Quei magistrati che si sentono padreterni

Sentenziano su tutto come se avessero un indiscutibile potere di vita e morte. A scapito di politici, medici, sacerdoti e popolo

 

Leggo un articolo di Marcello Veneziani, inviatomi da una lettrice e pubblicato l’11 aprile scorso su Il Giornale, attratto soprattutto dal titolo: “Embrioni e nozze gay, ormai Dio indossa la toga”. Mi colpisce, in particolare, la prima parte del testo che riporto integralmente: “Il legislatore e i rappresentanti del popolo sovrano, i medici, i sacerdoti e gli scienziati non contano nulla, possono solo proporre; ma a disporre alla fine è il magistrato. È lui che detiene il monopolio assoluto in materia di vita e di morte, di leggi e di valori, di libertà e divieti. Il giudice è dio in terra e ultima istanza suprema, detentore della Verità e del monopolio della Forza. A lui solo è concesso il decisionismo negato agli altri poteri. Il nostro è diventato un Paese in cui tutto è relativo, meno il potere dei giudici, ogni decisione è opinabile, salvo le scelte ideologiche della Corte. Un’Italia in cui, a dispetto della divisione dei poteri tra legislativo, esecutivo e giudiziario, quest’ultimo sovrasta gli altri. E dove non contano più leggi, costumi e tradizioni popolari, se il giudice può ritenersi l'unico Assoluto in una società relativista. Gli altri, parlamentari, medici, preti ed esperti al più sono i suoi periti, in tutti i sensi”.

A dare lo spunto all’articolista sono state due sentenze emesse recentemente: una dalla Consulta, la quale ha dichiarato incostituzionale la norma della legge 40 che proibisce la fecondazione delle coppie completamente sterili tramite il gamete o spermatozoo di un donatore; l’altra dal Tribunale di Grosseto che ha riconosciuto valido il matrimonio, celebrato a New York, di Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, ordinando al Comune di registrarlo nel registro di stato civile, cosa che, nel 2012, l'addetto comunale competente si era rifiutato di fare. Suscitando, ovviamente, pareri contrastanti ed accendendo un vivace dibattito in Toscana e nel resto d'Italia.

Contestazioni ed apprezzamenti risorti dopo le due decisioni. A favore si è espresso il deputato Riccardo Lo Monaco secondo cui le due delibere “rappresentano senza ombra di dubbio il trionfo del diritto, ma ancor di più del buon senso contro l'ignoranza”, benché ritenga che “domani un qualsiasi altro tribunale italiano potrebbe giungere alla decisione opposta”. Anche la deputata del Sel, Marisa Nicchi, è del parere che la sentenza di Grosseto esprima “il trionfo dell’amore che sconfessa tutti quelli che gridano allo scandalo ogni volta che sentono parlare di matrimoni gay”, e si augura che “non rimanga isolata, ma sia un segnale per concreti cambiamenti nella legislazione nazionale”. A favore della delibera della Corte Costituzionale si esprime Andrea Borini, presidente della Società italiana fertilità e sterilità, convinto che “l’argomento della discriminazione nei confronti delle coppie sterili e del loro diritto di accedere al trattamento fosse forte. Alla lunga ero sicuro che avrebbe prevalso”, dato che, annualmente, circa 2 mila coniugi italiani vanno all’estero per procreare, il 63% dei quali in Spagna. Esultano anche i Radicali che hanno sempre contestato la legge, tanto da promuovere, nel 2004, un referendum abrogativo che però non raggiunse il quorum. E potrei continuare con la citazione dei tanti che si sono dichiarati entusiasti delle due sentenze, dimenticando che decidere in merito spetta ai politici ed al popolo che li elegge, non ai giudici. Come, invece, ha fatto il presidente della Provincia di Grosseto, Marras il quale, pur ammettendo che il verdetto del Giudice di Grosseto “restituisce dignità a tante persone omosessuali”, si stupisce “del fatto che nel nostro Paese si arrivi al riconoscimento formale di diritti civili e individuali solo per via giudiziaria”.

Certo, ciascuno è libero di pensarla come vuole. Però, se l'uomo crede di aver diritto a fare ciò che desidera, sostituendosi a Dio, incorre in quel delirio di onnipotenza che può spingere, un domani, a fare accettare la fecondazione assistita per gli omosessuali, anche se ciò comporterà alla prole disagio ed imbarazzi. Dei quali si è disinteressato il Parlamento Europeo quando, nel 2012, ha votato a maggioranza una risoluzione secondo cui non è lecito negare protezione ai figli delle coppie omosessuali. Che, dal 2001, in Danimarca, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Islanda, Norvegia, Portogallo, Spagna e Svezia, si sono viste riconoscere il diritto al matrimonio. Decisione cui è seguito, nel 2003 e nel 2012, l’invito dell’Europarlamento ai Paesi non conformatisi, come l’Italia, a dotarsi di una normativa adeguata. Il che avvalora la fondatezza delle critiche da molti rivolte all’Unione Europea. Che ignora quanto sia irrazionale tutelare la famiglia omosessuale che non solo la Chiesa Cattolica, ma quasi tutte le religioni, Ebraismo ed Islamismo compresi, condannano. E che spinge Veneziani a concludere il suo articolo con un commento, ripreso nel titolo, secondo cui “l'umanità finora ha sbagliato, il progressismo ci dona d'un colpo la Verità negata nei secoli e Dio non è più in cielo perché presta servizio in tribunale”. Impossibile dargli torto.

Egidio Todeschini

 3.5.2014