L’Expo di Milano: occasione da non perdere

Da condannare invece severamente le violenze dei teppisti. Il cibo da condividere per nutrire il pianeta. Il buon esempio dei cittadini milanesi

 

 

L’Expo della metropoli lombarda, voluta dall’allora sindaco, Letizia Moratti, segue quello di Shanghai nel 2010, dal quale però si distingue per le caratteristiche degli Stati ospitanti, nonché per le ambizioni, la finalità e l’ampiezza della organizzazione. La Cina, che voleva celebrare il successo economico del Paese divenuto secondo nel mondo per prosperità, per realizzarla demolì interi quartieri, onde ottenere un’area 5 volte più ampia di quella ambrosiana, poi visitata da 70 milioni di persone, in maggioranza cinesi, soprattutto agricoltori delle province interne appena urbanizzate. L’Expo di Milano, invece, vuole invitare Italiani e stranieri a riflettere sulla necessità di contribuire alla nutrizione della umanità che soffre la fame, per vincere la quale spesso deve emigrare, onde garantirle una vita migliore, materiale e spirituale.

Questo è anche l’appello spesso rivolto da Papa Francesco e ripetuto il 1° maggio, giorno dell’inaugurazione dell’Expo. Il Pontefice, infatti, giudicandola una “grande sfida che Dio ci ha concesso, di non abusare dei frutti del giardino”, la definisce “una grande opportunità, per tutto il mondo, di comprendere quelli che sono gli eccessi del nostro Pianeta”, spesso indifferente ai milioni di “persone che soffrono”, perché non mangiano. E che potrebbero finalmente ottenere, grazie allo scopo della manifestazione, “pane, dignità e solidarietà”, nel rispetto di ogni essere umano e dell'ambiente. Non a caso la Santa Sede ha nominato Non di solo pane il proprio Padiglione, suddiviso in 4 parti: “un giardino da custodire; un cibo da condividere; un pasto che educa; un pane che rende presente Dio nel mondo”. Anche la Caritas Internazionale, nel suo spazio espositivo, invita, per combattere il dramma della fame, a “Dividere per Moltiplicare. Spezzare il pane”.  

 Sono 130 gli Stati che hanno accolto l’invito a partecipare e ad interpretare il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, argomento vitale per l’intera popolazione mondiale, su cui ogni Paese, partendo dalla propria cultura e tradizioni nazionali, deve proporre soluzioni per porre rimedio alla mancanza di alimentazione vigente soprattutto in Africa e Medio Oriente, nonché spingere i visitatori a partecipare alla soluzione di tale questione, cruciale per le generazioni future.

Tale progetto mette in immediata evidenza l’assurdità della manifestazione dei sinistrorsi che, nel giorno dell’inaugurazione dell’Expo (1° maggio), hanno messo a ferro e fuoco Milano per protestare contro i 160 milioni di euro spesi per realizzarne i diversi padiglioni. Dimostrando, così, di non aver capito le finalità dell’Esposizione che mira, appunto, ad aiutare i più poveri. Tutti, compresi i non pochi operai che vi hanno lavorato e che, magari, a causa della crisi che imperversa ancora in Italia, erano disoccupati. E ridare vita a molte imprese, quindi all’economia nazionale. I delinquenti italiani e stranieri che hanno sconquassato un quartiere di Milano sono stati definiti “teppistelli” dal Premier Renzi. Sarebbe stato più logico chiamarli criminali, visto che le automobili bruciate da loro appartenevano anche a lavoratori che se l'erano comprate con i loro risparmi. Falsi progressisti, i black bloc, vittime di un vuoto culturale e morale incolmabile, che hanno imbrattato le pareti e ferito una decina di poliziotti i quali, a detta di alcuni giornalisti, avevano avuto l’ordine di non sparare, neppure per difendersi. Senza rendersi conto che ciò avrebbe comportato una spesa notevole, a carico di Enti regionali, comunali e statali, nonché di molti cittadini, cui si aggiunge ora quella, non indifferente, della Magistratura che deve indagare. Follia, la loro, che merita quanto prima una condanna esemplare.

  Sorprende anche appurare che 650mila visitatori, in tre giorni abbiano consumato 800mila pasti, per un totale di quasi mille tonnellate di specialità gastronomiche e bevande consumate tra colazioni, pranzi, merende e cene, come rilevato dalla Coldiretti. D’accordo, parte degli introiti andrà a favore dei poveri del mondo; ma perdere tempo a tavola invece di visitare i padiglioni che possono aiutare a conoscere i diversi Stati del mondo mette in evidenza la superficialità di tanti visitatori.

In compenso ha fatto molto piacere vedere che dipendenti dei bar e tanti cittadini milanesi si sono dati da fare per ripulire lo scempio di Milano, rimuovendo i detriti e cancellando le scritte che imbrattavano i muri. Dimostrando così che l'Italia, nonostante tutto e tutti, sa rimboccarsi le maniche. E tenere in vita il nostro Paese.

Egidio Todeschini

 

 

9.5.2015