La fraternità garantisce la pace mondiale

Ad inizio d’anno papa Francesco e il presidente Napolitano esortano ad un maggior spirito di solidarietà. Ad amare e non a odiare

 

Nel suo messaggio del primo gennaio, Papa Francesco, per la Giornata della Pace istituita nel 1967 da Paolo VI, ha invitato i fedeli alla “fraternità, fondamento e via per la pace”, sentimento necessario per dare un volto più umano al mondo, combattere la “cultura dell’indifferenza” e, soprattutto, dell’odio. Che, invece, imperversano un po’ ovunque. Una mancanza di amore che ha spinto anche il nostro Capo dello Stato, Napolitano, a sollecitare, nel suo discorso di fine anno, gli Italiani ad avere “il coraggio della solidarietà e dell’innovazione” e a chiedere sacrifici ai politici (magari anche ai magistrati, però non citati!), inclini a “violenze verbali e tendenze distruttive”, che creano quel clima di “tutti contro tutti”, a danno del “tessuto istituzionale e la coesione sociale”. Parole, le sue, apprezzate anche dal presidente della Cei, Mons. Angelo Bagnasco, perché spingono a quella fratellanza ed aiuto reciproco, insegnatici da nostro Signore.

Comportamenti che s’impongono quando i popoli patiscono povertà, fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamenti, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità, attentati. E che dovrebbero spingere tutti a condividere i doni del creato, del progresso e della cultura, non a tendere solo al profitto e al benessere personale, con la conseguente perdita del senso di convivenza, quindi di pace. Che, come ricorda l’agricoltore Franco da Vigevano in una lettera inviata al Presidente della Repubblica e da questi letta all’inizio del suo discorso, c’era “negli anni dopo la seconda guerra mondiale”. E che ritroviamo in Papa Francesco, il quale non a caso ha scelto il nome del poverello di Assisi. Alle cui abitudini si è adeguato nel modo di vivere, ma anche ha razionalizzato ed abbassato le spese dei dicasteri economici, onde ridurre gli sprechi e contrastare i presunti casi di corruzione, vigilando su appalti e fornitori. Ogni suo gesto e tutti i suoi discorsi dimostrano un totale amore per il prossimo, anche se nemico, profondamente convinto che, come Gesù, noi possiamo, anzi dobbiamo amare gli altri, aiutare con misericordia il prossimo, se soffre o ha bisogno di aiuto. Unico modo per arrivare, sostiene il Pontefice, alla “costruzione di un improcrastinabile nuovo ordine a livello mondiale, edificato a partire dalla fraternità come cemento dell'unica famiglia umana voluta da Dio Padre”. Perché, se siamo “fratelli”, dobbiamo  lottare contro la povertà, spegnere le guerre attraverso la non proliferazione delle armi, abolire la corruzione ed il crimine, garantire “l'inviolabile dignità di ogni persona”. Soprattutto quando i “Cristiani subiscono discriminazioni a causa della testimonianza resa a Cristo e al Vangelo”. Cosa che avviene dove la libertà religiosa non è ancora garantita, ma anche nell’Occidente progredito e secolarizzato, in cui l'ostilità nei confronti dei Cristiani assume forme più subdole, confinando la fede in una dimensione privata o, addirittura, abolendo, nei calendari o nelle scuole, i termini di Natale e Pasqua “per non offendere i Musulmani”. O, come in Italia, dove è stato pubblicato su quotidiani e su Internet l’intero discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, ma non quello del Pontefice. Una differenza inspiegabile, visto che l’invito papale alla fratellanza si ritrova anche nel discorso  di Napolitano.

Il nostro Presidente esprime la speranza che gli Italiani trovino la forza d'animo necessaria “per far scattare nel 2014 quella ripresa di cui l’Italia ha così acuto bisogno. Il coraggio di rialzarsi, di risalire la china… di praticare la solidarietà… d’intraprendere ed innovare”. A ciò spinti - ha aggiunto - “anche dalle parole del Papa” che ha fatto “leva sul principio di fraternità e… di solidarietà verso quanti fuggono da guerre, oppressioni e carestie cercando asilo in Italia e in Europa”, onde poter godere di quei “valori e diritti che determinano la qualità civile delle nostre società… purtroppo negati oggi in Italia a migliaia di detenuti nelle carceri più sovraffollate e degradate”. Un consiglio, quello arrivato dal Capo dello Stato, certamente dettato - come ha affermato - da “realtà sociali dolorose, che molti di voi vivono in prima persona”. Ma ciò contrasta, e non poco, con il tenor di vita che vige nel palazzo presidenziale. Dove ogni anno arrivano, a carico dei contribuenti, 248.017 milioni per sostenere le spese personali e quelle dei 2.158 dipendenti, più numerosi dei 300 della Regina Elisabetta, dei 543 del Re di Spagna e dei 466 del Presidente degli Usa. Giusto, quindi, chiedere ai politici più solidarietà, per esempio riducendo le loro retribuzioni, spesso sommate a laute pensioni, onde poter abbassare le tasse e ridare vita migliore ai cittadini. Ma l’invito sarebbe più efficace e concreto se accompagnato da un taglio netto delle spese del Quirinale.

Egidio Todeschini

10.1.2014