Insulti e parolacce segno di maleducazione

Il linguaggio incivile e scurrile: moda diffusa e abusata non solo in Parlamento ma anche da ragazzini e fanciulle per strada e su facebook

 

Tra i fattori economici e sociali che incidono sull’attuale declino dell’Italia, va inserito anche il progressivo imbarbarimento dei comportamenti e del linguaggio. Un degrado originato dal grave svilimento della famiglia, della scuola, dei partiti, dei sindacati; istituzioni abbattute in nome della spontaneità, della modernità e dell’individualismo, ma che fino a qualche decennio fa influivano positivamente sulla disciplina, la cultura e l’educazione delle persone. Oggi, invece, imperano, oltre alle numerose e quotidiane violenze fisiche, parolacce, volgarità, bestemmie ed insulti, come successo, nei giorni scorsi, a Montecitorio dove il lessico indecente ed il turpiloquio dei parlamentari di Grillo hanno dimostrato l’attuale perdita del rispetto per gli altri, nonché della cortesia nelle relazioni personali e tra i sessi. Una brutalità verbale e comportamentale che, ormai, sempre più marca il tessuto nazionale. E che si rileva anche nelle trasmissioni televisive, a volte nei titoli dei giornali, spesso nei commenti, quasi sempre anonimi, espressi su Facebook o Twitter, come quelli, estremamente offensivi contro Francesco Alberoni che si era permesso di criticare, su il Giornale, il Movimento 5 Stelle. O, durante la seduta a Montecitorio per la fiducia al neo Premier, il definire “figlio di troika” un deputato e “un grande bugiardo” Matteo Renzi. È triste constatare che la classe politica nazionale conosca solo l’inciucio o l’insulto, la retorica o lo sberleffo, la prosopopea o la volgarità.

Insulti e trivialità delle quali anche i giovani quattordicenni e quindicenni fanno un uso costante, come riconosciuto dall’editorialista del Corriere della Sera, Angelo Panebianco, che in merito scrive: “Abito a Roma nei pressi di una scuola (medie e liceo), e all’inizio e alla fine delle lezioni la mia via si riempie di ragazzi. Mi capita così di ascoltare assai spesso le loro chiacchiere, gli scambi di battute. Ebbene, quello che mi arriva alle orecchie è una continua raffica di parolacce e di bestemmie, un oceano di turpiloquio... Dalle loro bocche viene fuori ogni tre parole un’oscenità o una parola blasfema. Le ragazze appaiono le più corrive e quasi le più compiaciute nel praticare un linguaggio scurrile e violento che un tempo sarebbe stato di casa solo nelle caserme o nelle bettole più malfamate”. Una inciviltà  che troviamo pure nel turpiloquio dei parlamentari grillini o di alcuni politici, soprattutto esponenti di sinistra, contro gli avversari, anche se coprono massime cariche dello Stato. Tra questi, il Capo dello Stato cui un deputato del M5S ha dato del “boia”. E la presidente della Camera, Laura Boldrini, per giorni nel mirino dei seguaci di Beppe Grillo che le hanno indirizzato commenti offensivi. Tanto irrispettosi da creare all’interno del Movimento qualche dissenso: «Se da una parte Internet deve essere libera, - scrivono infatti i senatori Luis Orellana, Lara Bignami, Monica Casaletto e Lorenzo Battista - è altrettanto vero che un certo tipo di messaggi, compresi alcuni post pubblicati sul blog di Grillo … possono innescare reazioni scomposte. L’attacco alla persona non rappresenta l’attacco alle idee!». Volgarità ed offese rilevate anche dai quotidiani, dalla televisione e dal Capo dello Stato che le ha ritenute una “ barbarie”, perché vengono meno al rispetto delle donne e delle Istituzioni.

Commento lodevole, questo del Presidente della Repubblica, che però non ha mai sentito il dovere di rintuzzare chi riteneva il berlusconismo peggiore del fascismo; o rimproverare Umberto Eco che, nel 2011, paragonò Berlusconi ad Hitler. E chi ha insultato Renato Brunetta per la statura o Giuliano Ferrara per la stazza, nonché offeso in modo estremamente volgare Mara Carfagna e Giorgia Meloni, per un eccesso di partigianeria e faziosità che assomiglia molto ad una guerriglia e che ha fatto cadere i freni inibitori ad un mondo sempre più orfano di cultura, discrezione e decoro. Soprattutto di educazione. Una mancanza di cortesia che fa diventare di moda una parola offensiva. Tra queste, la più abusata è “fascista” che resiste, a mo’ d'insulto, da oltre mezzo secolo, ritornata di bocca in bocca, dopo un’apparente sparizione, per insultare Berlusconi ed i suoi seguaci; solo loro, perché se uno evoca, come successo recentemente, il passato mussoliniano del padre di un grillino o di un articolista de la Repubblica, tutti gridano allo scandalo. Ultimamente è stata brevettata un’altra villania, quel “sessista” che, in una settimana, si è infilata in ogni notiziario, scritto o parlato che sia. Ad usarla è, tra gli altri, Laura Boldrini che, dopo le offese lanciatele recentemente dai grillini a Montecitorio, si è convinta che il turpiloquio degli uomini nei confronti delle donne sia di tale carattere. Può darsi. Resta il fatto che il linguaggio ingiurioso e scurrile non si addice alla democrazia, prerogativa conquistata dopo rivoluzioni e guerre, che richiede civiltà e rispetto nei confronti di tutti, avversari politici compresi. Unico modo per evitare l’eclissi totale della buona creanza.

Egidio Todeschini

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