Occorre bloccare l’eccidio dei cristiani

In atto nel mondo il terzo genocidio degli ultimi 100 anni. Urge reagire ma l’Occidente sta a guardare. La denuncia di papa Francesco

 

Dopo quello degli Armeni (un milione e mezzo nel 1915 furono deportati e massacrati nel deserto di Deir Ez- Zor su ordine del Governo turco musulmano), seguì l’eccidio, nella Germania hitleriana e nella Russia stalinista, di 11 milioni di Ebrei. Ora sono i Cristiani a subire le violenze e le torture da parte degli integralisti islamici, nonché a patire la furia di una carneficina che avviene nell’inattività e passività del mondo occidentale, mentre i terroristi dell’ISIS rapiscono, crocefiggono e sgozzano migliaia di persone. Massacri ai quali si aggiunge lo stupro di donne e bambine. Terrificanti le notizie al riguardo, anche se non sempre si conosce il numero esatto delle vittime: dei 350 rapiti in Siria, per esempio, si sa solo che 15 sono stati decapitati o fucilati, sugli altri invece silenzio assoluto; così pure degli 80 abitanti del villaggio di Tel Jazira e dei 21 di Tel Gouran, quasi tutti trasferiti nel villaggio sunnita di Um Al-Masamier; stessa segretezza sulle 51 famiglie  (“con circa 5 componenti a testa", come riferisce l’archimandrita Emanuel Youkhana) sequestrate a Tel Shamiram, delle quali non si sa dove siano tenute in ostaggio. Sta di fatto che, nei 35 villaggi cristiani della zona, non è rimasto più nessuno, perché portati via, uccisi o scappati verso le province siriane di Hassake e Qamishli. Ai quali si aggiungono i 148 studenti cristiani dell’Università di Sarissa, in Kenya, fatti fuori dalle milizie islamiche di al Shabaab, mentre gli altri studenti musulmani sono stati liberati.

Un eccidio costante, giorno dopo giorno, nei confronti dei Cristiani, che l’Occidente continua a rilevare senza reagire. Certo, il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha sottolineato che “è inevitabile il risvolto militare” per bloccare tali nefandezze, esprimendo, però, solo parole. Alle quali non segue nulla di concreto. Tanto da spingere molti a chiedersi se “150 vittime in Kenya valgono meno dei 12 morti di Charlie Hebdo”. Ed a commentare con un giudizio condivisibile: "Il mondo in generale è molto meno attento a quanto avviene in Africa”, se reagisce con il silenzio nei confronti dei “martiri di oggi, perseguitati, esiliati, uccisi, decapitati per il solo fatto di essere cristiani”, mentre si mobilita nel condannare giustamente l’uccisione di pochi giornalisti europei, come dimostrato dal cordoglio espresso da politici e dalla stampa dopo la sparatoria di Parigi. Una mancata reazione, un silenzio che, secondo il Papa, “è complice delle persecuzioni", quasi fosse un “atto morale ucciderli”.

Il giornalista Gian Enrico Rusconi mette in evidenza, su La Stampa, l’inerzia dell'Europa che disconosce le sue origini cristiane, e fa notare quanto sia faziosa la solidarietà espressa dalle università italiane ai sopravissuti di Garissa, se non rileva che gli studenti assassinati erano Cristiani uccisi, a causa della loro fede, da Islamici mossi esclusivamente da un odio specificamente religioso. Tanto da far dire all’americano ebreo John Weiler, studioso di costituzioni, che il nostro Continente è malato di “cristofobia” e non ricorda di essere frutto del Cristianesimo. Per cui chiede rispetto delle diverse etnie, culture e religioni differenti, condanna l’islamofobia ed ogni forma di razzismo, ma rinuncia a tutelare se stessa e le proprie origini religiose. In effetti, non citate neppure nella Costituzione dell’Unione.

E l’Italia? Condanna il negazionismo di chi minimizza i forni crematori e l'Olocausto ebraico, ma non fa passare in Commissione cultura della Camera dei deputati, per l'opposizione del Governo e del Pd, la proposta di ricordare nelle scuole il centenario del genocidio dei Cristiani Armeni, condannati a morire di fame e di sete dagli Ottomani. Tragedia che, ancora oggi, la Turchia si rifiuta di riconoscere. E per la quale nessun esponente del Governo ha partecipato, il 15 aprile scorso, all'inaugurazione della mostra al Vittoriano (Altare della Patria) dedicata a quel popolo straziato, per paura delle reazioni del Governo turco. O, forse, dell’Unione Europea che, con un suo documento ufficiale, mette fuori legge e condanna l'espressione “terrorismo islamico o di matrice islamica”. Come se non esistesse! A giudicare da ciò che accade in Africa ed in Siria, dalle continue minacce che imperversano e che si accompagnano a distruzioni di chiese, conventi e monasteri, alla demolizione delle croci, alla uccisione di chi si rifiuta di convertirsi, al massacro di bambini o al loro reclutamento militare. 

Non a caso aumenta l’arrivo in Italia di profughi che, per scampare al martirio, cercano di fuggire dall’incalzare del terrorismo dell'Isis, mentre chi è costretto a restare vive un vero e proprio inferno di angherie e soprusi, come ha denunciato l’arcivescovo cattolico di Aleppo, Butros Marayati. Mentre a Montecitorio “non è loro riconosciuto lo status di profughi… in attesa di un visto che non si sa se arriverà”. Un dramma, quello in corso, di cui soltanto Papa Francesco ha capito l’entità.

   Egidio Todeschini, 17.4.2015

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