Sugli immigrati serve un’Europa unita

Alcuni Stati bloccano le frontiere a danno del Trattato di Schengen. Il Papa auspica una cultura dell’incontro e un nuovo umanesimo

 

 

Ormai è risaputo, molti Stati europei chiudono le frontiere agli immigrati, alzando muri o, come ha fatto recentemente l’Austria, chiedendo il passaporto a coloro che vogliono varcare la frontiera. Questo ha spinto Papa Francesco ad auspicare, nel discorso tenuto il 6 maggio scorso nella Sala Regia in Vaticano dopo aver ricevuto il Premio Carlo Magno, “uno slancio nuovo e coraggioso” dell’Europa che, “nata dall’incontro di civiltà e popoli”, deve superare la paura d’incontrare altre genti e religioni ed effettuare “coalizioni culturali, educative, filosofiche e religiose”, armando la gente “con la cultura del dialogo e dell’in-contro”. Cultura che, secondo il Pontefice, “aiuterà ad inculcare nelle giovani generazioni un modo di risolvere i conflitti diverso da quello a cui li stiamo abituando.

Oggi urge realizzare coalizioni non più solamente militari o economiche ma culturali, educative, filosofiche, religiose”. Un invito, dettato dalle diverse politiche messe in atto dai singoli Stati per frenare l’immigrazione nei loro territori, che ha spinto Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, a rimproverare i Capi di Stato o di Governo e a chiedere: “Cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?”. E a dare sostegno al “sogno” pontificio di vivere in “un’Europa giovane, capace di essere ancora madre… Che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo ... Dove i giovani respirano l’aria … non inquinata dai bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia”. Come dire integrare, dialogare, e ricostruire il tessuto sociale per fare l’Europa del futuro. Quella che Umberto Eco auspica “dei padri, ma anche dei figli”. Che, infatti, gli Europei fanno sempre meno, contrariamente ai Musulmani.

In effetti, nel 2015, in Italia ne sono nati solo 488mila, 15mila in meno rispetto al 2014, che già aveva registrato un record storico negativo. Di questi neonati, 63mila sono figli di immigrati, il cui numero è notevolmente aumentato negli ultimi anni. Il che ha fatto risultare la Penisola penultima negli Stati Europei che, tuttavia, non vanno molto meglio, specialmente in quelli mediterranei dove si generano meno figli. Probabilmente a causa della crisi economica. Che il costo relativo all’accoglienza di chi fugge dall’Africa o dall’Asia certamente peggiora.

Motivo per cui la Lega ha presentato, il 10 maggio scorso, una mozione al Parlamento nazionale tendente a non privilegiare “chi è arrivato per ultimo nel nostro Paese rispetto ai cittadini italiani che invece hanno contribuito a farlo grande”, quindi a  “dare agli Italiani in difficoltà gli stessi aiuti economici che spettano ai profughi”. Cioè quei 35 euro giornalieri consegnati ai profughi. Cifre alle quali si aggiungono le spese per il cibo e gli indumenti, circa 180 milioni di euro l’anno,  2,6 milioni al giorno per l’accoglienza e per pagare gli affitti dei centri, i servizi e soprattutto i mediatori culturali, insegnanti di lingua, operatori sociali e chi si occupa del servizio mensa o delle pulizie.

Un costo non indifferente che, come ha commentato Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale dello Sprar, “crea lavoro”. Ma incrementa sempre di più il debito pubblico, dato che è prevista una nuova ondata di sbarchi, dovuta alla chiusura della rotta balcanica. Aspettativa che ha spinto il Parlamento di Bruxelles a modificare il trattato di Dublino, firmato nel 2013 per distribuire gli stranieri nei Paesi europei. Se approvato, il Paese che rifiuta l’accoglienza dovrà pagare 250 mila euro per ogni profugo respinto.

Motivo per cui l’Austria continua chiedere il passaporto anche agli Europei, in contrasto con il trattato di Schengen. Tanto da far dire al presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, che “il blocco austriaco della frontiera con l'Italia al passo del Brennero sarebbe una catastrofe politica per l'Europa”. Vienna assicura che non ci sarà nessun “muro se l'Italia farà il suo dovere”, cioè se si terrà tutti gli immigrati. Ma intanto rifiuta di far parte di quell’Europa che, secondo il Papa, “sembra cedere “ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari”.

Parla a favore dei poveri, il Pontefice. Egli però forse sottovaluta quanto affermato, nel 1996, dall’antropologa Ida Magli, secondo la quale gli Islamici “non possono in alcun modo essere integrati nel nostro contesto… perché il Corano è un codice sia civile sia religioso”. Come sostenuto anche da Oriana Fallaci secondo cui “l'etica scissa dal sacro è incompatibile con la loro visione del mondo”. In nome della quale uccidono gli infedeli, se non si convertono.

Egidio Todeschini

15.5.2016