Il vecchio e il nuovo nella politica italiana

I sogni infranti di Salvini, la riscossa del PD, la caduta dei 5 Stellle, il ruolo delle Sardine. E le possibili ricadute sul governo

 

 

Si era detto sicuro di vincere, invece si è dovuto accontentare di tentare, per la prima volta nella storia dell’Emilia rossa, un cambio di guida in regione. A sua consolazione Matteo Salvini ha salutato la netta vittoria del centrodestra nell’altra regione chiamata al voto, la Calabria. Dove però la vittoria è da condividere con gli alleati di Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi infatti, altrove in fase calante, è stato scelto da un quarto degli elettori calabresi.

I risultati delle due elezioni, in Emilia-Romagna e in Calabria, come affermato da Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, avevano una “importanza più ampia dell’orizzonte regionale”. In effetti, hanno prodotto la permanenza dell’attuale Governo, ed allontanato la crisi, tanto desiderata da leghisti, berlusconiani ed altri partiti di destra. Una “spallata” respinta, secondo l’editorialista del Corriere, Massimo Franco, che fa tirare un sospiro di sollievo, anche se “il presidente del Consiglio dovrà fare i conti con la crisi dei 5Stelle, crollati in entrambe le Regioni”.

Affermazioni confermate pure dalla notevole partecipazione al voto, specialmente in Emilia-Romagna, dove l’affluenza alle urne è stata del 67,1%, quasi il doppio rispetto alle votazioni europee. Aumento dovuto, secondo le valutazioni dell’Istituto Cattaneo, che fa attività di ricerca ed informa gli Italiani sull’Italia contemporanea, soprattutto al voto effettuato dai seguaci delle Sardine, che hanno impedito a Bonaccini di affogare.

In effetti il movimento delle Sardine, nato proprio in Emilia per contrastare le intemperanze di Salvini, ha avuto un effetto importante. Non a caso Nicola Zingaretti, segretario del PD, ha ringraziato il nuovo protagonista nel dibattito italiano. Quelle piazze piene di giovani che chiedevano ai cittadini più partecipazione e ai contendenti serietà e responsabilità, hanno portato una ventata di aria fresca e una notevole partecipazione al voto, specialmente in Emilia-Romagna.

Il voto alle regionali, dunque, penalizza Salvini e le sue ambizioni, ma la vera vittima è il Movimento 5Stelle, ormai in vistoso declino. Il partito grillino, che il 4 marzo 2018 era stato consacrato dagli elettori come prima forza politica nazionale, è letteralmente crollato. L’esito del voto lo collaca al di sotto del cinque per cento.

Ovvie, inevitabilmente, le domande formulate e pensate, da giornalisti, parlamentari e cittadini, dopo le elezioni: “Quali saranno le conseguenze sul Governo e sui partiti che lo sostengono? Che effetto avrà sul centrodestra e, soprattutto, sulle ambizioni della Lega?”. Interrogazioni, fatte ad altri o a se stessi, dai protagonisti dell’attuale vita politica nazionale, compreso l’attuale premier Conte, il quale, qualche giorno prima delle votazioni, aveva detto: Non è un voto sul Governo, noi andiamo avanti”, forse convinto che l’eventuale vittoria della leghista Lucia Borgonzoni, sostenuta anche da FI, avrebbe potuto comportare conseguenze negative. Senza contare che l’eventuale ritorno alle urne potrebbe comportare il rischio di mettere le sinistre all’opposizione per almeno cinque anni.

Questa situazione provoca due effetti. Il primo è l’opportunità, rivendicata dai dirigenti del PD, di rinegoziare i patti del governo, che tenga conto dei mutati rapporti di forza. Zingaretti parla di “fase due” per l’esecutivo Conte. Il secondo effetto è la richiesta della Lega e dei suoi alleati al presidente della Repubblica a prendere atto che l’attuale maggioranza parlamentare non corrisponde più a quella uscita dalle elezioni: dunque sciolga le Camere e rimandi i cittadini al voto, anticipando di tre anni la scadenza del 2023.

Così si presenta di nuovo il vecchio bipolarismo: da una parte il centrosinistra guidato dal Partito democratico, dall’altra il centrodestra a trazione leghista. E questo a conferma della perdurante instabilità della politica e del nostro governo in Italia.

 

Egidio Todeschini

2.2.2020