Senza sosta il dramma dell’immigrazione

Sbarca nel Sud la povera gente che cerca pace, lavoro e pane. Fratelli ma talvolta anche terroristi. L’Italia non può accogliere tutti

 

Ovvio che le vicende che continuano ad insanguinare il Medio Oriente, a causa della lotta tra le tribù islamiche e contro i Cristiani nonché della miseria che affama molta gente, spingano alla fuga e al tentativo di recuperare una vita tranquilla in Italia ed in Europa. E’ quotidiano, ormai, l’arrivo di barconi con a bordo centinaia di uomini, donne, spesso incinte, e bambini; in prevalenza sono di nazionalità eritrea, somala, algerina, libica, siriana e del Mali, ai quali si aggiungono gli Egiziani che scappano dal loro Paese che conta già più di 4.500 vittime e 35 chiese distrutte. Persone che tentano di fuggire dalla violenza imperante nei loro Paesi, dalla fame, dallo sfruttamento lavorativo, dall’uccisione di Cristiani, ortodossi o cattolici che siano, da quella specie di schiavitù islamica che limita la libertà ed i diritti al sesso femminile, che fa impugnare le armi anche ai minorenni o li obbliga a lavorare.

Non stupisce, quindi, che s’imbarchino, pagando cifre notevoli, nella speranza di iniziare un’altra vita e di salvarsi. Non sempre, però, ci riescono, come testimoniano le cronache quotidiane, che parlano di feriti, di disidrati e di morti affogati. Chi ce la fa, lo deve all’intervento immediato e solidale della nostra Guardia costiera, delle Forze dell’Ordine e, come successo sulla spiaggia di Morghella di Pachino, all’aiuto dei bagnanti, spinti dall’amore per il prossimo. Né sorprende che ormai arrivino tutti in Sicilia o in Calabria, non solo perché Regioni più prossime all’Africa settentrionale, ma anche perché respinti da Malta e Spagna. Sta di fatto che, da gennaio di quest’anno, ne siano sbarcati già 25.000. E che quotidianamente ne arrivino molti altri, a volte anche 1000 al giorno, molti dei quali, poi, fuggono dai Centri di Raccolta o v’innescano rivolte. Da ciò, l’aumento, in Italia, degli stranieri: regolari, irregolari o naturalizzati; secondo l’Istat sono 4,3 milioni, come dire il 12% della popolazione nazionale.

Sarà anche un “dovere dei Cristiani” accoglierli tutti, ma, se non si mette un freno all’immigrazione, quanto prima saranno più degli Italiani. Male relativo, se s’integreranno, se obbediranno alle nostre leggi, usanze, modalità di vita e costumi sociali. Il guaio è che la maggior parte di questi sono Musulmani, spesso aggressivi, intolleranti alla parità dei sessi, alla libertà dei figli. Il che crea il rischio, da non sottovalutare, di una islamizzazione della Penisola, anche perché hanno una notevole propensione all’alta prolificità. E che può portare ad un conflitto con i Cristiani. Tra l’altro, incidono sul mercato del lavoro perché accettano retribuzioni inferiori del 24% rispetto a quelle riconosciute ai compatrioti. E’ vero che spesso svolgono lavori pesanti e pericolosi rifiutati dai connazionali, ma ciò dipende anche dal fatto che si accontentano di stipendi più bassi. Che, però, a volte integrano con furti e rapine: secondo un rapporto del Ministero degli Interni del 2011, su  67.394 detenuti nelle patrie galere, ben 24.973 sono stranieri; senza contare le denunce nei loro confronti, il 36% delle quali per omicidio e il 27% per lesioni colpose.

Giusto, quindi, farli sbarcare: salvarli dalla morte è un dovere promosso dalla nostra cultura cristiana. Obbligo morale che, però, costa, e non poco, allo Stato. Una montagna di soldi che va in accoglienza, assistenza, prevenzione, controllo, rimpatrio, oltre alle spese di tribunali e carceri. Secondo la Camera dei Deputati, solo per mantenerli nei Centri di accoglienza, in un anno (2010) si sono spesi 16.154.505 Euro. Ai quali vanno aggiunte le retribuzioni del personale addetto alle strutture e le prestazioni indirette (spese sanitarie) ed i circa 2 miliardi annuali per tutelare i rifugiati politici, nonché quelli sborsati per i lavori di restauro dei Centri di accoglienza o per gli spostamenti da una città all’altra. Senza contare che ogni immigrato riceve al suo arrivo un contributo di 976,15 Euro per i primi 35 giorni. Nel 2010 ne sono sbarcati 55.000, molto meno di quanti ne arrivano oggi; e c’è da chiedersi se un Paese come il nostro, in cui vivono migliaia di indigenti, disabili, anziani e malati, per di più oppresso dalla crisi economica, da un debito pubblico eccessivo e da un tasso di disoccupazione fra i più alti del mondo occidentale, possa permettersi tanta generosità.

Qualcuno del Pd obietta che è l’Unione Europea ad obbligarci ad accogliere ed assistere chi cerca pace e lavoro. Peccato che l’Agenzia europea Frontex disponga di 22 aerei, 113 navi ed un’attrezzatura radar, oltre ad una notevole somma di denaro per aiutare gli Stati membri nelle operazioni di rimpatrio dei clandestini e nei momenti degli sbarchi. Soldi e mezzi che arrivano a Malta, Spagna e Grecia, ma non in Italia. Altri sostengono che anche il nostro è stato un Paese di emigrazione, per cui “dobbiamo essere ospitali”. Vero: tra il 1876 ed il 1976 almeno 27 milioni di Italiani sono partiti in cerca di lavoro e di una vita migliore. Ma i nostri connazionali andavano dove c’era posto e bisogno, consapevoli di dover rispettare le leggi locali ed integrarsi al più presto. Invece, quella che si registra oggi nella Penisola assomiglia ad una invasione di persone talvolta violente ed intolleranti delle regole, morali e sociali, della civiltà occidentale. Da qui la necessità di non indulgere nell’accoglienza indiscriminata. Che, in questo caso, non salva l’italica cultura e la nostra religione.

Egidio Todeschini

13.9.2013