Fermare le crescenti disparità si può

Nel mondo aumentano i poveri e si allarga a dismisura la ricchezza dei benestanti. Una vergogna che deve essere eliminata

 

 

L’economista Leonardo Becchetti commenta, su Avvenire del 17 gennaio scorso, l’ultimo rapporto Oxfam (Confederazione internazionale che lavora contro le ingiustizie e la povertà del pianeta) dal quale si appura che, tra il 1988 e il 2011, il reddito medio degli indigenti è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dei milionari è cresciuto di 11.800 dollari, ovvero 182 volte tanto. Quindi, secondo Becchetti, “per arrivare alla ricchezza della metà più povera del pianeta (oltre 3 miliardi e mezzo di persone)”, basterebbe che gli 8 più ricchi versassero parte del capitale a beneficio dei bisognosi.

La Oxfam rileva anche che l’evasione fiscale, a livello mondiale, è di 100 miliardi di dollari, con ciò che ne consegue alla salute dei cittadini ed all’istruzione. “Soldi che basterebbero per mandare a scuola 124 milioni di bambini che ora non ci vanno. E per salvare la vita di 6 milioni di bambini con sistemi sanitari più accessibili”. Frode che danneggia la vita sociale e mette a rischio la tenuta della democrazia e delle popolazioni. Che abbandonano i loro Paesi sperando di trovare lavoro e cibo altrove, come constatiamo ogni giorno. 

Disuguaglianze economiche tra gli individui di una Nazione e di Stati diversi che contrastano con quanto affermato dal Fondo monetario internazionale secondo il quale “il Pil mondiale cresce mediamente al 3,7% l’anno”. Diversità che dovrebbe spingere ad un mondo più giusto. In quanto causata dal consumismo e dal comportamento di chi non sa cosa sia la fame e non crea risorse per l’ambiente, per il territorio, con infrastrutture utili per la collettività. Un crescente divario fra super ricchi e poverissimi che ci sono sempre stati e che, per la Chiesa e non solo, è motivo di scandalo.

Esistono pareri discordanti su quanta disuguaglianza sia necessaria o tollerabile in una società, e su come ci si debba comportare. Alcuni la ritengono utile perché spinge alla crescita economica, altri la giudicano necessaria al sistema capitalistico ed al suo ruolo. Molti, invece, pensano che sia un problema soprattutto sociale ed ingiusto, al quale occorre opporre politiche di contrasto che gioverebbero al sistema economico ed a chi potrebbe, di conseguenza, goderne i benefici. Questa opinione è ricollegabile alla dottrina comunista o socialdemocratica. Che, a volte, predica bene ma razzola male, quando si preoccupa dei vantaggi da elargire ai loro personaggi, ma non agli 800 milioni di persone, soprattutto giovani, che soffrono la fame.

Sono 385 milioni i bambini, sotto i 5 anni d'età, che nel mondo vivono in condizioni di povertà estrema tanto che nel 2012 ne morirono 6,6 milioni, secondo il Rapporto Unicef del 2014. Da altre indagini si appura che, soprattutto nel Sud del mondo, i bimbi sottopeso siano circa 100 milioni, ai quali si aggiungono i 115 milioni di analfabeti, in quanto la miseria non permette ai loro genitori di mandarli a scuola.

Dramma da sempre oggetto dell'impegno della Cesvi, organizzazione umanitaria che spinge alla solidarietà internazionale verso le vittime innocenti delle disuguaglianze sociali ed economiche interne ai singoli Paesi. Compresi quelli occidentali, in quanto il problema della povertà riguarda sempre di più anche il nostro Continente, e non solo. Secondo Save The Children 27 milioni di bambini sono a rischio in Europa, 1 milione dei quali in Italia. Un po’ meno in Svizzera, pare, dove solo un bambino su dieci, spesso figlio di immigrati o di divorziati, ne soffre.

Drammi dovuti all’aumento della disoccupazione che, secondo l’Istat, nel 2016, ha registrato, nella Penisola, un tasso dell’11,6% per gli adulti, e del 40% dei giovani attivi (i non studenti liceali o universitari) tra i 15 e i 24 anni, mentre in altri Paesi europei era del 22%. Incremento che, secondo le statistiche, colpisce uomini e donne “e si distribuisce tra le diverse classi di età, ad eccezione degli ultracinquantenni”. Numeri che non fanno sperare. E scandalizzano, se compariamo la loro situazione a quella di quanti godono di stipendi favolosi, come i politici, le star dello sport e della televisive. Personaggi, questi ultimi, che guadagnano milioni di euro, benché la Rai pianga miseria.

Un mondo, dunque, immorale. Che andrebbe totalmente modificato. Rendendoci conto che il contrasto tra ricchi e poveri è causato dal consumismo e dal comportamento anche nostro e di chi non investe i propri soldi su operazioni che aiutano l’ambiente, i territori e le collettività indigenti. Le quali, per fame o malattie, muoiono. Basta pensare che, secondo l'UNICEF, ogni giorno, 22.000 bambini cessano di vivere a causa della povertà. Un obbrobrio cui dobbiamo e possiamo porre rimedio.  

Egidio Todeschini

 

10.2.2017