Come trasformare l’angoscia in speranza

Occorre cambiare passo nella difesa del Paese. Le polemiche del dopo terremoto. Meglio puntare sulla ricostruzione e sulla prevenzione

 

 

Disastroso il sisma che, il 24 agosto scorso, ha ridotto in macerie Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto e fatto morire 295 persone, una decina delle quali bambini, neonati compresi. Cifra cui vanno aggiunti i dispersi che, secondo le Protezione civile, al momento in cui scriviamo sarebbero almeno 10. Una tragedia che ha sconvolto, fatto sorgere critiche e, soprattutto, messo in evidenza l’umanità e la solidarietà dei volontari, donne e uomini che agiscono da angeli custodi, da “samaritani”, come li definisce il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, Padre Enzo Fortunato, per reagire al grido di dolore e di disperazione dei terremotati e per trasformare in speranza l’angoscia di chi non ha notizie di un familiare.

Ad essere colpita, con più di 1.000 scosse, è la zona appenninica del Centro Italia. Ha comportato la distruzione di scuole, chiese, edifici pubblici e capolavori artistici. In un Paese a forte rischio tellurico, come l’Italia, ove una continua costruzione di abitazioni ha allagato le periferie delle grandi città e assediato i nostri meravigliosi borghi in quarant’anni si sono verificati ben sette terremoti che hanno comportato un notevole aumento del debito pubblico. Tanto da spingere i politici ad emanare leggi onde effettuare i necessari adeguamenti antisismici, poi, in realtà non eseguiti. O divenuti fonte di ruberie e frodi, come emerso da molte indagini giudiziarie.

E’ vergognoso appurare, dopo ogni terremoto, che molti edifici pubblici non siano ancora a norma con le prescrizioni legislative antisismiche vigenti dal 2 febbraio 1974, che hanno integralmente modificato quelle precedenti del 1962 e del 1971, delegando al Ministro dei Lavori Pubblici l’emanazione di prescrizioni tecniche per le costruzioni pubbliche e private, da effettuarsi d’accordo con il Ministro per l'Interno, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e con la collaborazione del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR).

Un ritardo esecutivo che, di fatto, ha comportato la distruzione di scuole, ospedali, residenze universitarie e sedi comunali, nonché la morte di chi le frequentava. Come successo nel 2009 a L’Aquila dove procede la ricostruzione, con metodi antisismici, delle case e dei palazzi privati, mentre quella degli edifici pubblici si svolge lentissimamente per colpa della burocrazia, comportando un costo di162 miliardi di euro, mentre sarebbe bastato un quarto di quella somma, se investita negli adeguamenti antisismici, per evitare anche la morte delle persone. In effetti, le misure anti sismiche possono ridurre le vittime, ma non annullarle, in quanto il terremoto a vittime zero è un'illusione, il numero dei morti dipendendo anche dalla natura del terreno, dalla fragilità del territorio e dalla forza delle scosse.

Elementi naturali cui si aggiunge la casualità di chi, al momento del sisma, è fuori casa. Necessario, quindi, prevedere la messa in sicurezza di paesi e città situati sulla dorsale appenninica, dove c’è un patrimonio artistico e monumentale da tutelare, usando quelle tecnologie che oggi esistono e che molti privati hanno utilizzato a spese loro. Occorre cambiare passo nella difesa del Paese dai terremoti, prima che ne arrivi un altro. Destinando a ciò le necessarie spese e gli euro che l’Unione Europea invierà su nostra richiesta, come ha fatto per il terremoto in Abruzzo e per quello in Emilia-Romagna.

Inutile spenderli in azioni giudiziarie spesso inutili, come successo dopo il terremoto all’Aquila dove furono aperte 200 pratiche delle quali solo 19 furono esaminate dai giudici che proclamarono solo 4 condanne. Perché - come ha scritto, in un illuminante fondo su Il Messaggero di Roma, il magistrato Carlo Nordico - ciò significa “convertire la giustizia in oltraggio”, se si ipotizza di indagare anche i privati, morti compresi, responsabili solo di essere rimasti in territori a rischio ed in vecchie costruzioni. Certo, ci saranno stati anche casi di corruzione o di inadempienza degli incarichi ricevuti, ma ora c’è da mettere in campo un piano nazionale straordinario di sicurezza, data la frequenza dei terremoti devastanti sperimentata negli ultimi quarant’anni.

Il che eviterà che crollino monumenti, edifici pubblici e privati, con ciò che ne consegue in danni patrimoniali e morti. Ma non facciamoci illusioni, i morti ci saranno sempre e comunque, perché per evitarli non bastano i lavori antisismici, la carità dei volontari e la solidarietà di chi contribuisce a ridare speranza, inviando aiuti e denaro. Perché è un mito, smentito dai fatti, ma duro a morire, quello della superiorità dell'uomo sulla Natura. La cui forza annulla la tecnologia. 

Egidio Todeschini

3.9.2016