Sondaggi smentiti e ardue previsioni

La politica del neo presidente americano avrà conseguenze anche in Europa. Solo il tempo dirà se la sua vittoria sarà positiva per il mondo

 

 

 

Ha sorpreso un po’ tutti la vittoria elettorale di Donald Trump, da molti dato perdente alla vigilia del voto. In effetti la Clinton ha ricevuto 200mila voti in più, ma la legge elettorale americana favorisce il sistema indiretto dei Grandi Elettori, 306 dei quali, rappresentanti di 29 Stati, hanno dato la preferenza al candidato repubblicano, che così diventa il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d'America.

La Clinton, che ha perso 6 milioni di voti rispetto alla prima elezione di Obama, è stata votata, invece, da 232 Grandi Elettori, cifra molto inferiore alla necessaria soglia di 270. Sconfitta poi contestata da migliaia di persone che hanno insultato il vincitore nel corso di cortei durante i quali ci sono stati scontri ed incendi, giudicati favorevolmente da esponenti, anche Italiani, dei partiti di sinistra. 

Agli oppositori statunitensi si aggiunge il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker che, parlando alla radio belga, ha definito la campagna elettorale di Trump “disgustosa” e si è detto “preoccupato” se il neo Presidente mettesse in pratica “tutto quello che ha detto durante la sua campagna”, per esempio sulle “sue reali intenzioni riguardo all'Alleanza atlantica”, riferendosi all'intenzione di Trump di disimpegnarsi dalla Nato. Tanto allarmato da interrogarsi “sulla politica commerciale che vuole attuare, sulla tentazione di un isolazionismo che non è nell'interesse degli Stati Uniti né dell'Europa”.

Papa Bergoglio, che non intende dare “giudizi sulle persone e sugli uomini politici”, riferendosi alla sua campagna elettorale e, forse, alla sua vita privata, alla sua ricchezza e alla sua ostilità nei confronti dell’immigrazione, si chiede “quali sono le sofferenze che causerà ai poveri e agli esclusi”. In effetti non aveva risparmiato critiche sulla questione del muro con il Messico anticipata durante la candidatura. “Una persona che pensa di fare i muri, chiunque sia, e non fare ponti, non è cristiano. Questo non è nel Vangelo”, aveva detto il Pontefice al ritorno dal Messico nel febbraio scorso.

Considerazioni negative, quelle del Papa, forse dettate anche dal fatto che Trump ha alle spalle due divorzi ed ora ha una terza moglie. Al che si aggiungono le minacce d’impedire l’entrata negli Usa agli islamici, di rimpatriare 11 milioni di Messicani e di volere costruire un muro lungo il con il Messico, per ridurre l’immigrazione clandestina. La barriera, prevista di 930 km, fu edificata dall’ex Presidente Bill Clinton. Nel dicembre 2006, entrambe le Camere decisero di allungarla a 1123 Km. L’opera di ampliamento durò circa 4 anni, quindi anche sotto la presidenza Obama. Un Muro che ha comportato migliaia di arresti e decine di morti ogni anno.

Certo, Donald Trump, durante la campagna elettorale spesso si è contraddetto, ha mentito ed è sembrato anche antifemminista. Però, nella sua prima intervista televisiva dopo la vittoria, ha confermato di voler mantenere alcuni degli obiettivi ai quali tende, incominciando dalla modifica della riforma sanitaria fatta da Obama a favore dell’aborto, dei diritti gay e dell’utero in affitto, temi sostenuti dalla Clinton. Non a caso ha scelto a guida del suo staff, l’ultraconservatore Steve Bannon, ed affermato che alla Corte Suprema nominerà giudici “pro-life” in quanto io “sono a favore della vita, e i giudici saranno a favore della vita”. Invece dice di essere meno ostile ai matrimoni degli omosessuali e di accettare la decisione in merito assunta dalla Corte Suprema.

Trump, da quel industriale straricco che è, ha anche rifiutato lo stipendio che gli spetterebbe (400.000 dollari annui), compresi i 50 mila per spese personali, 100 mila per i viaggi e 19 mila per altre attività. E, pur essendo di origine scozzese, ha affermato di voler espellere gli immigrati irregolari, magari ricorrendo alla loro incarcerazione, se colpevoli di reato; ha confermato di volere modificare la riforma sanitaria di Obama per migliorarne la sostenibilità economica a carico dello Stato.

Il tempo dirà se la sua vittoria farà migliorare le condizioni sociali ed economiche degli Usa ed i rapporti diplomatici con il resto del mondo, in particolare l'Europa. Che ha il fiato sospeso, tenuto conto della sua inesperienza in materia di relazioni internazionali. Ma anche tra i suoi c'è preoccupazione, avendo il neo Presidente parlato di un accordo con Putin, il che potrebbe incoraggiarlo a una politica sempre più aggressiva che metterebbe in difficoltà i Paesi Nato. Uno degli interrogativi che il mondo si pone è proprio questo: cosa comporterà per il mondo la sua politica? Per ora, non c'è nessun segnale chiaro. E’ un enigma avvolto nel mistero.

Egidio Todeschini

15.11.2016

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