L’antipolitica alimentata dai nostri politici

Sembra in calo la volontà di non andare a votare.  Ma i partiti devono presentare i programmi utili a risolvere i problemi del Paese

 

Secondo il sondaggio di Mannheimer, pubblicato il 6 gennaio sul Corriere della Sera, l’astensionismo elettorale, che l’anno scorso aveva sfiorato il 48% alle Regionali siciliane, ora è inferiore al 40%. Riduzione, secondo quanto affermato dagli intervistati, dovuta al fatto che il Prof. Monti è indicato come eventuale Premier nelle liste di Casini, Fini e Montezemolo, nonché alla decisione di Berlusconi di non ritirarsi dalla politica. Due personaggi che possono piacere o meno ma che, verosimilmente, provocano un maggior interesse per la politica nazionale. O, quanto meno, fanno diminuire la possibilità di vittoria del Pd, ora alleato con la sinistra di Vendola. Ma non è affatto detto che non cresca ancora la decisione di non votare, se, come rileva sul quotidiano milanese Ernesto Galli della Loggia, non si attenua “il degrado così evidente che ha colpito la politica italiana negli ultimi vent’anni”, di cui, secondo l’editorialista, sono responsabili i leader dei partiti, i vari candidati, ma anche i giornalisti che tollerano “la vacuità della chiacchiera politica”. Permettendo così “ai politici di parlare d’altro, di non dire nulla, di sottrarsi a ogni confronto con i fatti”.

Fatti tutt’altro che positivi: il costante aumento del debito pubblico che ora tocca i 2 miliardi di euro; il rilevante incremento del peso tributario cui si deve l’ulteriore spinta all’evasione fiscale che il neo “redditometro” (= rapporto tra entità finanziarie dichiarate e tenore di vita in base al quale il fisco determina il reddito dei contribuenti), non aiuterà a bloccare, anzi, a detta di molti, compreso l’editorialista Ostellino, farà incrementare; l’impoverimento delle classi meno abbienti e di molte imprese, spesso ridotte al lastrico, anche perché, secondo l'ufficio studi della Confartigianato, lo Stato salda loro le fatture con 193 giorni (6 mesi e mezzo!) di ritardo; la notevole crescita della disoccupazione (507 mila unità), specialmente giovanile (pari al 37,1%) e femminile, dovuta anche a tale ritardo; la moltiplicazione, per disperazione, dei suicidi; le mancate riforme legislative e costituzionali (tra le altre, l’abolizione o riduzione delle Province ed il calo dei compensi riconosciuti a politici e a Magistrati) che avrebbero permesso la riduzione del deficit statale.

Situazioni che dovrebbero spingere i leader dei tanti partiti che si espongono al voto a presentare programmi idonei a far calare il debito pubblico, diminuire le tasse, riformare il sistema giudiziario, risolvere il problema delle carceri (appena arrivata dalla Corte di Strasburgo la seconda condanna in merito!), incrementare l’occupazione, salvare le imprese, spegnere la crisi economica, far ridurre l'evasione fiscale che ora toglie alle casse statali 120 miliardi all'anno. Proposte che gli elettori hanno il diritto di conoscere prima di votare e che, invece, tuttora mancano, o quasi, nonostante le decine di interviste, rilasciate sui giornali, in televisione ed anche via twitter, basate prevalentemente sulla scelta dei candidati, su insulti reciproci, su eventuali alleanze e pure su promesse assurde, come quella di Monti che, se diventa Premier, garantisce per prima cosa di cambiare la legge elettorale; o di Bersani che assicura di concedere subito la nazionalità agli stranieri nati in Italia. Propositi che non risolvono lo sfacelo economico nazionale. 

Certo, la campagna elettorale vera e propria non è ancora incominciata, essendo, mentre scrivo, i segretari di partito impegnati a presentare le liste dei candidati, come impone il Porcellum. Il che non proibisce loro di aggredire verbalmente l’avversario, a dispetto dell’invito del Capo dello Stato di non ridurla “a conflitto cieco o mera contesa per il potere, senza rispetto per il bene comune e senza qualità morale”. E, soprattutto, di anticipare qualche proposta, senza peraltro spiegarne il motivo e prevederne gli effetti sulla società e sull’economia nazionale. Ora Monti scopre che le tasse, imposte ed aumentate da lui, sono troppe e che l'Imu deve essere modificata, ma non chiarisce come ciò possa far diminuire il debito pubblico. Poco rassicurante anche Bersani che prevede la patrimoniale per “mandare all’inferno i ricchi”, come richiede l’alleato Vendola che non riflette sul fatto che ciò farebbe ulteriormente calare i consumi, quindi l’economia. Non tranquillizza più di tanto neppure Berlusconi che propone un esonero di tasse per diversi anni alle imprese che assumono a tempo indeterminato ma non spiega come ciò possa far ridurre il deficit statale, anche se influirà positivamente sulla crisi. Che va superata con programmi opportuni, chiarendo come contribuiranno a farla conseguire. Procedura che vige in Olanda dove, mesi prima delle votazioni, ai partiti che vi partecipano è chiesto di spedire i loro programmi al Centraal Planbureau (Istituto di ricerca) che studia gli esiti che ne potrebbero derivare e li comunica ai cittadini. I quali così votano a ragion veduta, non, come da noi, per simpatia per questo o quel politico, benché mai come oggi sia in gioco, in Italia, la democrazia e la sovranità popolare riconosciuta dalla Costituzione.

Cioè i valori che hanno senso se spingono a tutelare gli interessi nazionali, non solo quelli delle consorterie partitiche; a mirare al bene comune, non ai tornaconti dei politici; e ad avvalersi della competenza di esperti, giovani o vecchi che siano, purché preparati, per ripristinare i principi etici e l’amor patrio. Altrimenti si alimenta quell’antipolitica che, di fatto, riduce la sovranità dei cittadini e uccide la democrazia. E spinge a fare ciò che si vuole e a trascurare il compito vero ed essenziale della politica, cioè proteggere i cittadini, tutelare i beni culturali del Paese. Nonché fornire dignità e risorse allo Stato.  

Egidio Todeschini

12.1.2013