Messaggero di pace e riconciliazione

Il coraggioso viaggio del Papa in Egitto. La condanna di ogni violenza e ogni terrorismo. Un richiamo a salvare dalla carestia dell’amore

 

 

Si è svolta senza incidenti la visita in terra egiziana di papa Francesco, che non ha voluto usare un'automobile blindata come “segno di vicinanza a questo popolo". Una decisione coraggiosa, come quella presa da San Francesco d’Assisi il quale, nel 1219, si recò in Egitto ed Israele, dove da anni erano in corso le Crociate. Il che avrebbe potuto spingere i Musulmani ad ucciderlo, come accadeva da tempo tra Cristiani ed Islamici.  Il Santo però non ebbe paura, convinto che fosse necessario trovare l’armonia e la pace tra Oriente ed Occidente. Raggiunto il Sultano Melek-al-Kamel, nipote di quel Saladino, fondatore della dinastia Ayubbide di cui fu sovrano negli ultimi decenni del XII secolo, San Francesco gli annunciò la pace di Cristo. L’invito era rivolto anche ai crociati ai quali era necessario dare esempi di vita cristiana, la quale impone pure di non insultare l’Islam e Maometto, come invece avevano fatto altri francescani a Marrakech, poi imprigionati e torturati.

Quella pace manca ancora oggi. Per questo papa Francesco ha fatto il suo diciottesimo viaggio apostolico con un triplice obiettivo: pastorale, per incontrare la comunità cattolica; ecumenico, per dialogare con i Copti; interreligioso, per colloquiare con l'Islam sunnita, che rappresenta circa l'89% del Paese. Nel tempo in cui il terrorismo islamista insanguina l’Occidente e in Oriente e nel mondo perseguita i cristiani e altri credenti, il Papa è andato in Egitto come uomo di pace, di pace vera.

L’Egitto – ha detto il Papa -  “terra di incontro tra cielo e terra, di alleanze tra le genti dove risuonò sul Monte Sinai, rivolto a uomini e popoli di ogni tempo, il comandamento “non uccidere. L’Egitto, che al tempo di Giuseppe salvò gli altri popoli dalla carestia, è chiamato anche oggi a salvare questa cara regione dalla carestia dell’amore e della fraternità; è chiamato a condannare e a sconfiggere ogni violenza e oggi terrorismo; è chiamato a donare il grano della pace a tutti i cuori affamati di convivenza pacifica”. Il metodo di Papa Francesco è dunque richiamare i popoli alla nobiltà della storia da cui provengono. Come un padre che dica a un figlio in crisi: ricordati la tua storia e tutto il bene da cui provieni.

Il viaggio apostolico è durato solo due giorni, ma ha fatto conoscere “il Papa della pace nell'Egitto della pace”, con “un abbraccio di consolazione ed incoraggiamento a tutti i Cristiani del Medio Oriente”, nonché con “un messaggio di fraternità e riconciliazione a tutti i figli di Abramo, in particolare al mondo islamico”. Esso oggi è “dilaniato dalla violenza cieca che ha colpito anche il cuore della vostra cara terra e ha quindi bisogno di pace, amore e misericordia, di costruttori di ponti”.

Sulle strade che vanno dall’aeroporto al centro del Cairo, erano stati affissi alcuni grandi manifesti con l’immagine di Francesco e, in arabo e inglese, il motivo del viaggio. Una sfida contro i fanatismi, fatta da un Ascolta

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“amico, messaggero di pace e pellegrino”. Ma anche visita indispensabile, dopo gli attentati eseguiti dai terroristi islamici in due chiese copte, la Domenica delle Palme, provocando più di 40 morti e 126 feriti.

Arrivato nella capitale egiziana, dove le misure di sicurezza erano al massimo livello, il Pontefice è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Al Sisi, poi si è recato nella moschea ed università Al Azhar, “la radiosa”, costruita nel X secolo, dove sono istruiti gli imam, retta da Ahmad Al-Tayyib, la più alta autorità dell’Islam sunnita, che l’anno scorso si era recato in Vaticano ed aveva chiesto a Francesco di andare al Cairo. Invito che il Papa ha accolto per “smascherare i violenti” e condannare ogni persecuzione in quanto il “terrore falsifica Dio”. L’appello papale era diretto ai leader di tutte le fedi mentre l’imam Ahmad Al-Tayyib da parte sua aveva chiesto un minuto di silenzio e di preghiera per le vittime degli attentati.

All’incontro internazionale hanno partecipato Musulmani e Cristiani, compreso il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, con lo scopo di arrivare ad un impegno comune in favore della pace. Un programma che richiede educazione, dialogo e soprattutto preparazione ed istruzione. Necessità che hanno spinto il Vescovo copto cattolico, Kyrillos William Samaan, ad annunciare il “rinnovamento del discorso religioso” al fine di “contrastare le tendenze fanatiche”.

Visita breve, quella del Papa in Egitto, ma storica, perché effettuata in un momento in cui è diffuso quel terrorismo islamico che Francesco propone di combattere alla radice, in quanto “la violenza è la negazione di ogni autentica religiosità e non può essere perpetrata in nome di Dio, perché profanerebbe il suo nome".  Da qui l’invito a ripetere “un 'no' forte e chiaro ad ogni forma di violenza, vendetta e odio”. Tanto basta per dimostrare ai “mondi”, che più d’uno vorrebbe separati e inconciliabili, che cos’è essere e sentirsi fratelli.

 

Egidio Todeschini

6.5.2017