Si discute in Italia sul fine vita

La legge sul testamento biologico in discussione alla Camera. Prevede il divieto dell’accanimento terapeutico ma anche l’eutanasia

 

 

Compito principale dell’informazione dovrebbe essere quella di dare alla gente notizie sull’argomento delicato e complesso del “fine vita”, onde farne comprendere i principali problemi connessi al tema attualmente in discussione a Montecitorio. La legge, qualora approvata, consentirà ai malati terminali di mettere fine alle loro sofferenze ed eviterà il carcere ai medici o ai familiari che li aiutano a morire. Un “salto culturale”, secondo la vedova di Piergiorgio Welby, il paziente di distrofia muscolare che, nel 2006, si fece distaccare dal respiratore.

La “dolce morte” è già esistente in diversi Stati ma, finora, non lecita in Italia, benché richiesta da anni. Di conseguenza chi ha sufficienti mezzi economici si fa aiutare da qualche amico per andare all’estero, soprattutto in Svizzera, come nel 2015 fece Dominique Velati, l’ex infermiera di 59 anni che, colpita da un male incurabile, scelse il suicidio assistito nella Confederazione.

Difficile valutare i pro e i contro di una decisione così drammatica e per i Cattolici immorale ed inammissibile perché vita e morte sono date da Dio, non dagli esseri umani. Sta di fatto che, in Italia, l’eutanasia esiste, benché non legalizzata, ed in entità notevoli, a giudicare dal documento presentato alla Camera lo scorso dicembre dal quale si appura che “ogni giorno ci sono malati terminali che si suicidano nelle condizioni più terribili”. Suicidi che, secondo uno studio ISTAT, pare che aumentino anno dopo anno. Tanto da spingere il Parlamento a prendere una decisione in merito, per concedere il diritto di scegliere tra un’esistenza dolorosa o la morte.

Obiettivo sul quale quasi tutti i partiti sono d’ accordo. Vi ha recentemente contribuito anche la storia di Fabiano Antoniani, l’uomo di Milano cieco e tetraplegico morto recentemente in Svizzera, dove si é recato per mettere fine alla vita, avvalendosi delle indicazioni fornite dall’Associazione Luca Coscioni che, tra l’altro, aiuta finanziariamente chi non ha sufficienti risorse economiche. Un decesso volontario, quest’ultimo, cui è seguito l'appello da Strasburgo: "L'Italia faccia legge su dolce morte", non avendo senso, secondo gli europarlamentari, non ammettere “una scelta sofferta e difficile" che riguarda solo l'interessato. Il quale, secondo la Commissione Europea dei Diritti Umani, se “ha un'opinione diversa o si affida al proprio credo … non usufruisce di questo diritto. Ma perché negarlo a chi lo richiede?”.

Una libertà di scelta richiesta, secondo i dati Eurispes nel Rapporto Italia 2016, dal 60% degli Italiani, con un aumento del 4,8% rispetto all’anno precedente. Incremento nazionale ed esortazione UE che hanno spinto la commissione Affari sociali di Montecitorio ad approvare all’unanimità, lo scorso 7 dicembre, un testo sul testamento biologico, documento in cui ogni cittadino può precisare quali cure desidera riceve o rifiutare. Frutto di discussioni durate quasi un anno, esso punta sulla volontà del paziente cui si riconosce il diritto di rifiutare le cure. La possibile presentazione di emendamenti doveva essere fatta ad inizio gennaio, onde poter fare arrivare alla Camera, entro la fine del mese, la proposta di legge. Che attualmente i deputati dovrebbero discutere. Se approvata, permetterà al paziente, purché maggiorenne e capace “d’intendere e di volere”, di rifiutare, tramite il testamento (di cui ora 160 Comuni italiani hanno un registro) “l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari”, qualora colpito da “una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta”.

Il malato, secondo alcuni esponenti di sinistra, “può revocare in ogni momento” la richiesta. Ma, qualora il paziente non fosse più cosciente, dovrà essere applicata, perché “il personale medico e sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente”. Altrimenti, dovrà risarcire il danno morale e materiale provocato dal suo rifiuto a sospendere le cure. Il che significa rendere legittimo il diritto di morire. Nel testo legislativo è inclusa anche l’istituzione di una “Commissione nazionale di controllo e valutazione sull’attuazione della legge composta da 16 membri, designati sulla base delle loro conoscenze e della loro esperienza”.

Va tuttavia precisato che il testamento biologico non prevede solo l’eutanasia ma anche il rifiuto dell’accanimento terapeutico, che è un’altra cosa ed è permesso dalla Chiesa. Giovanni Paolo II alla fine della sua vita disse: “Lasciatemi andare”. Nota bene, non disse: “Fatemi andare”. L’eutanasia invece non è male perché lo dice la Chiesa, ma la Chiesa lo dice perché è male. E che sia male lo diceva già Ippocrate (Larissa, 377 a.C.) che, nel celebre giuramento che porta il suo nome, proponeva ai medici di non accostarsi mai al malato per dare la morte. Questo giuramento fino a qualche tempo fa veniva fatto osservare a tutti i neomedici al momento della laurea. Perché ora non lo fanno più questo giuramento?

Egidio Todeschini

                                                                                                                                                                                                                                                                                                 25.3.2017