Troppi clandestini approdano in Italia

E’ da buoni cristiani salvarli e accoglierli. L’aiuto però costa molto e può comportare il pericolo di islamizzare l’Occidente

 

Continua senza sosta lo sbarco nel nostro Paese di gente che cerca di fuggire alla miseria e, spesso, alle violenze subite nei loro Stati. Secondo il conteggio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sono 1900 i morti nel 2014 fino ad oggi e 124.000 i migranti sbarcati finora in Italia. Il nostro Paese investe risorse ingenti per salvarli, senza contare che il Parlamento ha abolito il reato penale di clandestinità. Qualcuno degli approdati cerca di raggiungere altri Paesi europei dove potrebbero spera di trovare lavoro e, nel frattempo, di essere ospitati da familiari o amici, ma spesso è bloccato in frontiera. Chi rimane sul nostro territorio e non trova lavoro nelle imprese, si fa assumere come domestico o badante; oppure si trasforma in “vu’ cumprà” per vendere sulle spiagge borse o abiti contraffatti dalla criminalità organizzata, con profitti che superano quelli del traffico della droga. Ne consegue l’auspicio di chi ritiene necessario il rinvio nei Paesi d’origine dei tratti in salvo. Il che, comunque, costa allo Stato italiano, il quale dal 2010 ad oggi ha sborsato circa 1,7 miliardi di euro, spesa a cui l'UE ha contribuito soltanto con 300 milioni.

Indubbio, è legittimo ed equo sottrarre da sicura morte chi, per trovare occupazione e sicurezza, scappa dai Paesi ove rischiano il rapimento, lo sfruttamento delle donne o il massacro a causa della loro fede: salvarli rientra nei doveri di un buon cristiano, in nome di quella fraternità, insegnataci da Cristo, che ha spinto il Governo italiano a fare di tutto per portare a riva gli imbarcati, evitando di farli morire affogati o soffocati nelle stive. Ma forse è pure il caso di non sottovalutare le conseguenze politiche, sociali ed economiche che ne possono derivare, prendendo in considerazione quanto incide sulle casse statali, quindi sul debito pubblico. Il costo di tali salvataggi può far aumentare la disoccupazione, quindi la crisi nazionale. E occorre anche riflettere se sia veramente credibile la tanto auspicata integrazione degli stranieri, prevalentemente musulmani, che s’insediano nel nostro territorio, tenuto conto che spesso, nelle moschee, gli imam invitano alla guerra contro i nemici di Allah, cioè Ebrei e Cristiani, questi ultimi considerati “buoni solo da morti”, come qualcuno ha scritto su uno striscione incollato, a Reggio Emilia, vicino alla moschea di via Gioia: messaggio di odio che il parroco, don Giordano Goccini, incredibilmente, ritiene espresso da un “Italiano che vuole alimentare la tensione tra Cristiani e Islamici”. O, come successo nella moschea di Ponte Felcino, frazione di Perugia, dove s’insegnava ai ragazzini l'aggressività da manifestare “contro i loro coetanei italiani, fino a farli sanguinare”, nonché la subalternità delle bambine, da Maometto ritenute esseri inferiori. Un invito all’odio e alla disuguaglianza sessuale incompatibile con la società occidentale di oggi dove, è vero, si registra quotidianamente l’uccisione di mogli o figlie ammazzate, però, per gelosia o follia, non per quel disprezzo nei loro confronti che dovrebbe, invece, sconsigliare di riconoscere facilmente la nazionalità italiana agli Islamici. Non è la cittadinanza a creare i popoli e la loro cultura, bensì la storia e le religioni che ne determinano il carattere e la visione del mondo. Come sostenuto da Dante, Petrarca e, prima di loro, da Aristotele secondo cui “quanti hanno accolto uomini d'altra razza, la maggior parte sono caduti in preda alle fazioni”.     

Giudizio veritiero a giudicare dalla conversione all'Islam di 70.000 Italiani, causata, tra l’altro, dalla perdita dei valori etici. Cambiamenti di fede che succedono anche in Europa, specialmente in Gran Bretagna (significativo che lo sgozzatore del reporter americano sia un neo Musulmano nato e cresciuto in Inghilterra) e in Germania, Stati nei quali esistono tribunali islamici che giudicano ed emettono sentenze secondo il Corano, soprattutto nell'ambito di reati familiari. Facendo correre agli Europei il rischio, come sottolineato da Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara, di “nasconderci di fronte a questa terribile minaccia che incombe sull'Occidente”. Pericolo cui si aggiunge la spesa italiana di circa 12 miliardi l'anno per pagare il carburante delle navi e le indennità degli equipaggi, per curare gli immigrati, alloggiarli, dare loro un'assicurazione mensile di 600 euro, garantire una diaria di 30 euro al giorno per le spese personali esentasse e rimborsare chi li ospita (Bed & Breakfast, case private, ostelli). Esborso cui si devono sommare le spese dei minorenni assegnati d'autorità ai sindaci. Nonché il costo per ogni carcerato, che ammonta a 12mila euro al mese. Cifre esorbitanti che l’UE ha condiviso solo con 1 miliardo di euro. E’ vero che più di metà delle persone arrivate in Italia fuggono da guerre, violenze e persecuzioni e che sia giusto sottrarle alla morte ed essere, come ha detto Il Ministro degli Interni, Alfano, “orgogliosi di aver salvato tante vite”. Ma ospitarle tutte e indistintamente comporta il rischio di moltiplicare in Italia ed in Europa il numero di chi vuole costringere le donne ad una servitù totale e spera di sterminare i cristiani. Doveroso essere buoni e caritatevoli. Ma non con chi mira ad uccidere.

Egidio Todeschini

6.9.2014

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Minacce ai cristiani, ma il prete incolpa gli italiani

Andrea Zambrano - Mar, 26/08/2014 - 07:01

Reggio Emilia «Ragazzi, siate bravi musulmani e fate il Ramadan». Dopo la stagione degli auguri agli islamici per il mese sacro di penitenza, adesso l'asticella si alza con gli inviti.

E poco importa se la raccomandazione arriva da un sacerdote ed educatore. Don Giordano Goccini è responsabile della Pastorale giovanile della Diocesi di Reggio Emilia e direttore dell'oratorio cittadino Don Bosco. Il quartiere è la popolosa via Adua, una delle zone a più alta concentrazione di immigrati della città del Tricolore. Nei giorni scorsi lungo la recinzione del campo da calcio della diocesi è comparsa una scritta inquietante: «Cristiani buoni solo da morti».

Vandalismo? Stupidità? O un messaggio di odio religioso ben studiato? Difficile dirlo, anche perché la struttura non è dotata di telecamere, ma la Digos, allertata da un cittadino, ha sequestrato lo striscione e ha iniziato le indagini per vilipendio alla religione. Tutte le piste sono aperte. Anche quella che potrebbe eventualmente portare alla vicina moschea di via Gioia. Per lo meno è una delle direzioni verso cui si muoverà la Polizia che ha manifestato l'intenzione di indagare a 360 gradi. La cosa però non convince don Goccini, che, intervistato dal Resto del Carlino , sembra aver già risolto il caso: «No, non possono essere gli islamici che vivono qui, il cartello è scritto bene. Semmai è un gesto di odio che vuole alimentare la tensione tra cristiani e islamici. Penso a un italiano». Paradossale caso di discriminazione al contrario, dove per difendere a spada tratta una categoria si getta fango sull'altra.

Ma il sacerdote non è nuovo a fughe in avanti, come quando invitò in parrocchia Beppino Englaro, costringendo il vescovo di allora a fare retromarcia. Però il caso sembra stargli a cuore più che l'apostolato, oggi parola tabù confusa con inculturazione. Così, invece di insistere per portare in chiesa i ragazzi della zona, don Goccini è arrivato anche a invitarli alle buone pratiche islamiche. «Da noi ci sono ragazzi che praticano un islam moderato. A volte sono io che gli dico di fare il Ramadan». Una resa buonista? O un sincretismo religioso decisamente inattuale visto quello che succede ai cristiani in Irak? Detta così di sicuro una gaffe perché sembra suonare come un invito a non essere moderati, ma a mettere in pratica tutte le prescrizioni dell'islam. Speriamo non il jihad, anch'esso imposto dal Corano al pari del mese di digiuno.