Il nuovo decreto contro il femminicidio

Una strage in aumento che il Ministro della Giustizia Cancellieri tenta di ridurre. Ma il testo legislativo presenta qualche lacuna

 

 

Nel 2012 Riccardo Iacona, autore del libro Se questi sono uomini, ritenendo necessario fermare la strage delle donne, non ebbe remore a condannare l’indifferenza nazionale e a dire che “nessuno si fa carico di questa mattanza. Solo un Paese barbaro può ignorare queste morti. Solo politici complici possono tacere”. Riferendosi poi alla vigente legge sullo stalking, aggiunse: “Basterebbe che il Ministro fornisse gli strumenti per applicarla. Bisogna farla diventare una priorità: la violenza di genere deve entrare nell’agenda politica”. Trattasi, in effetti, di un’emergenza nazionale, di una criminalità in continuo aumento, attuata tramite stalking (8.762 casi nel 2012), violenze, abusi e soprusi vari in famiglia (9.211 le vittime italiane nel 2012; 3.712 le straniere). Drammi delle quali le cronache informano quasi ogni giorno; che avvengono in tutte le Regioni d'Italia e a qualunque livello sociale. Si moltiplicano le denunce, 8.882 l’anno scorso, alle quali, però, non corrispondono sempre gli arresti, effettuati solo su 1.960 persone, a delitto avvenuto. In un solo anno, il 2012, se ne sono registrati ben 127 (dati dell'Associazione Nazionale Funzionari della Polizia di Stato). Ai quali vanno aggiunti, ma il dato non è sicuro, i 50 registrati nei primi 5 mesi dell’anno in corso. Necessario, quindi, inasprire le pene anche riguardo allo stalking, fenomeno sempre più diffuso ed anticamera di episodi che, prima o poi, sfociano nel sangue. La legge in merito non ha portato grandi benefici, per il fatto che le denuncie (più di 5.000 in 5 anni!) spesso non hanno fatto scattare le misure opportune per evitare il peggio.

Serve qualcosa di più incisivo che permetta d’intervenire prima che sia troppo tardi, onde mitigare quella mentalità perversa di chi si crede in diritto di procedere contro la moglie o la fidanzata che non ne vuol più sapere del loro maschilismo prepotente e manesco, che tutto è, tranne che vero amore. E’ quanto si prefiggono il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e l’addetta alla Giustizia, Anna Maria Cancellieri, la quale ha annunciato un decreto antiviolenza per prevenire e contrastare il triste fenomeno. Che non si manifesta solo in Italia, tanto da spingere la Convenzione di Istanbul ad approvare un disegno di legge per prevenire la violenza sulle donne e ridurne il numero, introducendo ulteriori misure, anche di carattere preventivo, volte a proteggere, “in maniera più incisiva, le vittime e le loro famiglie”. Seguendo, magari, il cosiddetto “metodo Scotland”, cosiddetto dal nome dell’ex Ministro inglese della Giustizia che lo ha proposto e che in 7 anni ha fatto calare del 90% gli abusi sulle donne, mediante la creazione di Tribunali specializzati nelle violenze domestiche e l’istituzione di un “tutor” che, durante il processo, difende la vittima cui è data una casa per potersi allontanare dal luogo dove sono avvenuti i soprusi. Metodo, questo, già accolto in Spagna e Nuova Zelanda e che dovrebbe arrivare anche in Italia, grazie ad un accordo tra l’Università milanese Bicocca e la presidente della Camera, Laura Boldrini. Sta di fatto che, per ora, tali mattanze continuano, per cui s’impone con urgenza, come garantito al Tg1 dal Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, l’approvazione del decreto Cancellieri, apprezzabile nel suo insieme, ma con alcune disposizioni discutibili.

Giusto ammettere legalmente che è “violenza” non solo quella fisica, ma anche la psicologica, sessuale ed economica, in quanto ciò trasforma la famiglia in una pericolosa prigione in cui spesso, per paura, le fidanzate, le mogli o le figlie diventano dipendenti del loro carnefice. Ma inadeguato prevedere l’intervento delle Forze dell’Ordine pure su segnalazione di un estraneo al quale è garantito l’anonimato: si rischiano così denunce infondate, magari fatte solo per invidia o per un equivoco. E serve poco “ammonire” il violento con la sospensione della patente per 3 mesi. Perché chi può, assume un autista, altrimenti si serve di mezzi pubblici o guida senza patente. Altro errore è condannare l'atto di violenza solo quando non è episodico; così si va contro l’orientamento della Cassazione per la quale un solo gesto aggressivo “costituisce affermazione della supremazia di una persona su un'altra persona e disconoscimento della pari dignità di ogni persona”. Tra l’altro, mancano disposizioni che obblighino le Forze dell'Ordine, nonché Pm e Giudici civili e penali, ad interventi immediati e tempestivi. Senza contare la non previsione del sequestro di beni e stipendi del reo, tanto meno di multe. Ed anche il non aver imposto alle scuole l'obbligo di corsi di educazione civica e d’informazioni in merito.

Il femminicidio è atto discriminatorio che nega alle donne diritti umani e libertà fondamentali: contrastarlo è necessario ed urgente, tanto quanto risolvere la crisi o ridurre la disoccupazione giovanile. Per riuscirci, occorre una normativa attenta e scrupolosa che ponga fine alla tragedia personale di chi è vittima anche di un solo episodio di violenza, nonché della conseguente paura che ne deriva e ciò che essa comporta: desiderio di fuggire, terrore per ciò che i figli possono subire, richiesta di aiuto, di pace e giustizia, spesso reclamati ma non ottenuti in tempi brevi ed in maniera certa. Occorre anche cambiare la cultura che alimenta la mentalità ottusa e patriarcale che spaccia per amore ciò che, invece, è solo egoismo, presunzione, maschilismo e quella convinzione di superiorità che a qualcuno - purtroppo tanti - non fa sentire il doveroso obbligo di rispettare le donne. Da qui, la necessità di effettuare una battaglia per prevenire, proteggere e punire in tempi giusti, cioè brevi. Solo così la società sarà veramente civile.

Egidio Todeschini

 

21.6.2013