Una partita ancora tutta da giocare

La mancanza di un governo danneggia la vita politica ed economica dell’Italia. Le Istituzioni In pericolo e il rischio di nuove elezioni

 

 

Incerto il contesto politico derivato dalle elezioni che hanno reso aleatoria la formazione di un Governo stabile e fanno ipotizzare un ritorno al voto, quindi un ulteriore aggravio del debito pubblico. Situazione peggiorata dal Movimento 5 Stelle e soprattutto da quella “spirale di tensioni destabilizzanti”, ammessa dal Capo di Stato, ben consapevole delle polemiche ed incertezze che rischiano di mettere in pericolo la democrazia nazionale, come avviene quando si viola la norma che impone il rispetto dell’avversario politico che deve essere considerato come tale, non come un nemico da distruggere. Principio, questo, che molti sembrano ignorare e che, non a caso, è sempre stato aggirato nelle dittature. Dove, prima o poi, furono aboliti tutti i partiti (come chiede Grillo!) e, a dar man forte ai tiranni, non mancò mai l’aiuto di Magistrati pronti a condannare a tutti i costi i rivali. Certo, non siamo ancora a questo stadio, nel nostro Paese, dove però alcuni giudici sperano di poter mettere in prigione Berlusconi, onde impedirgli di continuare a far politica. Sulle sue spalle pesano già due condanne alle quali si aggiungono i 2 processi in corso, uno a Milano (corruzione della “minorenne” Ruby ed abuso di ufficio), l’altro a Napoli dove è inquisito per i 3 milioni di euro dati a Sergio De Gregorio e Valter Lavatola, per far cadere il governo Prodi, benché nell’ultima Legislatura ben 161 parlamentari abbiano cambiato partito, grazie al costituzionale riconoscimento del “non vincolo di mandato”.

Un attacco giudiziario davvero impressionante che tende ad emettere sentenze con richieste di interdizione dai pubblici uffici e di galera. Quanto basta per toglierlo dal Parlamento: non a caso il capogruppo dei grillini al Senato, Vito Crimi, ha assicurato che il Movimento 5 Stelle è pronto a votare a favore dell'arresto. Al quale non è contrario neppure il Pd, probabilmente convinto che, se Berlusconi fosse estromesso o incarcerato, potrebbe trovare nel PdL quella ventina di transfughi che servirebbero a Bersani per ottenere la fiducia anche al Senato. Vittorio Feltri ha scritto su il Giornale, che “il Cavaliere nella sua vita ha commesso un solo grave, imperdonabile errore che gli ha reso e gli rende impossibile l'esistenza: ha sbagliato a fondare un partito di destra… Gli è mancata la furbizia necessaria per offrire al mercato politico un soggetto nuovo, autenticamente di sinistra… Perché un uomo di sinistra è probo per definizione, non merita di subire seccature, processi, indagini.” In effetti, quando ci sono state, si sono concluse, tranne che per Greganti, spesso con il proscioglimento. O con la prescrizione, grazie ad una provvidenziale lentezza procedurale. Basta pensare ai risultati processuali di Mani Pulite che azzerarono i democristiani, esclusi quelli della corrente di sinistra, ed i loro soci. Non a caso, memore di quelle vicende, il Capo dello Stato, dopo aver riconosciuto che nessuno può essere esonerato dal controllo della legalità, neppure in virtù dell'investitura popolare ricevuta, ha invitato i pm a non “attribuirsi missioni improprie” e ad “osservare i principi del giusto processo”. Cioè a seguire la strada del diritto, del buon senso e dell'equilibrio. Ammesso che ciò basti ad evitare all’Italia un regime eccessivamente di sinistra o nuove elezioni, dato che il segretario del Pd si rifiuta di cogliere il segnale di apertura che il leader del PDL, convinto della necessità di un Governo stabile, non ha tardato ad inviargli.

Un sinistrismo che già si annunzia, a giudicare dal programma governativo anticipato da Bersani (diritto di voto agli stranieri nati in Italia o giuntivi da bambini, matrimonio gay...) nonché dalle nomine dei due Presidenti delle Camere, ai quali va comunque riconosciuto il merito di aver dimezzato i benefici economici loro spettanti per effetto delle cariche. Al Senato, grazie anche al voto di alcuni grillini favorevoli a Pietro Grasso, ha prevalso l’ex pm e procuratore antimafia che, nel suo discorso d’insediamento, ha auspicato più fondi per le Forze dell'Ordine ed i Magistrati, come se questi ultimi non siano già strapagati. Alla Camera, dove il Pd ha la maggioranza, è stata eletta la comunista del Sel di Vendola, Laura Boldrini, la quale ha esordito facendo riferimento a chi soffre, a chi “ha perduto lavoro o non ne ha mai avuto”, alle vittime di mafia, alle donne “umiliate dalla violenza travestita da amore”, ai profughi morti in mare. Può far piacere questa sua attenzione ai problemi sociali, ma la presidente forse sorvola sul fatto che chi presiede la Camera ha il compito di farla funzionare, non di indicare ai deputati la linea politica da seguire.

Resta comunque l’incertezza che Bersani, qualora incaricato di formare il Governo, ottenga il necessario voto di fiducia. Il Presidente della Repubblica, disposto a conferire l'incarico solo in caso di una maggioranza certa, gli ha dato un mandato “condizionato”, cioè “esplorativo”, per verificare se avrà l’appoggio consensuale delle Camere, sollecitandolo ad inserire, nel suo programma, la riforma delle Istituzioni e la legge elettorale da votare insieme al Pdl, dato anche il no scontato del Movimento di Grillo. Una partita ancora tutta da giocare, quindi, in attesa di una sollecita risposta in merito da parte del segretario del Pd. Un ritardo procedurale che rischia di danneggiare ulteriormente la vita politica ed economica del Paese. Ma non è di questo che ha bisogno l'Italia.

Egidio Todeschini

22.3.2013