Meno soldi e maggior senso dello Stato

Molti politici sono corrotti ed interessati solo ai loro benefici. Per salvare l’Italia non basta un Governo tecnico. Occorre più coscienza civica ed amor patrio

 

 

Ormai non ci stupiamo più quando veniamo a conoscenza dell’ennesimo caso di corruzione ed appropriazione indebita di soldi pubblici. Purtroppo, a dispetto della “pulizia” operata da Mani Pulite, il degrado morale della classe politica italiana continua, anzi aumenta. Scandalizza anche rilevare le differenti prese di posizione da parte della stampa o dei politici: accusatorie con qualcuno, superficiali con altri, in funzione dell’appartenenza a questo o quel partito. E sconcerta constatare la diversa reazione degli incriminati, una volta scoperti: c’è chi si dimette dal proprio ruolo, vedi i Bossi, padre e figlio, e c’è chi rimane attaccato al cadreghino, come il Presidente della Puglia, Niki Vendola, o il consigliere regionale lombardo, Penati. Gli ultimi scandali riguardano l’uso, a scopi personali, del denaro che Margherita e Lega hanno ricevuto dallo Stato come rimborso delle spese elettorali. Responsabili di ciò sono i rispettivi tesorieri ma pure chi ha omesso i doverosi controlli. E pure quei parlamentari che, a dispetto del risultato referendario del 1993 con il quale 34 milioni 598.906 italiani bocciarono la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, lo riabilitarono con il termine ipocrita di “rimborsi spese elettorali”.

Direttiva vergognosa che, dal 1994 al 2008, è costata al contribuente più di 2 miliardi e 253 milioni di euro, ben oltre di quanto realmente speso: basti pensare che, per le politiche del 2008, lo Stato ha dato più di 503 milioni, mentre gli esborsi per la campagna elettorale non hanno superato i 110 milioni di euro. Senza contare l’assurdità di rimborsare i partiti che hanno ottenuto solo l’1% di voti, benché per entrare in Parlamento occorra superare la soglia di sbarramento del 4%. A questi soldi si aggiungono quelli offerti dal privato cittadino. Il quale, se dà meno di 50.000 euro, può restare anonimo (legge del 2006); diversamente gode di una riduzione fiscale maggiore di quella concessa a chi versa un contributo per favorire la ricerca sulla leucemia infantile. Secondo quanto rileva Sergio Rizzo su il Corriere della Sera, i vari disegni di legge, presentati al fine di eliminare tale sconcezza, non furono mai discussi. Ne consegue che ancora oggi chi regala 100 mila euro a un partito ne risparmia 19.570 di tasse, mentre chi dona la stessa cifra per la ricerca medica è esentato di solo 392 euro! Pare che nel 2010 privati cittadini ed aziende ne abbiano donato circa 49 milioni, con conseguente riduzione di entrate fiscali di almeno 9 milioni. Ciò nonostante, qualcuno ha pensato bene di depositare un disegno di legge al fine di innalzare dal 19 al 70% la detrazione fiscale per i finanziamenti privati alla politica. A danno dell’erario, ovvio. Inoltre nelle casse dei diversi gruppi politici entrano i contributi dei parlamentari che godono del diritto allo sgravio del 19% fino al limite di 103 mila euro annui. Ed i finanziamenti ai giornali di partito: una cinquantina di milioni l'anno. Sommando tutte queste entrate, si raggiunge - sempre a detta del giornalista Rizzo - la cospicua cifra annua di 400-420 milioni di euro. Somma aumentata esponenzialmente nel corso degli anni.

Un fiume di denaro che dovrebbe essere speso per diffondere opinioni e programmi politici, non per intascare soldi o comprare gioielli, auto di lusso o ville. Come sembra abbia fatto il “Trota” Bossi, benché, come consigliere regionale, guadagnasse già 150.660 euro netti l'anno. Inevitabile che i fatti recenti che hanno coinvolto Lega e Margherita abbiano spinto Alfano, Bersani e Casini a riesaminare la legge al fine di ottenere maggiori controlli, far registrare tutte le entrate e documentare le spese, stabilendo il divieto a candidarsi per chi non rispetta tali regole. Nonché istituire, per vigilare, una "Commissione per la trasparenza ed il controllo dei bilanci dei partiti politici", presieduta dal presidente della Corte dei Conti. Commissione che esaminerà rendiconti, relazioni e note integrative dei bilanci depositati dai partiti entro il 15 luglio di ogni anno, per poi trasmettere, entro il 30 settembre, ai presidenti di Camera e Senato la relazione finale. In caso d’irregolarità, saranno applicate sanzioni pecuniarie tre volte superiori alle difformità rilevate. L'attività di controllo sarà avviata sui rendiconti relativi all'esercizio 2011. Inoltre le offerte private superiori a 5.000 euro saranno rese pubbliche.

Certo, ciò contribuirebbe a ridare credito e dignità alla politica. Ma è soluzione insufficiente in uno Stato dove attualmente i cittadini sono soggetti a una pressione fiscale altissima, tra l’altro in aumento (previsti 1.500 euro annui in più!); tanti giovani sono disoccupati o hanno solo lavori precari; molte famiglie s'impoveriscono e già 23 imprenditori, non potendo più pagare i propri dipendenti, si sono suicidati. Non a caso ora i partiti sono percepiti come un problema anziché una soluzione, proprio perché costano troppo. Tanto che gli ultimi sondaggi rilevano una elevata tendenza all’astensionismo e la netta erosione di consensi. Senza dubbio le modifiche previste rappresentano un passo avanti, rispetto all'attuale regime anarchico in cui i truffatori possono spadroneggiare. Ma scandalizza appurare che non si preveda neppure un euro in meno di rimborsi statali. Casini giustifica tale decisione dicendo che “la politica costa”. Vero, però dovrebbe essere svolta non a fini di lucro personale, bensì nell’interesse del Paese. Altrimenti ottiene in cambio solo il disgusto dell'opinione pubblica. Quell’antipolitica di cui oggi tanto si parla.

Egidio Todeschini
20.4.2012