Da Lampedusa a Rio: l’estate del Papa

Due viaggi che hanno messo in luce il suo amore per i poveri e per i “fratelli” del mondo. Emigranti e giovani: grandi risorse umane

 

 

Un’estate particolare, quella che ci stiamo lasciando alle spalle, in cui, oltre alle alternanze climatiche, si sono registrati, in Italia e nel mondo, molti episodi di omicidi, genocidi, guerre civili, razzismi e suicidi. Una crudeltà notevole cui si sono aggiunti, nella Penisola, lo sbarco quotidiano di immigrati (decisamente mal messi, altri addirittura morti nel vano tentativo di rifarsi una vita decente) nonché la condanna definitiva di Berlusconi, con quel che ne può conseguire, a danno della politica e dell’economia nazionale. A ridare, però, speranza all’umanità è arrivata la prima Enciclica di Papa Francesco, la “Lumen Fidei”, (ne parlerò nel prossimo articolo), che rinnova l’invito di Cristo ad “amare il prossimo”, quindi a comportarsi con quella fraternità che lo ha spinto a fare il suo primo viaggio apostolico nell’isola di Lampedusa. Vi è arrivato, l’8 luglio, a bordo di una motovedetta della Guardia costiera, accolto da uno striscione esposto dagli abitanti con su scritto “Benvenuto tra gli ultimi”, e da  circa 10mila persone, molti dei quali profughi e di religione musulmana. Islamici ma, per il Pontefice, sempre “fratelli”, tormentati dalla miseria, dalle guerre e da massacri religiosi, fuggiti dai loro Paesi per motivi politici ed economici, superando vari ostacoli, rapimenti e sofferenze. Da qui l’invito del Papa a pregare per loro. Il che evidentemente ha sortito un certo effetto se, a Ferragosto, i bagnanti della spiaggia di Morghella nel Comune di Pachino (Siracusa) hanno comunicato a chi di dovere la presenza di barconi arenati con a bordo 160 migranti ed aiutato la pattuglia a trarli in salvo, onde evitare un’ulteriore strage di chi tenta di trovare, in Italia o in Europa, pace, lavoro e pane, spesso senza riuscirci.

Non a caso, per ricordare la strage dei migranti, il Papa ha detto che, nei viaggi della speranza dall’Africa e dal Medio Oriente, a perdere la vita, dal 1988, sono state circa 20mila persone: un numero che continua ad aumentare. Per commemorarle, ha lanciato in mare una corona di crisantemi bianchi e gialli, colori dal valore simbolico ben preciso: il primo esprime speranza per il futuro, fiducia nel prossimo e nel mondo; il secondo la luce del sole ma anche della conoscenza. Un gesto carico di significato, naturale e spontaneo in chi, appena eletto in piazza San Pietro, si presentò come un migrante venuto “dalla fine del mondo”. E’ seguito un momento di preghiera per i defunti, le loro famiglie e la popolazione locale che generosamente si fa carico del difficile compito di accoglierli. Sceso a terra, ha baciato ed accarezzato i bambini, ha stretto le mani che i fedeli gli hanno teso, ha sorriso a tutti. Poi, a bordo di una campagnola scoperta, si è diretto al campo sportivo “Arena”, in località Salina, per celebrare, da un altare ricavato da una piccola imbarcazione, la Messa penitenziale per tutte le vittime dell’immigrazione, per quei “fratelli” morti che provocano “una spina nel cuore che porta sofferenza”. Inevitabile, quindi, la condanna dell’indifferenza, ormai tanto globalizzata da rendere molte persone insensibili “alla sofferenza dell’altro”, nonché  l’invito a “scuotere le coscienze”, perché chi pensa solo al proprio benessere ignora che esso “ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone”: una “anestesia del cuore” che alimenta la “crudeltà che c'è nel mondo, in noi e in coloro che con l'anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”. Per i quali “nessuno si sente responsabile”. Dimenticando che “Dio ci giudicherà in base a come abbiamo trattato i più bisognosi”.

Concetti emersi anche durante il viaggio in Brasile per la Giornata mondiale della Gioventù, dove si è fermato dal 22 al 28 luglio. Ai giovani presenti alla Messa celebrata nella Cattedrale di Rio de Janeiro ha, infatti, consigliato di mettersi in guardia dal fascino del denaro e del potere, perché “entrambi possono dare un momento di ebbrezza, ma alla fine sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di più, a non essere mai sazi”. Un invito a quella umiltà che lo caratterizza e che lo ha poi fatto camminare sotto la pioggia, per le stradine della favela di Varginha, dove ha salutato tutti e giocato con i bambini. Ma anche ad accettare l’invito degli abitanti ad entrare in casa: ha bussato ad una baracca e si è seduto a prendere il caffè, prima di andare a fare “casino” sul lungomare di Copacabana, accompagnato dalle grida e dagli applausi di un milione di giovani. Ai quali ha detto: “Sono venuto anche io per essere confermato nella mia fede dall'entusiasmo della vostra fede”, perché “la fede del vescovo che deve risolvere i problemi si può rattristare”. Confermando così che la Giornata mondiale della gioventù è quel cammino di fede, di gioia e di crescita voluto, per presentare il volto di Cristo ai giovani, da Giovanni Paolo II nel 1986, sulla scia dell’Anno Santo del 1984 e dell’anno internazionale della gioventù indetto nel 1985 dall’Onu. La Giornata mondiale della Gioventù di Papa Francesco in Brasile è la tredicesima edizione, effettuata , a pochi mesi dall’elezione. Come fece, nel 2005, Benedetto XVI 4 mesi dopo essere salito al soglio di Pietro, recandosi in Germania per rispettare l’appuntamento di Colonia fissato dal suo predecessore. Un incontro di Amore che il Pontefice, quest’anno, ha concluso pregando la Vergine di benedire i giovani presenti e le loro famiglie nonché gli abitanti di tutto il mondo.  

Egidio Todeschini