipendono soprattutto dalla notevole astensione del 62,14% degli elettori. Un calo dovuto al lungo ponte della Festa della Repubblica e, forse, alla scarsa informazione popolare sui programmi dei partiti, spesso troppi (a Roma erano 11!), dei quali a volte non si conoscono gli ideatori e le opinioni, nonché alla scarsa onorabilità dei politici, spesso incapaci e corrotti. Come l’ex Sindaco di Roma, quell’Ignazio Marino, reo di tante manchevolezze, furti ed arroganze che hanno malridotto la Capitale, che tuttavia ha avuto la faccia tosta di ricandidarsi.

Un astensionismo che 70 anni fa non esisteva, in quanto gli Italiani e, per la prima volta, le Italiane si prepararono a fare una cosa che non avevano mai fatto e forse neppure pensato: votare, concorrere a decidere il proprio destino, scegliere tra Monarchia e Repubblica. Poi è diventato il grande nemico delle elezioni, comunali, regionali o parlamentari che siano. Una diserzione che ha radici lontane, da alcuni analisti fatte risalire alla caduta del muro di Berlino nell'89 e che in Italia si espande sempre di più, a prova della definitiva perdita di valore e di gradimento dei partiti. Un trionfo dell'antipolitica che, da allora, si manifesta anche nelle elezioni comunali, in teoria le più sentite dai cittadini. Come risultato dai primi dati raccolti a mezzogiorno e a fine pomeriggio del 5 scorso: a votare, soprattutto nelle grandi città, si era recato solo il 17,99% dei 13 milioni di cittadini, 18.318 dei quali diciottenni.

Alle 23, ora di chiusura dei seggi, risultavano un po’ di più, ma i dati sono rimasti bassi, in particolare nelle metropoli. A Roma ha votato il 58%; a Milano e a Torino il 61; a Bologna il 63,59. Partecipazione risultata più alta in alcuni Comuni più piccoli, tra i quali Brescia in Lombardia (70%) e, nel Lazio, Rieti (77%).  E’ vero che, in democrazia, il voto è un diritto, ma anche un dovere che dovrebbe essere osservato. Però gli elettori decidono di volta in volta se votare e per chi. Magari dando la preferenza ad un ex sindaco, scelto per quanto ha concretizzato o promesso durante il precedente mandato.

Come hanno fatto i Napoletani che hanno votato per Luigi de Magistris che aveva garantito l'addio a Equitalia, molto odiata dai concittadini, sponsorizzato una proposta di legge per trasformare Napoli in un “Comune a statuto speciale con autonomia finanziaria e legislativa”, e distribuito ai senzatetto molti alloggi popolari delle periferie. Cittadini riconoscenti, quindi, ai quali si sono aggiunti quelli che lo hanno prescelto, malgrado le tante sue inadempienze ed irregolarità , non per convinzione personale o gratitudine, ma solo per disprezzo verso il Premier, avendo egli sempre detto di essere un convinto oppositore di Matteo Renzi.

Un antirenzismo alquanto diffuso, in Italia, il quale probabilmente ha causato il fatto che solo 8 esponenti del Pd (nelle precedenti elezioni del 2011 erano stati 22!) andranno al ballottaggio nei Comuni a tradizionale conduzione di sinistra. Unica eccezione quella del piddino Massimo Zedda che, a Cagliari, ha ottenuto l'immediata riconferma con consensi oltre il 50,96%. Ovviamente scontata, invece, la rapida elezione di un candidato di sinistra, se nella lista elettorale c’è solo il suo nome, come successo in alcuni Comuni della Provincia di Torino.

E’ andato meglio il centrodestra nelle città nelle quali è rimasto unito e concorde, visto che i suoi candidati andranno al ballottaggio in 25 Capoluoghi di provincia (Milano, Napoli, Bologna, Trieste, Varese, Grosseto, Ravenna, Olbia e Caserta) e in 10 Comuni. Resta, però, il fatto che, pur avendo, in molte zone, prevalso sugli altri partiti ha perso voti a causa delle divisioni interne e dei conflitti sulla scelta del candidato, come successo a Roma tra Berlusconi, il leghista Salvini e la Meloni di Fratelli d’Italia. Il che ha fatto sì che ad Isernia si contenderanno il ruolo di Sindaco il candidato di Forza Italia e quello di Fratelli d’Italia. Staremo a vedere di che entità sarà l’astensionismo il prossimo 19 giugno.

Forse sarà ancora alto, anche perché, spesso, i sindaci sono corrotti o corruttibili, perdono credibilità, urlano insulti ed esercitano male la loro funzione. Tuttavia, i cittadini dovrebbero andare alle urne, perché i risultati delle Amministrative li coinvolgono e contribuiscono a determinare una equilibrata tenuta della città, dal punto di vista territoriale, lavorativo ed imprenditoriale. C’è da sperare che gli elettori se ne rendano conto. Perché a loro spetta l’ardua sentenza.

Egidio Todeschini

9.6.2016