In Occidente gli aborti sono in aumento

Veri omicidi compiuti anche su nascituri con difetti fisici. Prassi che ignora etica ed amore. L’incubo di un mondo perfetto

 

Leggendo un quotidiano, m’imbatto in una notizia sconfortante: in Danimarca, nell’assurdo tentativo di diventare “società perfetta”, dal 2004 procede senza interruzione “l’impresa veramente straordinaria” (parole del  professore di ginecologia ed ostetricia, Niels Uldbjerg!), di eliminare, tramite aborto, i “soggetti affetti dalla sindrome di Down”, per diventare, entro il 2030, “l’unico Paese” al mondo senza persone con tale difetto genetico. Finalità che esprime, a giudizio della Chiesa, il moderno “incubo” dell’uomo perfetto. E che suscita molte perplessità per quel ritorno al paganesimo che permetteva all’antica Sparta di uccidere sul monte Taigeto i neonati, se deboli o deformi. Una mancanza di moralità incrementatasi recentemente anche in Inghilterra dove dal 1967 è permessa l’interruzione della gravidanza, ma solo in caso di serio rischio per la salute della donna. Da un paio d’anni, però, si pensa di permetterla pure alla gestante che non vuole bambini Down o con malformazioni minori, tipo labbro leporino o “piede equino” pur essendo, queste, curabili con intervento chirurgico. Aborti che già si fanno, anche in mancanza di una legge in tal senso, se dei 6,1 milioni eseguiti in quarant’anni, soltanto 24.100, ovvero lo 0,4%, sono stati compiuti per tutelare la madre; e se le pratiche abortive sono passate dalle 55 mila del 1968 alle 194 mila attuali. Cioè più di 500 al giorno. Numeri che hanno spinto il liberale David Steel, padre della legge vigente, a rammaricarsene e a rimpiangere di averla proposta. Cifre che preoccupano la Pro Life Alliance, l’arcivescovo anglicano di Canterbury, Rowan Williams, ed i Vescovi cattolici che hanno chiesto, ai loro concittadini, “un cambiamento nei cuori e nell’anima” e, ai politici, “un cambio di atteggiamento nei confronti delle politiche di sostegno per le giovani madri”.

L’interruzione della gravidanza è un vero omicidio di innocenti, uccisi a causa dell'egoismo di una società moderna che, convinta di aver diritto alla più assoluta “libertà”, ha dimenticato cosa sia l'amore, la carità ed il rispetto degli altri, cedendo così al sesso libero e all’aborto. Che, solo per motivi politici, era già stato riconosciuto nel 1917 dalla Russia materialista, ed importato dai regimi comunisti in Cina, Cambogia e Corea del Nord. Anche la Germania nazional-socialista di Hitler, dove prevalevano le dottrine eugenetiche, lo aveva legalizzato nel 1933. Nei Paesi democratici fu sancito solo a partire dagli anni 70 ed ora è lecito negli Stati Uniti, in quasi tutti quelli del Sud America e dell’Europa, ad eccezione di Andorra, Irlanda, Liechtenstein, Malta, Monaco, San Marino e, ovvio, Città del Vaticano. Permesso, ma con molti limiti, in Turchia; proibito sempre, invece, dalla legge coranica, quindi nei Paesi musulmani, tranne l’Iran.  

In Italia il primo disegno di legge a favore fu presentato in Senato il 18 giugno 1971 dai socialisti secondo i quali, nel nostro Paese ed ogni anno, morivano 20.000- 25.000 donne per aborto clandestino. Una cifra falsa cui si aggiunse la polemica di chi sosteneva che l’interruzione di gravidanza fosse stata proibita dalle leggi fasciste “barbariche e repressive, che andavano abolite. Propaganda che si protrasse fino al 22 maggio 1978, data in cui fu approvata la legge “Reale” nº 194, sottoposta il 17 maggio 1981 al referendum  che sancì il “no” alla abrogazione. Da allora, gli aborti cosiddetti “terapeutici” sono stati più di 3 milioni e mezzo. Il che ha spinto i Vescovi italiani a considerare il problema come uno dei fenomeni “più inquietanti del nostro tempo”, anche perché va maturando a dimensione mondiale, sul piano legislativo e dei costumi. Già nel 2005 l’allora cardinale Ratzinger aveva puntato il dito sulla crisi dell’Occidente, dove "si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione più radicale non solo del Cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell'umanità”. Decadenza etica che fa credere di poter disporre della vita di esseri umani deboli e indifesi tramite l'annientamento dei feti (e la manipolazione degli embrioni considerati materiale biologico), intaccando così la nozione di “famiglia”, comunità composta da padre, madre e figli. In effetti, far passare l'aborto come conquista sociale, segno di civiltà e traguardo nel cammino di emancipazione della donna, è minimizzare, in nome di presunti concetti di libertà e progresso, un crimine spesso dettato da egoismo, compiuto con la complicità dello Stato e non sufficientemente contestato. Non a caso il fondatore dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, don Oreste Benzi, concordando con Martin Luther King che non temeva “la cattiveria dei malvagi, piuttosto il silenzio dei giusti”, ritiene “colpevoli non solo i medici e i politici, ma anche tutti quelli che rimangono indifferenti”.    

Indifferenza solo parzialmente rotta dalla recente inaugurazione, a Roma, del Giardino degli Angeli, da cui prende nome il cimitero dei bimbi mai nati a causa di un'interruzione di gravidanza. Voluto dall'assessorato alle Politiche sociali in collaborazione con Ama è dedicato alla sepoltura dei feti, altrimenti buttati nella spazzatura. Iniziativa apprezzabile ma insufficiente, se si vuole salvare l’Occidente da un ateismo esasperato che alimenta l’egoismo, con ciò che ne consegue in termini di stupri, sesso, divorzi, violenza, aborti e droga. Stili di vita che privano le Nazioni dei valori ereditati dalla tradizione e che relegano Dio nel solo spazio privato. Certo, è giusto esaltare la libertà di azione e di opinione. Ma è soprattutto necessario aderire al principio del bene e non a quello del male.

Egidio Todeschini

31.1.2012