La libertà religiosa ben poco tutelata

La primavera araba in realtà è un inferno. Troppi cristiani perseguitati nel mondo. Anche in alcuni Stati europei ed americani  

 

C’è da preoccuparsi a leggere il Rapporto 2012 sulla libertà religiosa nel mondo, presentato a Roma e a Lucerna dall’ACCS (Aiuto alla Chiesa che soffre). Dall’indagine sui principali avvenimenti del 2011 e della prima metà del 2012 in 196 Nazioni si appura che, pur restando stabile il numero di stragi ed abusi, le violenze sono sempre più feroci e che il fenomeno tende ad estendersi geograficamente ed ad infierire nei confronti di molti credi religiosi. Soprattutto nei Paesi a maggioranza musulmana, compresi Egitto, Libia, Tunisia e Siria dove, fino a poco tempo fa, c’era più moderazione, mentre oggi i Cristiani sono perennemente sotto pressione, torturati ed uccisi. Tanto da far dire all’islamologo padre Samir Khalil Samir, docente all’Università Saint Joseph di Beirut e al Pontificio Istituto Orientale, che, benché chiedano “l’uguaglianza con gli altri e il rispetto della loro fede”, o muoiono o sono obbligati a scappare. Segnali allarmanti cui si aggiungono quelli di altri Stati nei quali la situazione non è migliore, a giudicare dalle cifre riportate nel succitato Rapporto.

Ancora troppi i Paesi nei quali la libertà religiosa è negata praticamente a tutti e dove avvengono brutali scontri perfino tra seguaci delle distinte e discordi tribù musulmane. Sono 4,9 miliardi le persone al mondo che non ne vedono tutelato il diritto, per cui diventano oggetto di soprusi e violenze, anche se, in qualche Stato, tra i quali l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, si registrano iniziative importanti a favore delle diverse comunità religiose. A farne maggiormente le spese sono i Cristiani, siano essi Cattolici, Copti, Ortodossi o Protestanti. Circa 10 milioni di questi, subito dopo la Seconda Guerra mondiale, sono stati costretti ad emigrare dai Paesi arabi. Di quanto succede quotidianamente nel mondo islamico siamo, purtroppo, a conoscenza: le cronache parlano di chiese e di centinaia di case incendiate e distrutte, di donne e fanciulle rapite, stuprate ed obbligate alla conversione. Tanti i Paesi nei quali è condannato il proselitismo non musulmano, proibita la costruzione di chiese e dai quali la gente fugge. Secondo l'Alto Commissariato per le Nazioni Unite, dalla Siria il 75% della popolazione è scappato nei paesi confinanti: solo in Turchia 120 mila persone, vecchi, donne e bambini, dormono su pavimenti attrezzati con stuoie e coperte impolverate.

In effetti, a sfogliare alcuni passi dei libri di testo delle scuole pubbliche saudite c’è da inorridire: dopo aver enunciato che “Ebrei e Cristiani sono nemici dei credenti e non possono avere l'approvazione dei Musulmani”, vi si legge che i seguaci di Jahweh sono definiti “scimmie”, “suini” quelli di Cristo. Questi ultimi, a stare al Rapporto sulla Libertà religiosa nel mondo, sono i più esposti a discriminazioni e persecuzioni, rappresentando il 75% dei casi. Pur non essendo l'unico gruppo religioso a pagare il prezzo della propria fede, sono “quelli che oggi soffrono maggiormente a causa di limitazioni alla libertà religiosa”. Nel Medio Oriente ma pure in Africa, come dimostrano le violenze in Congo, Kenya, Mali, Nigeria, Ciad, Tanzania, Sudan, Eritrea e Somalia. E in Asia: in India solo nel 2011 si sono registrati 170 attacchi contro i Cristiani da parte degli estremisti indù, mentre in Cina, Vietnam, Birmania e Nord Corea le violazioni alla libertà religiosa avvengono per motivi politici, non fideistici.

Violenze che si manifestano anche in Occidente, Europa compresa; che prima ignoravamo e delle quali oggi veniamo a conoscenza, sia per il loro ripetersi, sia perché l’immigrazione, più o meno clandestina, ha incrementato notevolmente il numero di Musulmani residenti nei Paesi occidentali. Basti pensare che in Svizzera ce ne sono 400mila, in Francia rappresentano il 10% della popolazione, in Italia superano il milione. Una propagazione che inizia a creare situazioni preoccupanti in alcuni Stati: per esempio nella Bosnia-Erzegovina dove gli ingenti investimenti compiuti da Stati arabi stanno dando vita a comunità islamiche sempre più fanatiche; e in Albania ove crea problemi la diffusione di un Islam intollerante, rappresentato da giovani imam formati in Turchia e in Arabia Saudita. Da qui, forse, la minore tolleranza. Si sa che, per i seguaci di Maometto, l'odio per chi non ne abbraccia il credo è legge: in 36 (su 49) Paesi islamici non si tollerano altre religioni o non si applica la libertà religiosa, anche se, in teoria, riconosciuta.

Secondo Amnesty International, nel mondo occidentale, però, s’incomincia ad ammettere che chi è diverso ha tutto il diritto di esserlo e di essere accettato. Ma ciò richiede tempo, educazione, rispetto e pazienza. Valori di fatto carenti in Europa, se l’UE si vergogna delle proprie radici cristiane, e in America, benché il marcato calo demografico condanni entrambi i Continenti ad avere una popola­zione sempre più anziana; ed il dilagare di una concezion­e edonistica e materialistica del­la vita, nonché l'afferma­zione del relativismo, porti alla perdita della verità e dell’etica. A quel deserto spirituale che mette a repentaglio la dignità della persona e la sacralità della vita. Il che, come rileva Magdi Cristiano Allam, conferma che l'Occidente “è vittima di una chiara vocazione al suicidio della propria civiltà. I Musulmani che ci hanno condannato a morte per il semplice fatto di esse­re Cristiani, Ebrei, laici, atei, infe­deli, apostati sono in casa nostra: o saremo in gra­do di difenderla o saremo sotto­messi al dominio islamico così co­me è accaduto negli altri Continenti. E’ il caso di reagire”. Per salvare noi ed i Cristiani dell'altra sponda del Mediterraneo dove è nato il Cristianesimo. E dove hanno origine le nostre radici.

Egidio Todeschini

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