Le pensioni d’oro impoveriscono l’Italia

Tanti furbetti intascano fior di vitalizi a volte anche tre. Magari cumulandoli a stipendi. Una vergogna di cui poco si parla

 

Chi legge, sia pure saltuariamente, il Giornale sa chi è Mario Giordano, il 45enne editorialista di quel quotidiano di cui è stato anche direttore. Autore di diversi libri, ne ha dato alla luce (il 5 aprile 2011) uno che, a dir poco, sconvolge. S’intitola “Sanguisughe” e parla di “pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche” riconosciute a giovincelli di 29 anni, a chi ha lavorato solo un giorno o non ha pagato i dovuti contributi, a personaggi, più o meno famosi, che intascano contemporaneamente pensioni e stipendi, a mafiosi, falsi invalidi e imbroglioni. C’è perfino chi ne cumula due o tre, a volte 4. Una “casta” di pensionati che gode di privilegi, benché la crisi faccia registrare un aumento notevole della disoccupazione giovanile, suicidi, inviti a sopportare gli attuali sacrifici, “necessari”, dicono, “per salvare l’Italia” e per accondiscendere all’Unione Europea che chiede di allungare l’età pensionabile. Fa inorridire sapere che il pensionato italiano più pagato è lo sconosciuto Mauro Sentinelli, ingegnere specializzato in telefonia, il quale riceve dall’Inps 90.000 euro lordi al mese, grazie al fatto che per i monopolisti telefonici non si è mai stabilito un tetto al loro vitalizio. Una cifra cui aggiunge i due stipendi pagati da Ecotel International Srl e da Enertel Servizi. Pure l’ex Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, cumulava alla pensione da parlamentare i 4.766 euro netti al mese come ex magistrato, pur avendo lavorato in tale veste solo 3 anni. Scandalizza sapere che un dirigente della Banca d’Italia possa andare a riposo a 44 anni con 18.000 euro al mese e che un commesso del Senato ne prenda 8.000.

 C’è di tutto e di più, nel libro di Mario Giordano. Che, non a caso, lo inizia scrivendo: “Quando uno Stato si accanisce su una pensione minima di 402 euro (che è già una miseria) e la riduce a 0.78 centesimi (che è appunto un insulto) mentre lascia inalterati i supervitalizi dei parlamentari, il loro insindacabile diritto al cumulo, o gli assegni regalati a qualche burocrate d’oro, ebbene, noi non possiamo far finta di niente”. Perciò denuncia scandali ed abusi dei quali godono politici o loro consorti (tra le altre, la moglie di Bossi, andata in pensione a 39 anni), imprenditori (per es. Carlo De Benedetti, naturalizzato svizzero), personaggi dello spettacolo - tra gli altri, Adriano Celentano, Raffaella Carrà e Sophia Loren -, ma anche cittadini furbetti e disonesti. Perfino mafiosi, benché condannati e privati dei loro beni.

Furbizie delle quali godono anche chi predica bene ma razzola male, come fece, nel 1992, Giuliano Amato da Premier. “Serve una riforma delle pensioni”, disse e tagliò quelle di anzianità considerate “uno spreco”. Continuò a ripeterlo per anni, da ministro del Governo D’Alema (1999), da intervistato da Repubblica (2007) e da autore de Il gioco delle Pensioni. Salvo intascare 3 vitalizi, da professore universitario, da Presidente dell’Antitrast e da parlamentare, per un totale di 30.000 euro netti al mese. E non è il solo: Andreotti gode di 3 pensioni, Ciampi di quattro, Dini di 2. Anche l’on. Di Pietro tuona sempre contro i privilegi. Degli altri, visto che intasca, da quando aveva 44 anni, 1956 euro netti al mese per il suo lavoro da magistrato. Pure il Presidente della Camera, Fini, propone di elevare l’età pensionistica a 67 anni. Però lui, che ne ha compiuti 60 nel 2012, prenderà, se non più eletto nel 2013, 10.631 euro lordi al mese, perché la riforma del 1997 non ha valore retroattivo.

Publio Fiori, sottosegretario dc, ferito nel 1977 dalle Br, dal 1994, cioè da quando aveva 56 anni, usufruisce di una pensione di 184.634 euro l’anno, che somma ai 10.631 euro lordi di quella da parlamentare. Esenti da tasse, perché vittima del terrorismo! Senza contare i tre ex onorevoli che, pur essendo stati in Parlamento un solo giorno, la intascano ugualmente. Tra questi il radicale Boneschi andato in pensione a 44 anni. Ai quali si aggiungono gli europarlamentari che, quando lasciano l'incarico, indipendentemente dall’età, prendono il 40% o 65% dello stipendio (a seconda della durata del loro mandato); o le 589 “baby pensionate” che godono della legge Rumor (1973) la quale riconosce loro il vitalizio dopo solo 14 anni di lavoro, se sposate. Norma in teoria abrogata dallo Stato ma ancora esistente in molte Regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, passando per Campania, Puglia e Calabria. Non stanno peggio i giudici della Consulta che godono di una pensione di 12.267 euro netti al mese, più autista e superliquidazione.

Neppure i boss di mafia, camorra e `ndrangheta, condannati ma ben pagati. Tra questi spiccano Salvatore Di Gangi, Vito Vitali, Giuseppe Rancadore, Giuseppe Farinella, Giuseppe Morabito, tutti titolari di vitalizi per lavori spesso fittizi, che incassano anche da latitanti. Uno scandalo, questo, sul quale da anni si discute, senza però arrivare a soluzioni. Il che fa aumentare l’enorme spesa pensionistica dello Stato, pari al 15% del Prodotto Interno Lordo, aggravata dai falsi invalidi (militari compresi!!!) e dai 569.841 furbetti che fingono di essere stati lavoratori agricoli.

Dobbiamo a Mario Giordano se oggi conosciamo il labirinto degli inganni e degli abusi dei pensionati d’oro che campano lussuosamente sulle spalle dei contribuenti, aggravando così l’enorme debito pubblico, già appesantito dagli eccessivi costi della “casta”. Una vergogna di cui si parla poco, al quale il Governo, tecnico o politico che sia, deve mettere un freno. Se non abolendo i precedenti privilegi, almeno bloccandoli in futuro.

Egidio Todeschini

17.5.2012