La famiglia tradizionale va incoraggiata

Il mondo occidentale sta perdendo i valori morali del matrimonio, della nascita, della morte. Il coraggio di un pensiero controcorrente

 

Su il Corriere della Sera di qualche giorno fa una lettrice ha chiesto a Sergio Romano come mai i Vescovi cattolici americani si siano schierati a favore di Romney, benché mormone. La risposta del giornalista: “La Chiesa è preoccupata dalla prospettiva di un mondo in cui le donne possano liberamente abortire, i vecchi vengano accompagnati alla morte con leggi che prevedono l’eutanasia o il suicidio assistito, gli omosessuali possano sposarsi ed il matrimonio divenga una «option» lasciata ai gusti e alle scelte degli interessati … Credo che gran parte della sua (del Vaticano. NdR) attenzione, in questo particolare momento, sia concentrata sugli effetti etici della rivoluzione biologica scoppiata negli ultimi decenni”. Cioè, di quel cambiamento di mentalità e di stili di vita che va diffondendosi nel mondo occidentale e che il rieletto Presidente Obama non ha condannato: è vero che durante la campagna elettorale, ha promesso di ridurre il numero di aborti, però ha preannunciato la legalizzazione del matrimonio fra gay. Il che ha spinto alcuni commentatori a dire che la vittoria è dipesa dal voto favorevole degli omosessuali.   

Per rendersi conto della perdita della morale in Occidente basta rifarsi ad alcune statistiche: calano ovunque le nascite (solo in Italia, 15.000 in meno in un anno, benché la popolazione sia aumentata per effetto dell’immigrazione) e sono diminuiti i primi matrimoni, nella nostra Penisola passati dai 392 mila del 1972 ai 217.290 del 2007. Sono cresciuti invece i secondi matrimoni, quindi i divorzi, le unioni celebrate con rito civile, quelle extramatrimoniali, senza contare che, da decenni, secondo l’opinione corrente, i rapporti sessuali anche tra giovanissimi hanno bisogno solo “del vicendevole assenso”. Al che si aggiunge l’esplosione degli aborti, legali da oltre 30 anni, che fanno registrare un miliardo di vittime, più di quelle causate dai regimi totalitari e dagli innumerevoli conflitti armati che hanno insanguinato il Novecento. Ma considerati “normali”, oltre che necessari per il controllo demografico, se permettono, come previsto in Danimarca, di eliminare l’eventuale figlio handicappato. Eppure l’interruzione della gravidanza è un omicidio d’innocenti, uccisi dall'egocentrismo di una società convinta, tra l’altro, di dover riconoscere alle donne il diritto alla più assoluta “libertà”. A dispetto dell'amore, della carità e dell’educazione. Il che rappresenta una tragedia umanitaria, morale e sociale di cui stentiamo a renderci conto.

Certo, in alcuni Paesi dell’Europa Orientale e Meridionale si è registrata, negli ultimi anni, una diminuzione del numero di aborti; però non si può negare che dal '68 i principi che sorreggevano l'etica sono stati vilipesi in nome di un individualismo che fa rima con egoismo, con conseguente perdita della dignità e della responsabilità. Si tratta di quei valori, per la Chiesa “irrinunciabili”, la scomparsa dei quali ha “conseguenze nefaste per la soluzione dei problemi sociali”, come rileva in un articolo P. Piero Gheddo, direttore di Mondo e Missione. Che si domanda anche come mai “i partiti e le coalizioni di sinistra approvano tali soluzioni in campo sessuale e familiare”. Carenze etiche messe in evidenza pure da Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate (2009) ove condanna il controllo delle nascite, l'aborto, le sterilizzazioni, l'eutanasia e la selezione eugenetica. Immoralità che, secondo il Pontefice, contrastano con lo sviluppo economico di ogni popolo e dell'umanità; che spesso non sono comprese “nemmeno dai cattolici, una parte dei quali pensa che la difesa della vita e della famiglia passa in secondo piano di fronte alle drammatiche urgenze della fame, della miseria disumana, delle ingiustizie a livello mondiale e nazionale”, comportando così le inevitabili “conseguenze nefaste anche per la soluzione dei problemi sociali”.

Dovrebbe avere eguale frequenza e forza la protesta per la fame nel mondo e quella per la perdita dei valori etici. Invece, continuano un po’ ovunque le manifestazioni contro la carestia, la disoccupazione, gli oneri fiscali; viceversa, rari o nulli quelli contro gli aborti, le coppie di fatto, i divorzi, la sessualità precoce. Il che non rappresenta un progresso, bensì una forma di ateismo pratico che deteriora la società contemporanea. Ciò vale soprattutto per i matrimoni tra gay e l'adozione a favore delle coppie omosessuali, già legali nel Canada e negli Stati americani del Maryland, Maine, California, Massachusetts, New Jersey, New York, Ohio, Washington e, in Europa, in Svezia, Belgio, Olanda e Islanda, tutti Stati nei quali ha prevalso l’opinione dei partiti di sinistra secondo i quali le persone che si amano devono, a prescindere dal loro sesso, poter avere gli stessi diritti. Un relativismo cui qualcuno incomincia ad opporsi energicamente, come successo recentemente in Francia ed Inghilterra. Senza però ottenere risultati positivi. In effetti, a stare a quanto scrive su Avvenire Lucetta Scaraffia, docente di Storia Contemporanea all'Università La Sapienza di Roma, “nell'opinione pubblica stanno facendosi strada opinioni contrarie, anche da parte di giornalisti e di intellettuali non vicini alla Chiesa … I Cattolici stanno dunque svolgendo oggi un ruolo fondamentale di sentinelle della libertà religiosa e di pensiero. Sono gli unici ad avere il coraggio e la forza di opporsi a un'ideologia, fondata sul politicamente corretto, che sta invadendo ogni cultura del mondo, grazie anche all'appoggio che ottiene dalle Nazioni Unite”.

C’è da augurarsi che cresca l’impegno per proteggere, in Italia ed all’estero, la famiglia tradizionale. E che i politici, anziché limitarsi a far fronte ai problemi del mercato e dell’economia, si assumano il compito di difendere i nuclei familiari e la morale. Senza i quali, checché se ne pensi, non ci sarà un autentico progresso della società umana.

 

Egidio Todeschini

. 21.11.2012