Le Nazioni Unite hanno fatto fallimento

L’Onu è un organismo debole e sempre più inadeguato ai suoi obiettivi: guardiano della pace mondiale e sostenitore degli Stati poveri

 

Molti affermano che bisognerebbe prenderne atto e dirlo che l’Onu è, ormai, un ente inutile perché ha tradito lo spirito ed i principi contenuti nella Carta istitutiva, compreso l’aiuto a chi muore di fame. Tra i critici spicca Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia, la quale, presentando a Roma nel 2012 l’edizione italiana del Rapporto annuale che documenta le restrizioni alla libertà di opinione in almeno 91 Stati e gli innumerevoli casi di maltrattamenti e torture, ha sottolineato “come la mancata azione sullo Sri Lanka e sui crimini contro l’umanità in Siria, uno dei principali acquirenti di armi dalla Russia, abbia reso il Consiglio di sicurezza un organismo superfluo come guardiano della pace globale”, in quanto è venuto meno al suo compito principale, cioè quello di ottenere che “i governi rispettino la libertà d’espres-sione nei loro Paesi e all’estero, prendano sul serio le loro responsabilità internazionali e investano in sistemi e strutture che garantiscano giustizia, libertà e uguaglianza di fronte alla legge”.

Alla Weise si era aggiunta Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia, la quale ha messo in evidenza i fatti più negativi ai quali l’Onu non ha reagito: le proteste in Cina che ha scatenato i suoi apparati di sicurezza per soffocarle; il mancato riconoscimento dei diritti umani in Corea del Nord; le rivolte, accompagnate dall’uso eccessivo della forza contro i manifestanti, in Angola, Senegal, Uganda, Africa Subsahariana e del Nord, nonché in Medio Oriente; gli attivisti minacciati e uccisi in Brasile, Colombia e Messico; l’Azerbaigian che ha soppresso la libertà d’espressione ed il Sud Sudan dove, dopo il voto per l’indipendenza, nel 2013 è scoppiato un conflitto etnico tra le forze governative del presidente Kiir e quelle fedeli all'ex vicepresidente Machar. Violenze ed omicidi non contrastati dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che non ha neppure espresso parole di condanna. Neanche contro l’Iran o la Cina ove i Governi usano abbondantemente la pena di morte. Certo, ha stigmatizzato Israele in lotta contro la Palestina, trascurando però le responsabilità omicide dei Palestinesi. Senza contare il silenzio e l’inattività per contrastare le decapitazioni, gli stupri alle donne, le minacce d’islamizzazione dell’Occi-dente, la militarizzazione di bambini attualmente messi in atto dall’Isis.    

Discutibile pure il Trattato internazionale sul commercio delle armi adottato il 2 aprile 2013 dall’Assemblea Generale. Testo che non lo vieta, limitandosi ad imporre una serie di divieti per quanto riguarda l’esportazione, l’importa- zione ed il transito di un numero ridotto di armamenti, nonché ad istituire un sistema di controllo basato su rapporti annuali degli Stati contraenti. Sta di fatto che l’ATT è il frutto di compromessi tra le diverse esigenze dei membri permanenti dell’Onu, i quali hanno un potere assoluto di veto su ogni risoluzione, nonostante siano i principali fornitori mondiali di armi, tanto da imporre una limitata sfera di applicazione ed uno scarso sistema di controllo a tutela delle persone, così non tutelate da chi trae profitto a vendere armi o ad acquistarne per uccidere. Dal che s’intuisce quanto sia decaduto il ruolo del Consiglio di sicurezza come guardiano della pace globale.

Ed anche come promotore di riforme contro la povertà mondiale. A detta di Hugo Chávez, ex Presidente del Venezuela, il programma di 5 anni fa è del tutto fallito, in quanto ha relegato in secondo piano l’adozione delle necessarie misure per fronteggiare i problemi che ostacolano lo sviluppo economico di tanti Paesi e, di conseguenza, una vita migliore dei loro cittadini. In effetti, il modestissimo programma di ridurre alla metà gli 842 milioni di affamati entro il 2015 non è stato raggiunto. Il che, disse Chávez nel 2005, ci conduce ad un’amara conclusione: le Nazioni Unite hanno esaurito il loro modello … il XXI secolo reclama cambiamenti profondi”. Soprattutto di quella mentalità che spinge a credere che, per vincere la povertà, basti uccidere “350.000 persone al giorno”, come sostenuto da Jacques Cousteau, o ridurre “il tasso di natalità”, ipotizzato da Aldous Huxley. O, peggio, affermare che la cosa più misericordiosa che una famiglia fa per uno dei suoi bambini è di ucciderlo” (Margaret Ranger). Senza contare gli inviti all’eutanasia degli ultra sessantacinquenni e all’incremento degli aborti.

Un elenco di brutture che contrastano con lo scopo dell’Onu, quale risulta dall’art. 1 del testo istitutivo: “mantenere la pace e la sicurezza internazionale … prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere… gli atti di aggressione… e conseguire con mezzi pacifici… la soluzione delle controversie”. Sarà. Ma di fronte al tetro spettacolo della “terza guerra mondiale spezzettata”, come definita da Papa Francesco, le Nazioni Unite esprimono solo “grave preoccupazione”. Che, però, non le spinge ad intervenire.

10.10.2014,  Egidio Todeschini