Ancora tante le incertezze politiche

Importante che il Governo Letta abbia ottenuto la fiducia. Purtroppo continuano le polemiche tra i politici. E le riforme sempre rinviate

 

C’è molto sconforto a seguire le cronache del nostro Paese ove ogni giorno si registrano omicidi e rapine, corruzioni e nepotismi, nonché le numerose tragedie provocate da temporali o imperizie, alle quali si aggiungono le centinaia di Morti di Lampedusa. Ma, forse, a sconvolgere di più gli Italiani è quella specie di guerra civile che infesta la politica nazionale e ne rallenta le decisioni, compromettendo così la realizzazione delle necessarie riforme costituzionali, l’auspicata fine della crisi economica e la riduzione della disoccupazione. Una rivalità che, purtroppo, dura da decenni, aggravata dalla politicizzazione di alcuni Magistrati, favorita dalla abolizione, 20 anni fa, dell'immunità parlamentare, prevista dalla Costituzione, che impediva di processare senatori e deputati finché fossero in attività in Parlamento. E che ora permette di condannare Berlusconi, reo, secondo la Cassazione, di evasione fiscale, reato per il quale dovrà scontare, grazie al condono, 1 anno di prigione. Una sentenza che, a detta dei suoi avvocati ma non solo, è stata emanata per eliminare l’odiato avversario, tra l’altro obbligato all’esenzione da incarichi pubblici per, al massimo, 3 anni (il 19 ottobre deciderà in merito la Corte d’Appello di Milano), a causa della pena accessoria. Un verdetto che non solo contrasta con la multa (non con la galera!) impartita, dai Giudici del Tribunale tributario del Lazio, a Carlo De Benedetti, iscritto al Pd, per  lo stesso reato di evasione fiscale da 225 milioni di euro (molto di più della presunta berlusconiana), ma anche con l’archiviazione, nel 2010, perché “il fatto non sussiste”, della causa intestata in Svizzera all'americano Frank Agrama, ritenuto il socio occulto del Cavaliere, quindi di Fininvest e Mediaset, con il quale avrebbe condiviso i guadagni illeciti, poi non dichiarati.

Una prova dell’inesistenza del reato non considerata dal Giudice della Cassazione, Esposito. E neppure dalla Giunta senatoriale che, il 4 ottobre scorso, ha votato a favore dell’espulsione di Berlusconi da Palazzo Madama, in base alla legge Severino del 2012 che, forse, è incostituzionale, prevede 6 anni di esenzione e, soprattutto, è espressamente non retroattiva. Elementi volutamente non presi in considerazione. Come probabilmente avverrà quando si voterà in merito al Senato. Tanto da spingere Berlusconi a ritenere necessario far ricorso “nelle sedi Europee per far sì che questa ingiusta sentenza sia radicalmente riformata … per continuare la battaglia di libertà”, e chiedere agli Italiani “quella maggioranza indispensabile per fare le riforme, a partire dalla Giustizia… assurta a vero e proprio potere dello Stato che condiziona permanentemente la vita politica”, mediante sentenze emanate senza prove concrete o travisate. Cioè quella modifica costituzionale che è l’unica soluzione per non vedere l’Italia sottoposta al più terribile dei poteri: quello di privare i nemici politici della loro dignità e libertà.    

Che certa Magistratura nazionale sia ideologica non lo dicono solo i  berlusconiani. Lo ammise Massimo Caprara, segretario di Palmiro Togliatti, che, nel 2005, svelò l'esistenza di un registro segreto, custodito a Mosca, di Magistrati iscritti al Pci. Anche l’ex Capo dello Stato, Cossiga, benché antiberlusconiano, nel 1997, sostenne che gli Organi di Giurisdizione occupavano un livello della Gladio rossa, struttura paramilitare e clandestina pronta a ribaltare lo Stato democratico. E pure l’edicolista del Corriere della Sera, Panebianco, ha recentemente ammesso che “la Magistratura rappresenta l’unico potere forte oggi esistente in questo Paese”. Specialmente se di sinistra: non a caso negli anni 60 nacque la fondazione chiamata Magistratura democratica, alla quale aderirono i Pm e Giudici che, all’epoca di Mani pulite, azzerarono tutti i partiti, tranne quello comunista. E che, ancora oggi, allungano talmente i tempi dei processi da contribuire a quell’ingorgo carcerario, con le derivanti sofferenze dei reclusi, che ha spinto Napolitano a chiedere al Parlamento di rinnovare il condono e l’amnistia.

Berlusconi potrà piacere o no, come uomo e come politico. Ma è incontestabile che dal 1994, nei suoi confronti, ci sia stato un accanimento giudiziario notevole. La sua recente condanna, cui si aggiungerà probabilmente quella del processo Ruby, non può essere considerata privata, in quanto, tra l’altro, influisce sul buon nome della Penisola all’estero, come affermano gli esponenti del Pd che, grazie alla Giustizia  credono di poter eliminare, per sempre, il loro nemico ed il relativo partito. Tuttavia, sarebbe più opportuno che i Parlamentari prendessero in considerazione i problemi che incombono sul Paese, le riforme da effettuare, il debito pubblico da ridurre, la legge di stabilità (ex finanziaria) da approvare. Questioni che hanno convinto Berlusconi a confermare la fiducia al Governo Letta. E, probabilmente, a chiedere di espiare la pena nei servizi assistenziali, nella speranza di poter continuare a far politica e di evitare all’Italia un regime eccessivamente statalista, incapace di ridurre le spese, propenso ad una fiscalizzazione che mette in crisi aziende e cittadini, contrario al rispetto dei principi religiosi ed etici, nonché sostenitore dell’ingerenza politica della Magistratura che distrugge la democrazia. In cui la sovranità appartiene solo al popolo.

10.10.2013 Egidio Todeschini