L’indagine sulla famiglia voluta dal Papa

Un questionario con 38 domande inviate ai Vescovi di tutto il mondo. In preparazione al Sinodo e per una pastorale rinnovata

 

Papa Francesco continua a stupire a stupire! Per quello che dice e soprattutto per ciò che fa o intende fare. Non a caso, il 14 novembre, durante la visita restituita al Capo dello Stato, ha affermato: “Vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”. In effetti, particolarmente necessaria oggi, stante la realtà sempre più degradata che si registra in Italia e nel mondo, dove abbondano i divorzi, le convivenze extraconiugali, gli aborti, la contraccezione, la pedofilia, l’omosessualità. Un indebolimento o abbandono della fede che fa soffrire il Papa, tanto da parlarne in più occasioni, come ha fatto durante il Consiglio dei Cardinali nell’incontro dell’ottobre scorso. Per questo ha indetto la Terza assemblea generale straordinaria che si svolgerà a Roma tra il 5 e il 19 ottobre 2014, anticipata ai giornalisti durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro, il cui argomento sarà, appunto, quello delle “sfide della famiglia nel contesto della nuova evangelizzazione”. Ad essa seguirà il Sinodo ordinario del 2015, al fine di “cercare le linee operative per una pastorale rinnovata nei confronti delle persone “ferite”, essendo “urgente e necessaria” l’attenzione dell’episcopato mondiale alle “problematiche, inedite fino a pochi anni fa”, riguardanti la famiglia. A tale scopo il Pontefice ha formulato un questionario di ben 38 domande sui temi sopra elencati, inviato ai Cattolici di tutto il mondo che dovranno rispondere entro il 31 dicembre di quest’anno (chi è interessato, le trova in Internet alla voce “Questionario di Papa Francesco”.

I quesiti mirano ad appurare la reale conoscenza dell’insegnamento ecclesiastico sulla famiglia e sul matrimonio; quanto tale dottrina sia diffusa ed integralmente accettata; le cause delle situazioni coniugali difficili; le unioni tra persone dello stesso sesso, “cui non di rado è consentita l’adozione di figli”; l’educazione dei bambini e via elencando. Problemi ai quali, secondo il gesuita Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, la Chiesa universale deve poter dare una soluzione. Il Papa, che se ne occupa e preoccupa, “intende portare avanti la riflessione ed il cammino” da effettuarsi “nella piena comunione della comunità ecclesiale con la partecipazione responsabile dell'episcopato delle diverse parti del mondo … sui temi legati alla famiglia, compresi la situazione dei divorziati e dell'accesso ai sacramenti”. Evidente lo scopo: proporre appropriate soluzioni pastorali, onde risolvere il problema dei tanti battezzati esclusi dalle liturgie sacramentali, perché coppie risposate o conviventi, persone che usano preservativi o hanno abortito, nonché omosessuali. Come hanno fatto le chiese ortodosse che, in alcuni casi, benedicono le seconde nozze, se avvengono dopo un cammino penitenziale. O nel modo ipotizzato l’8 ottobre scorso in Germania dove è stato pubblicato un documento per migliorare la situazione dei credenti divorziati che desiderano riavvicinarsi alla Chiesa e ai sacramenti finora interdetti, dando “loro ascolto”, come auspicato dal responsabile dell'Ufficio per la cura delle anime di Friburgo, il decano Andreas Moehrle, convinto che, dato l’ormai elevato numero di divorzi, la Chiesa deve cambiare atteggiamento, offrendo colloqui per appurare i motivi del fallimento del matrimonio e verificare la vitalità della fede, onde permettere, a chi soffre per l’esclusione dai sacramenti, di poterne godere. Conversazioni da effettuarsi anche con i conviventi che rappresentano, a detta del Relatore generale del Sinodo, il cardinale ungherese Péter Erdö, “uno dei problemi più importanti in molti Paesi”, da affrontare e risolvere, insieme a quello delle unioni tra persone dello stesso sesso e dell’eccessivo ricorso agli aborti.

Casi difficili che spesso creano sofferenze in chi ha abbandonato ogni pratica religiosa e lasciato la Chiesa perché non ne comprendeva la condanna. Sancita, in caso di divorzio e nuove nozze, in obbedienza al precetto espresso da Gesù, “l’uomo non separi ciò che Dio ha unito”, che comporta l’indissolubilità del matrimonio per il bene dei coniugi e dei figli. Derivante, invece, dal racconto biblico su Sodoma e Gomorra, distrutte da Dio per gli atti di omosessualità che vi si compivano. E, per quanto riguarda gli aborti, dal comandamento divino che impone di “non uccidere”, quindi neppure un feto che è già un essere vivente. Comportamenti ormai molto diffusi nella società secolarizzata di oggi nei confronti dei quali il Pontefice ritiene che la Chiesa dovrebbe mostrare la stessa misericordia, tolleranza e perdono di cui dà prova in caso di efferati delitti contro l’uomo e l’umanità. Convinzioni e preoccupazioni, dettate dallo stato in cui in cui versa la famiglia nel mondo della globalizzazione, che lo hanno spinto a stendere il questionario ed indire il Sinodo. Per appurare se e come sia possibile adeguarsi ai tempi correnti che risentono del relativismo, a suo tempo condannato da Benedetto XVI, e della diminuita fede religiosa, onde restituire un accesso ai Sacramenti a quanti hanno divorziato, abortito o avuto rapporti sessuali con persone dello stesso sesso. Anche a queste Papa Francesco vorrebbe aprire le porte, sperando di riavvicinarle a Dio. E l'indizione del Sinodo straordinario ne è la dimostrazione lampante.

22.11.2013

Egidio Todeschini