La storia giudica ma non assolve

Fidel Castro da rivoluzionario a dittatore. Omaggiato ed esecrato. Non ha dato al suo popolo la democrazia. Ora Cuba pensa al futuro 

 

La morte di Fidel Castro, avvenuta il 25 novembre, ha suscitato reazioni di rimpianto da chi ne condivideva l’opinione politica e di soddisfazione da coloro che hanno sempre criticato i suoi comportamenti tirannici. Per capire le due diverse conseguenze è il caso di riassumerne in breve la storia e le vicende che hanno visto protagonista chi aveva liberato Cuba, la più grande isola dei Caraibi, dalle tiranniche uccisioni di Fulgencio Batista, Presidente della Repubblica cubana, legato alla Mafia italo-americana.

In effetti fu un “combattente per la libertà”, poi diventato dittatore, in quanto sottopose ad una violenza poliziesca Cuba per farne il santuario del marxismo leninismo, godendo della protezione e del sostegno dei Sovietici, benché avesse studiato a Santiago de Cuba nel collegio La Salle, e all'Avana nell'istituto de Belén, gestito dai Gesuiti. Studi dai quali Fidel trasse le doti di astuzia che, abbinate al coraggio ed al cinismo, contrassegnarono la sua esistenza. Da estremista di sinistra, il 26 luglio 1953 assalì la caserma Moncada nella provincia di Oriente, fu arrestato e condannato a 15 anni di reclusione.

Durante il processo disse: “La storia mi assolverà”. Un’affermazione assurda che contrasta notevolmente con le sue crudeltà, con i processi affrettati e superficiali con i quali condannò a morte, per “crimini di guerra”, le centinaia di persone che avevano collaborato con Batista. Una tirannia cui si aggiunse una corruzione tanto elevata che portò i Cubani ad una miseria profonda e disperante. Ma che non impedì al Granma, quotidiano del regime, di essere estremamente cortigiano.  

Nel febbraio 1960, da comandante in capo delle forze armate, nonché “padrone di Cuba”, firmò un accordo con l'URSS per avere forniture di petrolio ed aiuti economici e militari, a spese dei Russi che già vivevano in povertà. Ne seguì un forte approccio all'impero sovietico. E l’adozione del comunismo come dottrina nazionale. Scelta che gli comportò la scomunica di Papa Pio XII su coloro che si proclamavano comunisti, in quanto anticristiani. Il che non impedì a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e a Papa Francesco di andare a trovarlo.

La fine dell'URSS fu per Cuba una catastrofe. Tuttavia l’ormai vecchio dittatore non rinunciò a perseguitare, come eretici, i compagni di lotta. E neppure alla condanna dei dissidenti, spesso mandati a morte. Poi, per motivi di salute, consegnò il potere al fratello Raul. Castro era finito e, con lui, il suo regime. Ma, da “eroe” anti Usa, fu apprezzato da molti intellettuali e politici, anche Italiani, che elogiarono i successi nell'alfabetizzazione della popolazione e nella sanità. Che ci saranno anche stati, a giudicare dai commenti positivi di Gheddafi, Krusciov, Mandela, Maradona, Gorbaciov e la Lollobrigida e altri in ordine sparso. Ma anche tutte le torture e cattiverie che hanno spinto la figlia Alina a dire “Me lo ricordo come un uomo timido e dolce, dalla grande barba, ma da tanti anni ormai non mi sento più figlia sua. Ricordo che quando avevo tre anni fece sostituire in tv Topolino con le immagini delle esecuzioni che lui aveva ordinato. Mi fa solo ribrezzo e pietà. E niente lo salverà dal male che ha fatto a noi Cubani”. Pure il padre l’aveva criticato, visto che il primo sciopero organizzato dal quattordicenne Fidel fu nella sua fabbrica di zucchero.

Che fosse un “bandito” lo aveva affermato anche il Presidente americano Reagan che lo riteneva “un trafficante di droga e di terrore. Divide i profitti con i narcos colombiani e con quei soldi finanzia le guerriglie del Centro America. Il fallimento di Cuba è… di Fidel Castro e del comunismo, di un regime che fiorisce sulla repressione e sulla povertà degli esseri umani”. Negatività alle quali  si aggiunge il rifiuto dei diritti civili in patria. In nome di quel comunismo che è stato, per decenni, concepito come una rivoluzione in difesa del più debole.

Senza subire critiche e condanne in quanto solo con la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’URSS si è incominciato a condannare i crimini dei comunisti, fino ad allora non considerati delitti e scelleratezze, al contrario di quelli commessi dal nazismo. Anche perché chi lo faceva passava per filofascista. Si può ammettere che l’avere guidato una rivoluzione contro un regime corrotto e oppressivo sia un titolo di merito a favore di Castro. Ma omaggiare Fidel Castro è uno sfregio alla democrazia.

Ora Cuba deve pensare al futuro. Ma nell’immediato non si prevedono grandi cambiamenti. Nel 2006 Fidel aveva consegnato il potere al fratello Raul. Il futuro di Cuba non gli apparteneva più già da tempo, ma non è nemmeno nelle mani del popolo cubano, almeno per ora. “Honrada revolucion es costruir”, “una rivoluzione che si rispetta è costruire”, c’è scritto sui muri di Cuba. Potrà il popolo riprendere in mano il proprio destino e costruire quei sogni?

Egidio Todeschin

7.12.2016i