Si continua a discutere sul fine vita

A riaccendere il dibattito ha contribuito Papa Francesco che ha inviato un messaggio alla riunione promossa dalla Pontificia Accademia per la Vita

 

 

 

Con la legge sul biotestamento bloccata al Senato, dopo l'approvazione alla Camera dello scorso aprile, a riaccendere il dibattito politico ci ha pensato il Pontefice, con un messaggio sulle questioni del “fine vita” inviato al Meeting Regionale Europeo della «World Medical Association». «È moralmente lecito rinunciare all'applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli”, ha detto Papa Francesco, “quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico ed umanistico che verrà in seguito definito proporzionalità delle cure. Serve un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona”. Una presa di posizione che nel giro di poche ore ha fatto riaprire il dibattito sul tema.

Il testo legislativo, se approvato, vieta l'accanimento terapeutico e permette di rifiutare le terapie, compresa l'alimentazione artificiale. Inevitabile che il parere del Papa ab-bia fatto subito spinto un gruppo di deputati, tra i quali Paola Binetti e Rocco Buttiglione, a rilevare quanto “le parole di Papa Francesco sul fine-vita dimostrino che la proposta di legge approvata dalla Camera e attualmente all'esame del Senato necessita di maggior riflessione e prudenza, poiché nel testo attuale non c'è il principio di proporzionalità invocata dal Pontefice”.

Opinione cui reagisce il Senatore Maurizio Gasparri (FI) secondo il quale “per recuperare consensi a sinistra, adesso il Pd è pronto a strumentalizzare le affermazioni di Francesco. Il Papa è stato molto chiaro e le sue parole vanno in direzione opposta rispetto a quanto prevede la proposta in esame in Parlamento. Noi diciamo no all'eutanasia e no all'accanimento terapeutico”. Il Ministro delle politiche agricole e Vicesegretario Pd, Maurizio Martina, ribatte: “Spero che le parole di Papa Francesco facciano riflettere e agire perché in Italia abbiamo bisogno di una legge giusta anche su questa frontiera delicata”.

Si esprime in merito anche il padre di Eluana Englaro, la ragazza vissuta in stato vegetativo per 17 anni e morta dopo l'interruzione della nutrizione artificiale, affermando che: “il Papa non dice niente di nuovo, oggi l'opinione pubblica è più informata, manca solo la volontà di approvare la legge sul biotestamento in Senato”. Pure i Radicali e l'Associazione Luca Coscioni (Associazione di promozione sociale, fondata nel 2002) ritengono “importanti” le parole del Papa, ma chiedono che non ci siano “differenze morali tra la sospensione delle terapie e l'eutanasia”.

Opinioni alle quali reagisce il Vaticano a nome di Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia della Vita, che commenta: “Il Papa richiama la tradizione della Chiesa già con Pio XII e dice chiaramente tre no: no all'accanimento, no all'abbandono, no all'eutanasia. E dice … sì all'accompagnamento del malato. Quando le cure non sono proporzionate secondo una deontologia tecnica, non bisogna insistere. Quando queste terapie producono, insomma, un danno e non danno alcuna speranza vanno chiaramente abbandonate. Niente accanimento, quindi, ma non ci sia un abbandono del paziente”.

Prevedibili le reazioni dei politici e degli Italiani, sorpresi da questa innovazione della Chiesa, finora sempre convinta che la vita debba continuare “con tutti i mezzi e a prezzo di qualsiasi dolore”. Per smorzarle, il Papa ha citato Pio XII il quale, pur non essendo un riformatore, aveva affermato a rianimatori ed anestesisti che “non c'è l’obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici disponibili: anzi, in casi determinati, è lecito astenersene”. Anche perché le cure mediche aumentano a lungo la vita di un malato terminale, senza però guarirlo.

Quindi è solo un tentativo su pazienti spesso non più in grado di decidere da soli. Il che spinge il Pontefice a dire che trattasi di terapie le quali “non giovano al bene integrale della persona”, quindi che non è saggio continuare in un accanimento terapeutico che non dà risultati utili. Parere espresso, nel 1980, pure dalla Congregazione per la Dottrina della Fede secondo la quale non è illecito sospendere le cure, se non sono efficaci. Come richiesto da quel “comandamento supremo” che impone di “non abbandonare mai il malato”, ma tuttavia di accettare di non poterne impedire la morte.

Il Papa non fa esplicito riferimento alla non approvata legge italiana sul biotestamento. Il suo è un appello a tutti gli Stati affinché affrontino “con pacatezza” il problema, onde “trovare soluzioni, anche normative, il più possibile condivise”. Il che ha spinto molti politici nazionali a chiedere al Parlamento di fare “il suo dovere” al più presto, prima che si sciolgano le Camere. 

Ma ha fatto protestare altri cittadini cattolici praticanti che hanno reagito inveendo contro il Pontefice che, secondo loro, indebolisce la fede e le tradizioni della Chiesa finora stabilite in base all’interpretazione dei Vangeli stando ai quali la vita non la danno e tolgono i medici, bensì il Signore. Come, appunto, fa con i malati terminali.

Egidio Todeschini