Tuttora incerte le sorti del Governo Letta

L’Esecutivo dovrebbe durare almeno 18 mesi per rimettere in sesto l’economia. Ma ancora tante le difficoltà e gli scogli politici da superare  

 

 

Dopo la sferzata di Napolitano che aveva definito sterili, irresponsabili e spesso offensive le parole e le iniziative dei politici, era quasi inevitabile che Pd e Pdl si alleassero per dar vita ad un Esecutivo. L’alternativa era un immediato ritorno alle urne che, costi a parte, non avrebbe garantito un risultato migliore, a causa del Porcellum ancora in vigore, dell’antipolitica imperante tra i cittadini, del permanere della crisi e delle notevoli divergenze in seno al Pd. Senza contare che avrebbe ritardato i necessari ed urgenti interventi per diminuire le tasse, dare ossigeno alle imprese, fare aumentare i consumi, sopprimere il finanziamento pubblico ai partiti ed il rimborso spese elettorali, abolire le Province e riformare la Costituzione, onde renderla più confacente ai tempi. Ne sarebbe conseguito un peggioramento della situazione politica ed economica, che solo un immediato Governo poteva tentare di risanare. Utile, quindi, la fiducia parlamentare riconosciuta ad Enrico Letta, nonostante l’astensione della Lega ed il voto contrario degli esponenti del Sel di Vendola, alleato di Bersani, cui si è aggiunto quello di “Fratelli d’Italia”. Certo, non sono mancati alcuni commenti bellicosi, soprattutto dagli ex comunisti del Pd, che vedevano in esso il rinascere della vecchia DC, ma gli importanti interessi nazionali avevano spinto gli ex democristiani Francesco Boccia e Dario Franceschini a minacciare l’espulsione dal partito di chi non l’avesse votato.

In effetti, il neo Governo è di coalizione, come quello della Merkel, non di consociativismo, da Prima Repubblica. Non a caso, il Premier, persona competente e calma, ha specificato che il suo non è “di larghe intese”, bensì “di servizio”; distinzione prettamente politica che lo ha spinto a chiedere di dargli “una mano”. Berlusconi gliel’ha data, esigendo però la fine delle ostilità che gli giungono dal Pd e, soprattutto, che si realizzino, pena il ritiro della fiducia, gli otto punti del suo programma, tra i quali l’abolizione dell'Imu sulla prima casa, la restituzione della quota già versata, la modifica dell'Irpef, le detrazioni alle imprese che assumono giovani; cioè ciò che ritiene opportuno per portare l’Italia “fuori da una spirale recessiva che sta colpendo tutte le categorie, dai cittadini agli imprenditori”. Un accordo, il loro, che ha finalmente permesso alla Penisola di avere, 61 giorni dopo le elezioni, un Esecutivo, dal Capo dello Stato definito “l'unico possibile in un momento in cui non si poteva più aspettare oltre per le sorti del nostro Paese”, formato da 21 Ministri, 7 dei quali donne, cui si aggiungono i 10 vice Ministri ed i 30 Sottosegretari (senza stipendio !!!).

Ovvio che gli esclusi ed alcuni opinionisti abbiano avuto qualcosa da dire sui prescelti, soprattutto sul ministro delle Pari opportunità, Cécile Kyenge, origi- naria del Congo, medico oculista, ora deputata, dopo essere stata responsabile delle politiche dell'immigrazione del Pd in Emilia Romagna. La quale, favorevole alla cittadinanza da riconoscere allo straniero che nasce nella Penisola, ha accolto la nomina come “una decisione che segna il passo decisivo per cambiare concretamente l'Italia e il modo di vedere un'integrazione che è già presente nel Paese”. Opinione che la Boldrini, presidentessa della Camera, ha approvato, mentre il presidente del Senato, Grasso, ha contestato, affermando: “Starei attento a parlare di ius soli perché il rischio è di vedere una gran quantità di donne venire in Italia a partorire solo per dare la cittadinanza ai propri figli”. Non è il solo a dichiararsi contrario, ritenendo che non basti nascere nella Penisola per diventare Italiani. Certo, molti stranieri scappano dai loro Paesi per fame o per paura, dimostrandosi poi disponibili ai lavori manuali: doveroso, quindi, accoglierli. Ma, tra gli immigrati, ci sono anche quelli che non tollerano le regole civili e morali dell’Occidente e preparano la guerra santa, come recentemente successo nella moschea di Andria (Ba) dove la dottrina jihadista era diffusa, via internet, dall’imam, il tunisino Hosni Hachemi Ben Hassen, che ha coltivato rapporti con personaggi del terrorismo internazionale; ha convinto a convertirsi molti cittadini del posto, moglie compresa, ed ha formato una cellula terroristica, sgominata, grazie all’indagine iniziata nel 2007, dai carabinieri che hanno arrestato, in Puglia, Lombardia e Sicilia, 6 persone. Del resto, la stessa Kyenge giorni fa ha ammesso di non sentirsi “completamente Italiana”, pur avendo acquisito la cittadinanza da adulta. Figuriamoci i neonati impossibilitati, in quanto tali, all’integrazione.  

Non è il solo problema del Governo, benché fondato su un fortissimo “senso di responsabilità” (parole di Letta) di tutte le forze politiche che però continuano a contrastarsi. Si prevede la cancellazione dell'Imu sulla prima casa, il cambiamento delle politiche economiche, il finanziamento della cassa integrazione, la cancellazione dei previsti aumenti dell'Iva e della tassa sui rifiuti (Tares), la riduzione del peso fiscale, nonché le risorse per sostenere le imprese ed i giovani, oltre alle riforme della Costituzione e della legge elettorale. Propositi ottimi che, però, comporteranno un mancato introito, nelle casse dello Stato, di almeno 16 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti quelli necessari per ristrutturare l'edilizia scolastica (36mila le scuole) e carceraria, nonché saldare i debiti governativi alle imprese e ridurre quello pubblico, come richiesto dall’Ue. Provvedimenti necessari ed urgenti, per superare la crisi e ridare vigore all’economia nazionale. Ma che faranno aumentare la spesa dello Stato. Basteranno, per bilanciarla, la riduzione degli stipendi dei funzionari del Quirinale, imposta da Napolitano, la riduzione dei parlamentari e dei loro introiti, nonché l’abolizione del rimborso spese elettorali e quella, già annunciata da Letta, del doppio stipendio per i deputati o senatori diventati Ministri? Domanda per ora senza risposta.

Egidio Todeschini 

10.5.2013