Le religioni insieme per la riconciliazione

Papa Francesco ad Assisi invita alla pace tra i popoli. E chiede a tutti dialogo, preghiera e perdono. Uccidere in nome di Dio è satanico

 

 

E’ durata un solo giorno la visita di Papa Francesco ad Assisi per celebrare la Giornata mondiale di preghiera per la Pace ed invitare al dialogo gli esponenti di tutte le religioni e di ogni cultura, nonché i politici degli Stati del mondo, invitati all’incontro convocato 30 anni dopo il primo voluto da Giovanni Paolo II. Lo scopo è sempre lo stesso: promuovere le vie della pacificazione, al di là degli interessi di parte e delle differenze etniche e religiose, affinché “uomini e donne di religioni differenti, ovunque si riuniscano e creino concordia, specie dove ci sono conflitti. Il nostro futuro è vivere insieme”.

Un invito – ha detto il Papa - a liberarsi “dai pesanti fardelli della diffidenza, dei fondamentalismi e dell’odio. I credenti siano artigiani di pace nell’invocazione a Dio e nella azione per l’uomo! E noi, come capi religiosi, siamo tenuti a essere solidi ponti di dialogo, mediatori creativi di pace". Esortazione rivolta pure “a chi ha la responsabilità più alta nel servizio dei popoli, ai leader delle Nazioni, perché non si stanchino di cercare e promuovere vie di pace, guardando al di là degli interessi di parte e del momento: non rimangano inascoltati l’appello di Dio alle coscienze, il grido di pace dei poveri e le attese delle giovani generazioni. Onde essere, insieme, costruttori della pace che Dio vuole e di cui l’umanità è assetata”.

Lo è, soprattutto, quella gente che, in Africa ed in Asia, soffre gli effetti devastanti delle guerre, del terrorismo islamico e della povertà. Al cui grido di dolore occorre rispondere con amore, impegno e generosità ma, anzitutto, lanciando “al mondo un messaggio di pace contro tutte le forme di terrorismo e di violenza”. Delle quali anche i Cristiani, Cattolici compresi, hanno, a suo tempo, abusato, benché ne abbiano in seguito riconosciuto l’empietà e l’orrore, chiedendone perdono agli uomini e soprattutto a Dio. Perché "non esiste un Dio di guerra perché il Signore è un Dio che vuole la pace, l’amore, la solidarietà e l’aiuto. E’ Satana che vuole la morte e la guerra”.

 Prima dell’incontro il Papa aveva inviato una lettera ai tutti i Vescovi per chiedere loro “di pregare per la pace con tutti gli uomini di buona volontà”. Poi, ad Assisi, la città di San Francesco, si è incontrato con 510 esponenti di ogni religione, Musulmani compresi, e li ha invitati a sentire la “vergogna della guerra e a non chiudere l'orecchio” al grido di dolore di chi soffre nei Paesi dove “giorno e notte le bombe cadono", uccidendo uomini, donne e bambini, o a causa della povertà. Guerre e miseria che possono essere eliminate solo con la pace.

Di pace e di amore ebbe sete Gesù, il quale si fece Uomo per convertire ad una maggiore umanità e carità le genti, le quali a causa di un “cuore inaridito le avevano abbandonate” per inseguire il benessere economico e il potere. Un bisogno di amore non ricambiato che, a suo tempo, turbò San Francesco di Assisi e spinse Madre Teresa di Calcutta a far scrivere, nelle cappelle di ogni comunità, vicino al Crocifisso, “Ho sete”. Cui non si deve rispondere con l’aceto, come fatto a Cristo.

Il Papa ad Assisi ha invitato tutti a chinarci sulle miserie del prossimo e ad ascoltare la voce dei sofferenti, la supplica dei poveri e il bisogno di pace. Che ancora manca, tanto da spingere chi sopravvive ai bombardamenti ad emigrare, trovando spesso “il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi é infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione”. Solo la pace, di cui il mondo ha un ardente bisogno, può trasformare il male in bene, restituire all’umanità il balsamo dell’amore.

L’indifferenza invece paralizza e rende insensibili di fronte alle tante famiglie distrutte dalla guerra, alle centinaia di morti ad Aleppo, in Siria, tra i quali moltissimi bambini. O nei confronti di chi è costretto a lasciare la propria terra, nonché dei bimbi che hanno conosciuto e vissuto solo violenza. Ovvio che i sopravvissuti, che si trascinano ogni giorno nella paura e nella miseria, abbiano una grande sete di pace. In nome della quale Papa Francesco ha invitato tutti alla preghiera. Per non farli cadere nell’oblio e per dare conforto a quanti soffrono a causa delle violenze che distruggono la gioia della vita. 

Alla Giornata, voluta dal Pontefice ad Assisi “per sentire il grido del povero”, hanno partecipato 510 leader religiosi e politici, nonché 25 rifugiati con i quali il Papa ha condiviso il pranzo nel refettorio del convento. L’incontro è stato convocato soprattutto per pregare affinché “il Signore ci dia pace nel cuore, ci tolga ogni voglia di avidità, di cupidigia, di lotta”. Invito importante, che forse non basterà per far finire le guerre. Certo però necessario per ridare slancio al cammino del dialogo e della riconciliazione.

Egidio Todeschini

1.10.216