Errare è umano, perseverare diabolico

Tutti possono commettere sbagli. L’importante è vergognarsi, pentirsene e chiedere scusa. Reazioni che però spesso mancano

 

 

“Errare humanum est”, dicevano gli antichi Romani che, però, consideravano “diabolicum”, cioè azione tipica del diavolo, il continuare a compiere azioni malvagie ed immorali, come continuare ad uccidere, rubare, stuprare, mentire, invidiare senza vergognarsene. Papa Francesco, durante l'omelia in occasione della Festa della Divina Misericordia, ha scomunicato gli “spudorati” invitandoli a “provare vergogna”. Sentimento del quale non si deve avere paura.

La mancanza della quale, però, può comportare situazioni spiacevoli. Come quella di non sapere ancora, dopo 24 anni, chi ha ucciso il procuratore di Palermo, Paolo Borsellino, ed i 6 agenti di polizia. Il che fa star male, come ha detto sua figlia Lucia, “per il sospetto che uomini dello Stato abbiano potuto tradire un altro uomo dello Stato”. Malvagità riprovevole che dovrebbe far arrossire i responsabili, anche a costo di farsi punire. Guance rosse che, però, non ci sono state.

Probabilmente perché, secondo lo psichiatra e psicoterapeuta Fausto Manara, ciò avrebbe spinto a “sentirsi fuori posto rispetto a certi standard sociali e nei confronti degli altri”. Ma avrebbe permesso di ragionare e curare, di condurre ad una maggiore sensibilità psicologica e di indurre a considerare più benevolmente il prossimo. Sentimento molto diverso da quell’egoismo che spinge a volere solo il proprio benessere fisico ed economico. Il quale, a volte, fa compiere azioni infami. Come hanno fatto quei 4 primari di 2 ospedali milanesi, soci illegittimi di aziende produttrici di medicinali ed attrezzature mediche, poi usati dai medici per curare gli ammalati. Avvalendosi dell’aiuto di una toga importante della Lombardia, l’ex Procuratore Gustavo Coppa, ora indagato per favoreggiamento e abuso di ufficio, in quanto “referente e portavoce” dei loschi affari dei medici, ma incurante del fatto che, a soffrirne, erano i pazienti.

La stessa indifferenza ha spinto tre minorenni napoletani, parenti di famiglie camorristiche, a violentare una ragazza di 15 anni, ad insultarla su Facebook ed a minacciarla, se li avesse denunciati, di bruciarle “la casa”. Aggiungendo, ai gesti ed alle insolenze, un deplorevole “non scherzo” che aggravava la provocazione. Ma non impedì l’arresto, però durato solo 6 mesi.

Scarcerati prima del previsto perché, secondo il Giudice delle indagini preliminari, era meglio “spingerli a lavorare. Dovranno imparare a fare le pizze”. Una “messa in prova che fa sudare, comporta impegno e forse li aiuterà a provare “la vergogna di aver distrutto l'esistenza della ragazzina”. Giudizio ovviamente non condiviso da chi giustamente lo ritiene “un insulto alla giustizia e alla vittima”, in quanto la “violenza sessuale rovina per sempre la vita di una quindicenne” e che “6 mesi di carcere non possono dare idea della gravità del delitto”.

Come quello avvenuto a Marcianise (Caserta), al Centro Commerciale Campania, dove un 44enne è stato arrestato per tentata violenza sessuale ai danni di una bambina di 12 anni che, in un camerino, stava provando i vestiti che voleva comprarsi. Per fortuna, la ragazzina è riuscita a scappare e ad andare dai genitori che hanno fatto arrestare l’aggressore. Impossibile sapere se si siano vergognati della loro azione lui, i tre ragazzini ed i tanti altri che hanno realizzato furti, violenze e stupri. Prepotenze che, purtroppo, avvengono frequentemente.

E c’è da chiedersi se si vergognano i politici che, approfittando della loro posizione, si appropriano, benché già ben pagati dallo Stato, di beni e patrimoni, danno denaro pubblico agli elettori per farsi votare, finanziano illecitamente aziende familiari, violano le leggi a tutela del lavoro di fanciulli ed adolescenti, falsificano i bilanci, diffamano, effettuano bancarotte fraudolente, emettono assegni a vuoto, turbano le aste o truffano a danno del Governo.

Purtroppo sono parecchi i politici (parlamentari, regionali, provinciali e comunali), rinviati a giudizio, condannati o in attesa di sentenza, ma non sempre sospesi all’incarico. Tra questi, ne cito soltanto qualcuno, Penati, Burlando, Errani,  Lusi, Vincenzi, Orsoni, Barracciu, Graziano, Consales, De Luca, De Filippo, Alemanno, Polverini, Bubbico, Alfano, Scajola, Pomicino, Vicino, Paita e, ovviamente, Berlusconi e Dell’Utri. Poco importa conoscere il partito cui appartengano. Interesserebbe di più sapere se e chi si sia vergognato dell’abuso commesso.

Obbligatorio condannarli, se veramente colpevoli. Ma soprattutto necessario che si dicano pentiti di ciò che hanno fatto, per restituire onore agli Italiani e all’Italia, da loro presentata all’estero come Stato amministrato con delinquenza e truffa dai politici. Parere che incide negativamente sulla reputazione internazionale della nostra democrazia, basata sul nepotismo e l’immoralità dei governanti. Indifferenti al buon nome del Paese ed alle necessità dei cittadini.  

Egidio Todeschini

20.4.2018