Mafia Capitale e il dopo Marino

Roma evidenzia il volto del Pd. In Italia il partito ha 102 politici indagati per reati vari. Per ripartire servono uomini capaci e onesti

 

 

 

E’ risaputo che nella Penisola regni la corruzione. Chi segue la politica nazionale appura ogni giorno casi nuovi, con conseguente mobilitazione della Magistratura che, in genere, impone all’eventuale imputato il carcere preventivo, come successo recentemente a Mario Mantovani, ex senatore di Forza Italia ed assessore alla Sanità della Regione Lombardia, accusato di “scambio di favori” per essersi fatto ristrutturare la casa da aziende alle quali aveva assegnato appalti pubblici; oppure si limita ad inviare un avviso di garanzia, come nel caso di Marino, sindaco di Roma. Ritenuto persona onesta e capace, fu presentato dal Pd in quanto era “la persona giusta per risollevare” Roma infangata dall’indagine Mafia Capitale che ha coinvolto una buona parte dei politici, un centinaio dei quali indagati e 37 arrestati per estorsioni, usure, malaffare ed alleanze con i mafiosi. Convinzione o speranza di onestà e capacità del candidato del Pd sostenuta anche dal quotidiano La Repubblica che prima vedeva in lui “un chirurgo per curare Roma” e ricacciare “nelle fogne quelli del centrodestra”, e dopo, a vittoria ottenuta, elogiava il neo “sindaco in bicicletta che fa la figura dell'atleta”. Tanto stimato e benvoluto da spingere la Ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia, ad approvare il desiderio espresso da Marino di candidarsi a sindaco di Roma per un secondo mandato, in quanto convinta che “stia facendo molto bene”.

Non certo i suoi doveri da primo cittadino: non paga le 8 multe da 80 euro l’una, per aver parcheggiato la sua automobile oltre i varchi del centro storico, benché con permesso scaduto; offre ai familiari cene fatte passare per incontri istituzionali, quindi pagate con soldi del Comune. Come i 22mila euro per il viaggio, dal 23 al 29 settembre scorso, a Philadelphia, dove era stato invitato dalla Temple University per tenere un convegno dietro retribuzione, benché avesse assicurato che “il viaggio non lo pagheranno i Romani”. Nel frattempo, faceva poco o nulla per sistemare le strade e tenerle pulite, disattenzione tanto grave da far scrivere dall’Osservatore Romano che “la capitale, a meno di due mesi dall'inizio del Giubileo, ha la certezza solo delle proprie macerie”. E di quella sporcizia che, a settembre, spinse Alessandro Gassmann a pulire le strade, perché “i 300 spazzini di quartiere annunciati dal Comune non si sono visti”. Manchevolezze e furti ai quali si aggiunge la menzogna sull’inesistente invito fattogli dal Papa a raggiungerlo negli Stati Uniti.

Fatti imperdonabili che non permettono di comprendere il motivo che ha spinto la conduttrice televisiva Serena Dandini a dire che “Marino deve dimettersi, ma fa tenerezza” e i pm di Roma a tergiversare davanti al reato di peculato, dicendo: “dobbiamo valutare”. Anche il senatore Pd, Luigi Zanda, ammette che “i risultati di Marino per ora non sono sufficienti”, però esprime la convinzione che “abbia governato con grande buona fede”. Una difesa fatta per ragioni di partito, ma che non reggono, se “il chirurgo che doveva curare Roma è riuscito solo a mandarla in coma”, come sancito da il Giornale. Che ovviamente critica chi, su L’Espresso, afferma che il sindaco romano “ha tanti difetti. Ma è una persona perbene”, cui si unisce il primo cittadino di Catania, Enzo Bianco, convinto che “Marino deve andare avanti con la determinazione, il coraggio e l'onestà che lo hanno sempre contraddistinto”. Giudizi ispirati da opinioni politiche, non dalla realtà dei fatti.

I quali hanno fatto ritenere inevitabili le dimissioni di Marino, reclamate anche dai consiglieri del Movimento 5 Stelle, probabilmente convinti di poter vincere le prossime elezioni, come temuto dal Premier Renzi e dallo stesso Marino che, infatti, ha a lungo tergiversato in merito, annunciando il suo ritiro dal Palazzo del Campidoglio, ma precisando di poter cambiare idea entro 20 giorni, quindi di ritirarle. Il 12 ottobre le ha confermate e diventeranno efficaci il 2 novembre. Il che ha dato vita ad un’infinità di commenti, favorevoli e contrari alla sua decisione, su Facebook a Twitter. C’è chi spera che non le ritiri e chi, invece, elenca le sue 40 “buone azioni”, augurando un suo ritorno alla carica di sindaco. Ovvio, esiste la libertà di opinione. A subirne gli effetti è la Capitale che, negli ultimi tre decenni, ha visto consolidare il fallimento amministrativo ed il degrado civile, rendendola priva di vita e di idee. Le prossime elezioni possono dare origine ad un nuovo inizio e ad una nuova vitalità. Ma solo se si scelgono i candidati giusti.

Egidio Todeschini

17.10.2015