La prima Enciclica di Papa Francesco

La Lumen Fidei in parte scritta da Benedetto XVI. La fede spinge all’amore ed illumina tutta l’esistenza umana

 

L’enciclica Lumen Fidei, firmata il 29 giugno e pubblicata il 6 luglio scorso, conclude quella iniziata, prima delle dimissioni, da Benedetto XVI, del quale si riconoscono qua e là lo stile ed il pensiero. E’ stato lo stesso papa Francesco a rilevarlo nel giorno della presentazione ufficiale, a testimonianza della sua umiltà. Indirizzata a vescovi, presbiteri, diaconi, sacerdoti, a tutti i fedeli laici e suddivisa in quattro capitoli, la Lumen Fidei si pone l’obiettivo di far recuperare la Fede, l’unica in grado di illuminare tutta l’esistenza umana, in quanto essa “non è rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”. Riflessione opportuna nei tempi correnti nei quali va diffondendosi sempre di più l’idea illuminista secondo cui la “luce” viene dalla ragione, quindi dal cervello, non dal cuore. A cui si aggiunge quel relativismo, spesso criticato e condannato da Benedetto XVI, che spinge all’egoismo e all’indifferenza verso gli altri. Concezioni e comportamenti ai quali l’enciclica reagisce sottolineando lo stretto legame tra fede, verità e amore. Quella verità e quell’amore che trasformano il mondo e lo salvano dalle guerre e dalla distruzione morale.  

L’enciclica Lumen Fidei dà rilievo a tali finalità, per raggiungere le quali occorre che tutti s’impegnino nella preghiera, nel confronto con gli altri e, soprattutto, con una sollecitudine personale e comunitaria per riscoprire la dottrina di Gesù Cristo. In essa si legge che la Fede non è, come pensava Nietzsche, “un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani”; né un “salto nel vuoto che compiamo per mancanza di luce, spinti da un sentimento soggettivo”; e neppure, come sosteneva il filosofo Ludwig Wittgenstein, un movente “simile all’esperienza dell'innamoramento, concepita come qualcosa di improponibile come verità valida per tutti". Essa invece - scrive il Papa - “risveglia il senso critico”, “allarga gli orizzonti della ragione” e contribuisce al “bene comune”, perché, stabilendo “vincoli saldi” tra gli uomini, illumina i rapporti tra gli esseri umani ai quali “un Dio affidabile dona una città affidabile”. Perché “fa comprendere l’architettura dei rapporti umani” che si fondono “sulla bontà del vivere insieme… ed aiuta ad edificare le nostre società” e a dare la “gioia che la semplice presenza dell’altro può suscitare”. Sentimenti che spinsero Francesco d'Assisi e Madre Teresa di Calcutta, e non solo, ad amare e soccorrere i poveri, ma che gli atei contestano, rilevando, per esempio, che troppe nascite comportano un eccesso di abitanti nel mondo e che l’amore per il prossimo urta contro la realtà e contro la natura.

Per raggiungere la vita eterna occorre anche ricevere i Sacramenti. Da qui la sezione della lettera papale ad essi dedicata. Primo e fondamentale è il Battesimo con cui si trasmette la Fede e che ci libera dal peccato originale; seguono l'Eucaristia ed il Matrimonio, quell’amore di coppia intesa come unione stabile tra uomo e donna, grazie alla quale i coniugi si rendono capaci di generare una nuova vita, “riconoscendo la bontà del Creatore, la sua saggezza e il suo disegno di amore". Fedeltà coniugale e procreazione rigettate da chi sostiene che “l’astinenza sessuale cozza contro gli istinti naturali”.

Altro punto essenziale della Lumen Fidei è l’invito all’evangelizzazione. Chi si è aperto all’amore di Dio - afferma il Pontefice - non può tenere questo dono solo per sé; deve invece trasmetterlo di generazione in generazione, insegnando a rispettare i Dieci Comandamenti che permettono di entrare in dialogo con il Signore, di rispettare la natura e di “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono”. La Fede insegna ad individuare forme giuste di governo, a servizio del bene comune; ed offre la possibilità del perdono che porta a superare i conflitti. Papa Francesco intende sottolineare il legame esistente tra il credere e l’operare per costruire il bene comune, unico modo per rendere saldi i vincoli tra gli uomini e porsi al servizio della giustizia, del diritto, della pace. Per salvare il mondo, è importante abbandonarsi umilmente all’amore misericordioso del Padre Eterno.

Grazie anche alla ricchezza di riferimenti biblici e culturali, questa enciclica è provvidenziale, specie in un momento di diffuso ateismo, di tanti egocentrismi e di disumane violenze in molte parti del mondo. Francesco e Benedetto ridanno valore a parole, tra le altre fiducia, fedeltà ed affidamento, delle quali c'è oggi estremo bisogno perché “quando la Fede viene meno, si rischia che anche i fondamenti del vivere vengano meno”. Occorre credere e pregare, quindi, per risvegliare le coscienze assopite dell'Occidente. Non a caso il testo si conclude con una preghiera alla Regina della Pace, affinché ci insegni a non cedere alle insidie del mondo. E a comprendere che “la morte di Cristo è prova del suo amore”.

Egidio Todeschini