Un abbraccio che può cambiare la storia

L’incontro di papa Francesco e del patriarca Kirill a l’Avana. Il primo dal 1054 quando avvenne lo scisma tra Cattolici ed Ortodossi

 

 

Il 12 febbraio scorso il Papa ed il Patriarca russo si sono incontrati a Cuba. Un incontro che non ha precedenti, benché desiderato da Giovanni Paolo II, ma sempre rifiutato dal patriarcato di Mosca a causa del presunto proselitismo dei Cattolici nel territorio della Chiesa russa. Fallirono, quindi, i tentativi di far incontrare papa Wojtyla ed il patriarca Alessio II in Ungheria e poi in Austria. Forse la Chiesa russa non si sentiva abbastanza unita e sicura per fare questo passo. Che ora è stato compiuto, sia pure fuori dall’Europa. Il Pontefice lo ha definito “storico”, un vero successo. Il suo carisma e la pazienza nel dialogo dei suoi collaboratori hanno aperto una porta che sembrava chiusa e che ora permette di sperare in una stagione di nuovi rapporti.

Il Grande Scisma, avvenuto nel 1054, aveva infatti infranto l'unità della Chiesa che si basava sulla Pentarchia (cioè governo di 5 capi), affidando l’amministrazione della Cristianità alle 5 sedi episcopali più importanti del mondo romano: Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Ne era conseguita la separazione della Chiesa Ortodossa da quella Cattolica, la quale ritiene che al Vescovo di Roma, successore dell'Apostolo Pietro, si debba riconoscere il primato ricevuto da Cristo, che gli ha dato le “chiavi del regno dei cieli” e l'autorità di “pascere gli agnelli” (Matteo, 16,18-20).

La Chiesa Ortodossa non solo contesta al Papa la sua “pretesa” autorità sui quattro patriarcati orientali, ma anche il celibato dei preti, l'inizio della Quaresima il Mercoledì delle ceneri e l’introduzione, nel Credo, del Filioque ("Credo nello Spirito Santo… che procede dal Padre e dal Figlio, e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato"), ritenuta offensiva del concetto di Trinità, in quanto crea una "doppia paternità" dello Spirito Santo. Lo Scisma avvenne dopo più di 2 secoli di dispute tra le due Chiese. Spesso in lotta tra di loro per motivi politici e religiosi, tra i quali la convinzione degli Orientali che Gesù avesse la sola natura divina.    

Oggi la Chiesa russa, la più grande tra quelle ortodosse, ha più di 150 milioni di fedeli. A giugno si terrà, a Creta, il Concilio delle Chiese ortodosse che dovrebbe favorirne il ricompattamento. Kirill, che finora aveva sempre sostenuto che non era maturo il tempo della riconciliazione, convinto che “l’evento avrebbe dovuto essere storico e ben preparato”, desiderava vedere il Papa prima di tale evento per cercare di rappacificarsi con il Vaticano. A tentare di ricomporre lo scisma millenario influiscono oggi le uccisioni dei Cristiani in Medio Oriente ed il relativismo imperante in Occidente. Il colloquio tra il Papa e il Patriarca, motivato da ragioni storiche, religiose e politiche - avvenuto “per grazia di Dio”, come affermato nel comunicato congiunto – ha avuto luogo all’aeroporto dell’Avana, in occasione della visita di Kirill a Cuba e di Francesco in Messico. E si è concluso con la firma di una dichiarazione congiunta.

In essa è scritto, tra l’altro, che “questo incontro dei Primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, preparato da lungo tempo, sarà il primo nella storia e segnerà una tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese. La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà. Invitano tutti i cristiani a pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti”. L’incontro, iniziato con un abbraccio, segno di fratellanza e di speranza per tutti, realizza il sogno di Papa Paolo VI che nel 1964 aveva incontrato a Gerusalemme il Patriarca Atenagora: il loro "abbraccio di pace" e la dichiarazione di riconciliazione furono il primo atto congiunto delle due Chiese.

Il documento firmato da Francesco e da Kirill continua con una invocazione ad una più equa distribuzione delle risorse nel mondo e con la preghiera a Dio “perché protegga il Suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale”. Nonché con l’affermazione che le persone credenti devono seguire i Comandamenti di Gesù Cristo e restare fedeli ai valori cristiani tradizionali. Inevitabile, quindi, la condanna delle coppie gay (perché, per tradizione biblica, la famiglia si fonda sul matrimonio uomo-donna, dal quale deriva il concetto di paternità e maternità) e pure dell’adozione riconosciuta agli omosessuali in molti Stati ed in questi giorni in discussione parlamentare in Italia. Segue il richiamo “al diritto inalienabile alla vita” violato dal numero esorbitante di aborti. Una concordanza di dichiarazioni pastorali che non eliminano i secoli di ruggine tra le due Chiese. Ma che lasciano ben sperare per il futuro.

Egidio Todeschini

 

21.2.2016