Incerto il futuro dell’UE e dell’euro

Piacciono sempre meno ai cittadini del Continente a causa dei costi e dell’inefficienza sulla crisi. I recenti risultati elettorali lo dimostrano

 

Che l’Unione Europea deluda è ormai accertato. Perché trasforma i Governi dei Paesi membri in esecutori di ordini, con la sola eccezione della Germania e della Francia, incidendo però notevolmente sui bilanci delle singole Nazioni che, per mantenerla in vita, sborsano milioni. Il bilancio annuale dell'UE ammonta a circa 142 miliardi di euro, buona parte dei quali spesi per coprire le spese di funzionamento della Commissione europea, del Parlamento e del Consiglio, per retribuire i circa 50mila funzionari (i loro stipendi mensili variano dai 2300 euro di un neo-assunto ai 16 mila di quanti hanno più di 4 anni di anzianità), e per pagare i traduttori. Ma non per ricompensare gli europarlamentari, remunerati dai rispettivi Stati che sborsano annualmente importi che vanno dai 144.084 euro degli Italiani (i più pagati, tanto per non smentire le tendenze mangerecce della nostra “casta”) ai 7.369 della Polonia. Cifre notevoli che poi non rientrano, sia pure parzialmente, nelle singole casse statali, dato che le relative tasse sono devolute alla UE.

Che spende 250 milioni solo per le trasferte da Bruxelles a Strasburgo (450 km) di 733 parlamentari, 3.000 assistenti e portaborse, più la montagna di documenti. Uno spreco, a danno dei contribuenti, inconcepibile in un periodo di crisi che vede in Grecia la gente lottare per sopravvivere e in Italia decine di disperati che si suicidano. Pare che finalmente l’europarlamento si sia reso conto di tale assurdità, decidendo di eliminare tali spostamenti e relative spese. Peccato che il testo approvato non dica quale città sarà confermata né da quando. Il che non aiuta gli Stati con forte debito pubblico e neppure i Capi di Governo vincolati ai criteri di Maastricht che non permette loro di proporre leggi in contrasto con le normative europee, neppure per tutelare le frontiere, abbattute dal Trattato di Schengen. L’UE emette direttive che limitano le sovranità nazionali ma non risponde con serietà ai problemi continentali, varando interventi a sostegno della Grecia, Irlanda e Portogallo solo quando quei Paesi stanno per cadere nell'abisso; e ferisce i sentimenti degli Europei, non riconoscendo le radici cristiane del Continente e non intervenendo per ridurre le mattanze delle comunità di religione cristiana nei Paesi musulmani.

Uno stato di fatto che l’immissione della moneta unica ha peggiorato. Forse esagerava Jacopo Granzotto quando l’anno scorso scrisse, su il Giornale, che “l'euro ha bruciato tutte le lire degli Italiani”. Ma è opinione che ormai gira in molti Stati dell’UE, perfino in Francia se, a detta del suo neo presidente, ciò ha comportato ovunque la crescita dell’indebitamento medio nazionale, quindi influito sulla crisi economica che affligge i Paesi europei. Parere che sembra confermato dai voti ottenuti da chi suggerisce di ritornare alle monete nazionali. La vittoria di Hollande, in Francia, sta a dimostrare che la maggioranza dei Francesi non vuole più stare nell'Europa di oggi, perché impone sacrifici ma non offre speranze. La frantumazione dei suffragi in Grecia ha sancito la volontà di mandare a quel paese la troika, la Bce e la Merkel. Che risulta, guarda caso, sconfitta nei due Länder nei quali si è votato. In crisi pure l'Olanda, dove il Partito Socialista è schizzato in testa con slogan quali “I Paesi Bassi vogliono meno Bruxelles”, mentre in Romania il filo tedesco Ungurenu è stato sostituito dal liberale Victor Ponta.

Non stupiscono più di tanto, quindi, la notevole astensione elettorale italiana ed il successo del Movimento Cinque Stelle di Grillo. Tanto da spingere Monti ad affermare che “l’Europa non sta facendo molto bene sulla crescita”. E a far dire al nostro Capo dello Stato, Napolitano, che “siamo di fronte ad uno stato insoddisfacente dell'Unione Europea come soggetto di politica internazionale. Stiamo vivendo eventi dirompenti carichi di possibilità di incognite nel Mediterraneo, nell'Africa e nel Medio Oriente, rispetto ai quali l'Unione Europea non è riuscita ad esprimere una posizione comune… segno di quella politica estera e di sicurezza che è un nostro irrinunciabile traguardo". Più feroce l’ex Ministro Renato Brunetta il quale assimila l’UE ad una “automobile in panne. Alla guida, le istituzioni sembrano non capire cosa stia succedendo, il motore (tedesco) gira (pro domo sua) ma la macchina non riparte. Fuori imperversa una tempesta … e all’orizzonte non s’intravedono schiarite”. A dimostrazione che “il mondo della politica ha perso credibilità”, come ha affermato la Merkel che però non si chiede come mai aumentino sempre più coloro che ritengono che non vale la pena di soffrire per quest’Europa, tra l’altro scombussolata dalla moneta unica, definita da Krugman, economista americano di fama mondiale, “un parto di grandi ed illusi idealisti”. 

Che non convinca più è dimostrato anche dal fatto che chi la critica ottiene crescenti consensi. E che gli elettori continentali abbiano inteso opporsi alla classe dirigente che ha gestito l’eurocrisi. Votazioni che hanno, infatti, tutto il sapore di una sberla all'Europa; di uno schiaffo alle logiche e alle strategie messe in atto da Bru­xelles. Più Stato Sovrano, hanno detto le urne in Francia, Grecia, Olanda, Inghilterra ed Italia: un parere sul quale si potrà essere d’accordo o meno, ma che dice chiaramente che qualcosa non quadra, nell’Unione Europea. Per la quale, a detta di Angelo Panebianco (Corriere della Sera), vale ciò che giova ai partiti italiani. L'uno e gli altri “o riescono a trovare soluzioni credibili, serie, per i problemi che ci attanagliano o riceveranno ceffoni sempre più forti da elettori disorientati e alla ricerca di alternative”. Finalmente valide e sostanziali.

Egidio Todeschini

12.5.2012